Zalando – il grande rivenditore di moda online d’Europa – ha perso la sua battaglia legale contro la Commissione Ue che l’aveva designata (ai sensi del DSA; Digital Services Act) quale VLOP, ossia piattaforma di grandi dimensioni online, e dunque inserita nell’elenco con altri big player come ad esempio Google, TikTok e Meta. Su queste ultime due aziende per altro è atteso a giorni un pronunciamento.
Zalando: perché deve seguire le norme del DSA
Zalando aveva fin da subito contestato la decisione dell’organo di Bruxelles, sostenendo di avere caratteristiche ben diverse da altri colossi dell’e-commerce, fornendo un servizio ibrido costituito sia da un negozio online che da un marketplace online, che vende sia i propri prodotti che quelli forniti dai partner. Il Tribunale generale Ue con sede in Lussemburgo ha però respinto il ricorso.

I giudici hanno affermato che l’autorità di regolamentazione tecnologica dell’Ue ha correttamente valutato il numero medio mensile di utenti attivi della piattaforma e-commerce a oltre 83 milioni e non a circa 30 milioni come affermato sulla base del valore lordo delle vendite generate nell’ambito del suo programma partner. E questo è dovuto al fatto che Zalando stessa non è stata in grado di distinguere, tra gli oltre 83 milioni di persone che hanno utilizzato la sua piattaforma (inclusi Zalando Retail e il Partner Programme), coloro che erano effettivamente esposti alle informazioni fornite da venditori terzi nell’ambito del Partner Programme da coloro che non lo erano. A questo punto, Zalando può presentare ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) il massimo organo deputato a dirimere la controversia.






















