Cornici ridotte al minimo, design improntati a lasciare ampio spazio frontale al display, bordi arrotondati, processori potenti e reparto fotografico al top.
In questo elenco si riassumono le tendenze di sviluppo degli smartphone evidenziate nel corso del 2017. Dovendo fare un confronto con il 2016, a migliorare in modo netto è stata la sezione imaging sia per resa degli scatti, nella continua ricerca di una qualità da compatta digitale se non addirittura reflex, sia per completezza di funzioni.
Un altro trend è stato l’innalzamento dei prezzi: concreto, percepibile, evidente. I top di gamma si assiepano tra 800 e 1.000 e superare i 1.200 euro non è più tabù, anzi. Infine, gli accessori hanno assunto a ruolo di protagonista nella scelta dello smartphone e per garantirne la longevità nei mesi successivi.
Dunque, ecco la nostra selezione dei migliori smartphone flagship del 2017.
Samsung Galaxy Note 8: trionfale rientro
Il pennino fa la differenza, perché estende in modo determinante le potenzialità di Android. Consente una libertà di movimento e un’incremento di produttività sostanziale, soprattutto per chi ha l’abitudine a scrivere a mano libera oppure ha necessità di editare documenti e apporre firme.
L’impianto di base è ereditato dal Galaxy S8+ con tutta l’eccellente capacità di supportare sia le applicazioni multimediali, sia quelle dedicate al lavoro e alla connettività. I 6 GB di Ram (2 GB in più rispetto a S8+) si sentono nella reattività del multitasking e quando si attivano alcune delle funzioni di sicurezza tipiche di Samsung, per esempio Knox.
Piace soprattutto la decisione del brand coreano di non “blindare” nulla: jack da 3,5 mm, vano per microSD per espandere lo storage da 64 GB e supporto dual Sim nei modelli per l’open market. Infine, la fotocamera posteriore adotta lo schema dual per supportare lo zoom ottico 2x. Certo, il display da 6,3″ lo rende piuttosto alto e il sensore per le impronte è ancora più scomodo che su S8/S8+, però fa scoprire che il metodo di sblocco con l’iride è prezioso e preciso.
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Apple iPhone X: rivoluzione cupertiniana
La Mela morsicata gioca il jolly e crea il primo vero telefono full screen. Zero cornici, l’impressione è di impugnare il pannello Amoled e, senza custodia (obbligatoria altrimenti ogni sfriso e una nevrosi), sembra davvero privo di confini il limite tra mano e interfaccia.
Nel decimo anniversario dell’iPhone, Apple cambia totalmente anche il modo di usare il Melafonino. Quindi sparisce il tasto home fisico e subentrano le gesture. Il pregio è che ci si mette tutto sommato poco a prendere confidenza, il limite riguarda le app ancora in fase di ottimizzazione e un ambiente che necessità di fine tuning. Però, esperienza d’uso davvero eccellente. Certo, manca ancora il jack da 3,5 mm e il prezzo è alto.
Tuttavia, lo sblocco con il viso funziona davvero bene e apre le porte a una nuova generazione di app e servizi. Sul fronte fotografico, è uno dei migliori smartphone in commercio; negli scatti per Dxomark è il top. Dunque, con l’iPhone X si acquista un telefono che proietta nel futuro di Apple.
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LG V30+: l’audiofilo
Si potrebbe definire la vera alternativa all’iPhone X per chi vuole vivere un’esperienza simile con Android. Lo schermo arrotondato riduce le cornici laterali a un mero segmento di supporto.
LG ha poi profuso sforzi nel rendere l’interfaccia leggera, bella ed elegante, per impreziosire ulteriormente l’utilizzo di questo smartphone che ha tanto da offrire e ingiustamente è stato sottovalutato dai consumatori. Un invito: provatelo. Alla prima impugnatura, vi convince per design, qualità d’uso ed ergonomia.
Ha il vano per la microSD, un display Oled le cui tecnologie sono derivate da quelle dei Tv di LG e un reparto fotografico con sistema wide-angle capace di scattare foto come nessun altro smartphone in commercio. E ancora, la versione V30+ ha 128 GB di storage (4 GB di Ram) e processore Qualcomm Snapdragon 835, davvero a proprio agio con Android. Infine, dulcis in fundo, il reparto audio è targato Bang&Olufsen per equalizzare e migliorare sensibilmente l’ascolto musicale attraverso il jack da 3,5 mm. Per dirla tutta, la musica del V30 è un unicum in questo momento.
Google Pixel 2 XL: allo stato puro
Seconda generazione della nuova gamma di dispositivi mobili made in Google. E cambia tutto. In Italia arriva solo il modello XL con display Oled e piattaforma del tutto simile a quella del V30.
Le differenze sono nell’assenza del vano per memory card e nel reparto fotografico, affidato a un tradizionale schema a singola ottica che però riesce a ottenere il punteggio migliore in Dxomark.
Questo per via dello schema imaging che si basa su un Isp di nuova generazione per il trattamento delle immagini e su un’app capace di sfruttare l’intelligenza artificiale per migliorare la resa fotografica. A proposito, il vero vantaggio di avere i Pixel è l’interfaccia standard di Android, scevra di personalizzazioni. Così gli aggiornamenti arrivano subito (lo stiamo usando con Android 8.1) e i menù scorrono fluidi sotto le dita. Piace anche la ricezione, per via della scelta di inserire le antenne nella parte posteriore lucida. I puristi di Android trovano sublimazione in questo smarthpone.
OnePlus 5T: non più un outsider
OnePlus ha conosciuto un periodo di forte crescita in termini di interesse e di qualità dei prodotti. Negli ultimi 18 mesi ha sfornato un modello dietro l’altro capace di conquistare le attenzioni anche degli utenti più esigenti.
Il 5T suggella questa crescita con un formato alla moda: display da 18:9 (6″), processore Qualcomm Snapdragon 835, storage fino 128 GB e Ram fino a 8 GB. Ed è anche dual camera per fornire supporto alle funzioni bokeh e profondità. Certo non ha la memory card ma è sottile, compatto, ben costruito e vanta un prezzo aggressivo.
Con una dotazione da fare invidia anche ai top di gamma più blasonati. Il tutto condito da OxygenOS, un fork di Android che si fonda sull’idea di semplificare al massimo l’utilizzo e velocizzare ogni operazione. L’ambiente è forse un po’ meno sofisticato di alcune interfacce proprietarie ma è affidabile, reattivo e ben organizzato. OnePlus 5T è lo smartphone Android che meglio sintetizza la filosofia del sistema operativo di Google.
Huawei Mate 10 Pro: proiettato al futuro
Il cambio di passo di Huawei è tutta nel Mate 10 Pro. Un prodotto eccezionale, capace di sorprendere a ogni tocco. Il Soc Kirin 970 si affida a un processore dedicato a supportare il machine learning e l’intelligenza artificiale al fine di adattare il sistema operativo e le funzioni alle esigenze dell’utente.
Applicazione pratica di questo principio si ha fin da subito nella sezione fotografica, sempre targata Leica e portata a un ulteriore livello di perfezionamento ed efficienza rispetto anche al P10. Il Mate 10 Pro riconosce in automatico la scena e imposta al meglio gli scatti. Non solo, interviene anche per gestire i punti luce all’interno dell’inquadratura e migliorare la resa in condizioni di scarsa luminosità.
In concreto, si ottengono foto da incorniciare senza concentrarsi sul come ottenerle ma su cosa catturare. Riuscita l’estetica, originale nel suo design unibody per dare risalto al display da 18:9. C’è il reparto dual Sim con supporto Lte cat. 16 (1,2 Gbps di download) tuttavia i 128 GB di storage non sono espandibili. Android 8 è personalizzato con la Emui 8.0, che richiederebbe un look un po’ meno “cinese”. Ma basta personalizzarla con uno dei temi che si trovano on-line. Ne vale la pena perché Mate 10 Pro è il classico telefono “tuttofare” capace di eccellere in ogni tipo di utilizzo.
Domande e risposte: come l’intelligenza artificiale cambia la fotografia su smartphone


Cornici ridotte al minimo, design improntati a lasciare ampio spazio frontale al display, bordi arrotondati, processori potenti e reparto fotografico al top.



















