ims22

Per la maggior parte delle Big Tech americane (Amazon, Meta, Google, Netflix, giusto per citarne alcune) il 2022 rappresenta, forse, uno dei periodi più delicati e difficili da affrontare. Mentre la vicenda Twitter/Elon Musk continua a tenere banco, i recenti andamenti del primo trimestre di quest’anno hanno evidenziato più ombre che luci per alcuni (anzi molti) dei colossi entertainment, e-commerce e social. I mercati hanno reagito con durezza, penalizzando i titoli quotati a Wall Street e per qualche company il tracollo è abbastanza evidente e preoccupante. Ne citiamo uno per tutti: il caso Netflix, Il colosso di Los Gatos dall’inizio dell’anno ha assistito alla demolizione del valore della propria azione: dai 598 dollari del 3 gennaio scorso, ai 177 dollari per azione di ieri, 19 maggio. Il gruppo di Reed Hastings è sotto pressione, come testimoniato dalla decisione di effettuare un primo taglio dei dipendenti. Ma anche le altre company dello streaming stanno studiando correttivi al proprio modello di business per tenere la barra dei conti a dritta. La decisione di Disney+ di varare un servizio con inserzioni pubblicitarie entro la fine del 2022, (così da generare introiti per compensare i costi sempre più elevati) è ben più di una leva di tipo tattico.

Le frenate di Amazon, Meta e Google

Situazione poco radiosa anche per Amazon. Il gruppo di Jeff Bezos ha perso 3,8 miliardi di dollari a fronte di oltre 8 miliardi di utile dello scorso anno. I ricavi sono saliti del 7% a quota 116,4 miliardi. A determinare i conti in rossi di Amazon è stata la perdita da 7,6 miliardi sul suo investimento in Rivian, la società che produce veicoli elettrici e che ha perso più della metà del suo valore nei primi tre mesi dell’anno. In generale, Amazon nel primo trimestre ha registrato un calo delle vendite online del 3,3% a 51,13 miliardi, mentre quelle nei negozi fisici sono salite del 17% a 4,59 miliardi. E ancora: Meta – gruppo guidato da Mark Zuckerberg – sempre più votato a una sorta di all-in sul metaverso – ha registrato profitti per l’ammontare di 7,5 miliardi di dollari, in calo del 21% rispetto al periodo di un anno fa. I ricavi sono aumentati del 7% a 27,9 miliardi di dollari, ma con il tasso di crescita più lento degli ultimi dieci anni.  Delusione invece per Alphabet, la casa madre di Google. Dopo un 2021 da record (fatturato di 257 miliardi di dollari), sebbene nel Q1 2022 il giro d’affari sia aumentato del 23% a quota 68 miliardi di dollari, l’utile netto è sceso a 16,4 miliardi di dollari rispetto ai 17,9 miliardi di dollari dello scorso anno. E se anche le entrate pubblicitarie di YouTube sono aumentate, raggiungendo 6,86 miliardi di dollari, il trend di crescita è stato più lento rispetto agli ultimi due anni, anche a causa della concorrenza di TikTok. 

La forza di Apple e Microsoft

In questa fotografia da toni grigi per le Big Tech, i volti sorridenti sono quelli di Apple e Microsoft. Il gruppo di Cupertino, nel secondo trimestre del proprio anno fiscale scattato a ottobre 2021, ha ottenuto vendite e profitti record. I ricavi complessivi sono stati di 97,3 miliardi di dollari, in crescita dell’8,6% rispetto allo scorso anno e di quasi 4 miliardi superiori alle previsioni. Incremento anche per l’utile a quota 25 miliardi di dollari. E ancora: il fatturato trimestrale mondiale delle vendite di telefoni è stato di 50,6 miliardi, in aumento del 5,5% rispetto all’anno passato. Ma è stato il comparto dei servizi a incrementare aumentato le vendite del 17% raggiungendo il traguardo di 19,8 miliardi di dollari. Molto bene anche Microsoft. Infatti, il colosso di Redmond ha superato le previsioni: fatturato di 49,4 miliardi di dollari con una crescita del 18%. In rialzo anche i profitti quota 16,74 miliardi. A trainare le performance è stato il segmento cloud, che ha incamerato un incremento del giro d’affari del 26%.

Big Tech: quali prospettive

In uno scenario impegnativo a causa la guerra Russia e Ucraina che impatta sui costi energetici, unitamente a quanto sta accadendo in Cina con i lockdown legati al contenimento pandemico che producono ripercussioni sulla produttività anche die componenti, la notte da attraversare non appare di breve durata. Anzi. Oltre alla definizione di strategie rinnovate nel modello di business, i player sono chiamati a confrontarsi con un contesto in rapido cambiamento nelle abitudini. I due anni di piena (o quasi) pandemia sembravano aver delineato un nuovo percorso da intraprendere, per allinearsi ai nuovi stili di vita. Tuttavia, il conflitto sul fronte orientale europeo, che neppure tanto velatamente nasconde la definizione di nuovi assetti economici, richiede la giusta cautela. In un mondo globalizzato, le decisioni di quelle che una volta erano chiamate le “grandi potenze politiche” non sono più limitabili a un’area o a un territorio. Il coinvolgimento è complessivo. Totale. Basti guardare l’impatto sui conti delle aziende (grandi o piccole che siano) determinato dalla chiusura delle attività in un grande mercato come quello russo. Un “buco” che non si può colmare nel giro di una notte.