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Intelligenza artificiale: prove di modelli di business sostenibili

Prendiamo come spunto del nostro ragionamento sulla ricerca della sostenibilità della IA la notizia del taglio dei prezzi del modello di intelligenza artificiale del leader cinese Baidu, già piattaforma di riferimento per la ricerca, i pagamenti e i servizi in mobilità. Il modello IA a pagamento si chiama Ernie 4.0 Turbo, dedicato ai clienti aziendali, e sta per ridurre i prezzi.

Il nuovo modello IA Ernie 4.0 Turbo attualmente è offerto a poco più di 4 dollari per 1 milione di token di input e circa il doppio per 1 milione di token di output. I modelli precedenti a questo più recente avranno prezzi a consumo decurtati anche dell’83%. Nel frattempo, l’utilizzo medio di Ernie è aumentato del 150% a livello giornaliero con gran parte dell’incremento generato da versioni a basso prezzo o gratuite.

In generale, dopo il tentativo iniziale di offrire piani “plus” a pagamento, tutte le aziende che vantano modelli LLM per la IA stanno intervenendo sui canoni mensili per abbassarli, per offrire token gratuiti a sviluppatori e a certe tipologie di utenti (aziendali, principalmente) e per rendere più competitivo l’accesso ai modelli più evoluti e potenti, normalmente a pagamento.

Si prenda il caso emblematico di ChatGPT. È vero che il più recente modello GPT-4o è arrivato sulla versione gratuita (di gran lunga la più diffusa e quella che genera la share di diffusione così alta del modello IA di OpenAI), ma è ChatGTP Plus a pagamento il modello più potente, versatile e che consente di creare GPT personalizzate addestrate su dati propri. Il costo è di 20 dollari al mese, che dà diritto di accedere a tutte le potenzialità del modello di intelligenza artificiale di OpenAI.

Google stessa inserisce Gemini Advanced nel piano AI Premium (21,99 euro al mese) che permette di utilizzare il modello 1.5 Pro su tutti i device e che prevede 2 TB di spazio di archiviazione. Per la cronaca, il piano Premium senza Gemini costa 9,99 euro al mese. Quindi i 12 euro in più sono necessari per attivare Gemini Advanced su smartphone, tablet, Chromebook, Chrome e all’interno di tutti i servizi. Chi vi scrive è stato praticamente portato a questo piano con un processo di incentivi e ora su tutti i device Android e laddove vi sia Gemini, può contare su Advanced in automatico. Che in molti contesti si è rivelato piuttosto utile.

Però quest’ultima considerazione celebra solo un fatto: che l’intelligenza artificiale è utile. Tanto che chi vi scrive ne utilizza più di una: Gemini, ChatGPT, Midjourney (a pagamento), Perplexity (a pagamento) e Claude (in test ma presto scadrà il periodo di prova gratuita, diventerà a pagamento). Per non parlare di tutte le IA iper specializzate, dal multimedia alla produzione video fino a quelle di creazione di suoni e immagini, che non sono gratuite.

Ora la domanda è questa: può la IA continuare a diffondersi basando il suo modello di business sul canone mensile? Davvero l’epopea delle piattaforme di streaming non ha insegnato nulla? Le persone non avranno mille IA in prospettiva. Una volta stabilizzata questa situazione magmatica nella quale si sceglie il modello di intelligenza artificiale più diffuso, più pratico, più verticale o semplicemente consigliato o percepito come migliore, ci sarà l’inevitabile effetto a imbuto: ognuno sceglierà la propria. E il solo modello di pagamento mensile non sarà sostenibile per garantire il servizio migliore e l’innovazione dello stesso. Netflix ha differenziato la fonte dei ricavi perché l’abbonamento mensile non è più sufficiente, oltre a eliminare progressivamente i canoni più bassi per portare gli utenti a pagare sempre di più.

Se si analizza la questione dal punto di vista del B2B, certamente la IA deve avere un costo perché si ragiona per token e per servizi on-demand altamente specializzati che quindi devono affidarsi a competenze, sviluppo e funzioni per generare un asset competitivo e di servizio per l’azienda che adotta la piattaforma. Ma il ragionamento non vale sui consumatori: questi vogliono il servizio, non pagare per una qualcosa che sono stati abituati ad avere gratis e per di più con risultati egregi. Per esperienza di chi vi scrive, tra l’abbonamento e il gratis allo stato attuale non c’è un percepibile guadagno di prestazioni, affidabilità e reattività. Perplexity ha senso pagarla perché offre una integrazione di più modelli. Midjourney perché unica.

Per questo non è un caso che gli utenti finali che pagano le versioni “plus” siano la minoranza. Allo stato attuale, meno del 30% degli utenti delle versioni gratuite dei modelli IA sta pensando di passare alle edizioni a pagamento nel breve o medio periodo. Il fatto è che senza un reale, concreto ed empirico valore aggiunto, le sottoscrizioni di abbonamento rischiano di essere solo un vezzo. Midjourney con la qualità di generazione delle immagini che offre è un esempio perfetto: talmente potente e preciso che i 20 dollari necessari per usarlo sono un affare per chiunque faccia un lavoro creativo e abbia bisogno di immagini originali e uniche. Come nel nostro caso, che spesso usiamo la IA generativa per le immagini degli articoli.

Ma le intelligenze artificiali generative basate sui chatbot che vantaggi offrono quando si passa a quelle a pagamento? Ancora pochi, quindi da una parte i produttori dei modelli IA devono arricchire le funzioni delle versioni a pagamento per attrarre più utenti pronti a versare il canone. Dall’altra, la differenza tra gratis e su abbonamento deve essere così dirompente da creare un traino ma a prezzi bassi, competitivi. ChatGPT gratuita con la più recente release GPT-4o è talmente perfetta che, salvo non abbiate bisogno di una GPT personale, non ha molto senso pagare la plus (lo stesso vale per Copilot di Microsoft). In Italia la propensione a passare a una IA a pagamento nel medio periodo è del 24%, in Germania del 17%.

Gli utenti devono ancora capire cosa fare di davvero utile con la IA. Che non si riduca a domande e risposte ma arrivi a una diffusione più ampia, basata sulle azioni, le intenzioni e l’abitudine. Non è condividendo dati personali che si eleva l’esperienza d’uso (per esempio, facendo valutare business plan a ChatGPT non è un’azione di valore, è pura pazzia germogliata da una totale incomprensione di cosa sia la IA). È la IA generativa che deve evolversi più rapidamente di così per essere sempre più utile. C’è stato un boom, ma ora c’è la stasi: si chiede un rilancio continuo dei modelli IA perché spingano l’utente a fare il salto di qualità.

Secondo una ricerca di Forrester, «Quando si tratta delle tre piattaforme genAI rivolte ai consumatori, ChatGPT, Gemini e Copilot, solo circa un quinto degli adulti online statunitensi nella Community Online di Forrester’s CommunityVoices Market Research afferma di essere disposto a pagare. I consumatori disposti a pagare citano ragioni come “accesso e funzionalità più esclusivi” o “Pagherei se le funzionalità aggiunte mi rendessero più produttivo e mi facessero risparmiare tempo”. La maggior parte dei consumatori, tuttavia, non è disposta a pagare, credendo che ciò che è attualmente disponibile sia abbastanza buono. Come ha detto un consumatore, “Penso che ci siano molti programmi gratuiti disponibili e quando la popolarità continuerà a crescere, saranno disponibili più versioni gratuite”. Molti consumatori stanno solo iniziando il loro viaggio genAI e devono ancora comprenderne appieno le capacità, con uno che afferma che “non c’è abbastanza uso per l’IA finché non provo prima la versione gratuita per vedere cosa posso farci”». Il consiglio dell’istituto di ricerche è chiaro: “I marketer che cercano di monetizzare su genAI dovrebbero cercare casi d’uso specifici per un pubblico mirato (ad esempio, la creazione di risorse pubblicitarie per scopi di ricerca) prima di andare oltre”.

E la monetizzazione non può nemmeno essere ribaltata sui produttori di device. Imporre l’uso esclusivo del modello di IA, a fronte di fee e di chiusure rispetto a eventuali alternative, è un comportamento che rischia di aizzare le autorità antitrust di tutto il mondo. Apple, per una volta, ha adottato un’apertura agnostica rispetto alla IA, tanto da stupire per la lungimiranza: in Intelligence c’è il modello della Mela morsicata, ma l’azienda di Cupertino sta intelligentemente aggregando altri modelli come ChatGPT, Gemini e così via. Perché imporre delle esclusive restrittive (e a pagamento per i brand) rischia solo di creare distonie e malcontenti. La IA è talmente rarefatta, intricata e stratificata che chiedere a un brand un voto religioso totale per un certo modello significa precludersi la flessibilità necessaria a rispondere alle diverse dinamiche di mercato e chiesta a gran voce dai consumatori. Che il brand scelga di offire di base un servizio specifico è d’uopo e, anzi, interessante; che non possa fare altro se non offrire quel servizio allora si entra in una logica di “trust”.

E qui si torna al punto iniziale: come la IA può sopravvivere per evolversi monetizzando? La risposta è difficile e la rimettiamo alle sensibilità dei lettori. Anche perché i costi legati alla IA sono immensi, non siamo così superficiali o poco avveduti da non renderci conto degli immani investimenti che sono in corso. Ma sovviene un esempio. I gestori telefonici sono stati impegnati a vedere connessioni a tempo perché molto più lucrose rispetto ai pacchetti a volume. Il consumatore ha però deciso che il pacchetto dati a volume in gigabyte è quello che ha preferito. Tant’è che oggi qualsiasi piano tariffario mobile ha decine di GB inclusi e le offerte fisse sono addirittura centrate sulla velocità. Questo è un dato di fatto: è il mercato che sceglie il modello giusto. Provare a imporlo e a forzarlo, provoca solo frizioni. Che, abbiamo visto più volte, poi si trasformano in pericolosi boomerang.

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