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Review Samsung Galaxy S24 Ultra: la Galaxy IA cambia l’esperienza d’uso

Non è una recensione ma stiamo usando il Samsung Galaxy S24 Ultra da diversi giorni e, in attesa del firmware tanto conclamato che ha il potere di migliorare sensibilmente la OneUI 6.1, vogliamo iniziare a condividere le nostre impressioni d’uso. Sì, perché sono stati giorni intensi e molto soddisfacenti che hanno messo in luce, dal nostro punto di vista, le peculiarità della Galaxy AI e ci hanno permesso di saggiare le potenzialità dell’erede di quello che è stato lo smartphone Android più completo del 2023: l’S23 Ultra. Da cui proveniamo e abbiamo prontamente fatto il passaggio: operazione semplice e intuitiva, che non ha richiesto nemmeno troppo tempo, collegando i due Ultra via cavo Usb-C e ricorrendo all’app Smart Switch (funziona con tutti gli Android e anche con iOS, si scarica dai rispettivi store).

Smart Switch ha il pregio di fare una copia carbone dal vecchio smartphone al nuovo Galaxy S24 Ultra, così che ci si trova perfettamente operativi, con i propri dati personali (dai documenti alle foto passando per WhatsApp e il registro delle chiamate) già allineati. A questo punto, nell’arco di una ventina di minuti abbondanti, dopo avere riattivato WhatsApp e riguadagnato l’accesso ai social, abbiamo trasformato S24 Ultra nel nostro nuovo smartphone per il lavoro e la vita privata. E, sia ben chiaro, il passaggio da S23 Ultra a S24 Ultra è ben marcato, non solo per la Galaxy AI ma anche per una serie di perfezionamenti cruciali attuati da Samsung.

Senza timore di smentita, possiamo dire che il Galaxy S24 Ultra porta a pieno compimento un progetto iniziato con S21 Ultra sia in termini di design, sia di funzioni. La cosa che più impatta nell’ergonomia è il display piatto. Ora, non che S23 Ultra (che già aveva un display meno curvo ai bordi rispetto al passato) fosse scomodo: tutt’altro. Ma il touchscreen totalmente flat del nuovo Ultra ha la perfetta metafora del raggiungimento della perfezione nei concetti espressi dal modello top di gamma. Non solo si impugna e si usa meglio, ma è anche più comodo digitare con la tastiera a video, usare lo stilo (che non scivola più sul bordo) e si ottiene una visualizzazione multimediale, dei social e delle app di produttività più “piatta” e uniforme. Insomma, il pannello totalmente piatto, complice il titanio della scocca – che è più leggera del suo predecessore e grazie alla generosa camera di vapore non produce mai calore eccessivo o fastidioso – conferisce una sensazione d’utilizzo superiore, più comoda, matura e completa.

In più, il pannello è rimasto da 6,8″ ma i bordi laterali sono diminuiti e la circonferenza della fotocamera selfie si è ridotta leggermente. Tutti questi interventi contribuiscono a fornire un’esperienza d’uso diversa e più moderna, che si apprezza in modo particolare nel gaming e nella riproduzione video. Nelle occasioni in cui lo schermo fa la differenza. E in questi ambiti, usando le piattaforme di streaming più diffuse, si nota un miglioramento sostanziale della qualità di visualizzazione.

Merito della luminosità maggiorata (da 1.750 nit agli attuali 2.600 nit) che permettono di avere scene con contrasti ancora più precisi in Hdr e zone scure più “chiare” – ci scusiamo per il gioco di parole – e meno tetre. Ma la differenza è anche dovuta alla lastra Corning Gorilla Glass Armor. Mettendo allineati S23 Ultra e S24 Ultra con il medesimo contenuto Gravity (le scene iniziali fatte di grandi contrasti e movimenti veloci) è evidente come il trattamento del pannello per ridurre i riflessi aggiunga un elemento di contrasto superiore, così da rendere ancora più precisi i neri e ancora più “ottici” i bianchi. Il risultato, dato dal combinato disposto fin qui descritto, è una visualizzazione così bella, appagante e nitida, che si esalta nelle sfumature, da preferire la fruizione dei contenuti sul 6,8″ invece che su un tablet o, addirittura, sulla Tv Oled da 55″ di ultima generazione presente nel salotto di chi vi scrive.

Per la cronaca, il touchscreen Amoled 2X Ltpo (1-120 Hz) da 6,8″ ha risoluzione di 3.120×1.440 pixel, un rapporto di 19,5:9 e occupa circa il 90% della superficie frontale. Visualizza Android 14 con la personalizzazione OneUI 6.1. Anche qui è significativo come non si tratti di una nuova major relase dell’eccellente interfaccia di Samsung (probabilmente la migliore personalizzazione di Android disponibile, non a caso è un fork del sistema operativo di Google) ma di un upgrade rispetto alla OneUI 6.0 su Android 14 già disponibile per i flagship del 2023. Il “.1” si riferisce proprio alla Galaxy AI, l’intelligenza artificiale che permea l’esperienza d’uso e si basa sulla piattaforma di intelligenza artificiale Gauss di Samsung.

Qui ci concentriamo in queste prime impressioni, senza tralasciare la parte fotografica nella parte finale di questo articolo ma che sarà il fulcro del nostro discorso nella recensione effettiva. Partiamo dal definire il perimetro della Galaxy AI. Che si affida sia all’elaborazione in cloud, per l’appunto con Samsung Gauss, sia al chipset che è sul S24 Ultra il Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3 (per S24 e S24+ c’è Exynos 2400). Tutti i nuovi Galaxy S24 permettono l’elaborazione dei servizi supportati dalla Galaxy AI in modalità “ibrida”: appoggiandosi al cloud e perfezionando il locale, detta in parole semplici. Solo il modello S24 Ultra permette di usare le funzioni IA anche solo ed esclusivamente in locale.

I risultati sono diversi. Nella modalità che abbiamo definito ibrida si ottiene un’esperienza d’uso rapida, veloce (a patto che il collegamento a Internet sia a banda larga, ossia 4G, 5G o Wi-FI) e con risultati di altissima precisione. La precisione e la reattività calando affidandosi solo al SoC. Tanto che, smentendo chi si era espresso troppo presto contro e ingiustamente al Pixel 8 Pro, le prestazioni non differiscono molto tra Snapdragon 8 Gen 3 e Tensor G3 in modalità IA eseguita in locale. Il chipset di Qualcomm è leggermente più veloce, ma non così tanto più veloce da giustificare parole e propaganda fatta nei mesi scorsi semplicemente confrontando i dati sulla carta e le demo proprietarie. La IA è una “brutta bestia” da trattare in locale, perché obbliga a un’efficienza elaborativa immensa. Il Pixel 8 Pro ha fatto passi in avanti acquisendo Gemini Nano e ottimizzando Android 14 nel tempo; lo Snapdragon 8 Gen 3 vanta una forza bruta superiore a qualsiasi altro chipset per smartphone, equivalente forse solo all’A17 Pro di Apple. Questo porta a un sostanziale equilibrio in termini teorici.

Esempio: usando l’editor fotografico di Google Foto per cancellare elementi da una foto scattata ed eseguendo l’operazione in locale via IA senza aiuto del cloud, il Galaxy S24 Ultra supera di 10/15% il Pixel 8 Pro. Un nulla in termini pratici. Però la differenza effettiva è quando si passa alle app di Samsung, come nel caso dell’editor fotografico integrato nella Galleria proprietaria dei Galaxy: l’ottimizzazione attuata da Samsung è eccellente e accelera l’elaborazione in locale di qualsiasi attività della Galaxy AI, perfettamente ottimizzata per i SoC impiegati sui Galaxy S24. E in particolare per lo Snapdragon 8 Gen 3 che è rapido e veloce, pur staccato dal cloud, per merito del lavoro di sviluppo e ottimizzazione fatto in corea. E qui la differenza nella gestione della IA in locale è netta: le prestazioni sono al top rispetto a quanto visto finora.

Se Google con il Pixel 8 Pro ha portato la IA sullo smartphone, Samsung l’ha resa parte integrante dell’esperienza d’utilizzo iniettandola in tutte le funzioni più usate e in quelle più utili. Questo ci porta a dire che il Samsung Galaxy S24 Ultra è il primo vero smartphone della generazione IA: il primo AI device in commercio. Tutti gli altri seguiranno. Tanto che a dimostrarlo, se ci fosse bisogno di ulteriore conferme, in “Impostazioni/Funzioni avanzate” si trova il menu “Intelligenza avanzata” che elenca le funzioni in cui interviene la Galaxy AI (le quali si sommano a quelle native di Android 14, come la generazione IA degli sfondi):

  • telefono, per la traduzione in tempo reale delle chiamate vocali e la gestione testuale delle telefonate con riproduzione del testo attraverso il text-to-voice;
  • tastiera Samsung, per utilizzare la IA generativa al fine di correggere la grammatica e la sintassi durante la digitazione e generare risposte (anche nelle app di messaggistica di terze parti, come WhatsApp) automatiche modificando il “tono”;
  • interprete, che traduce in tempo reale sia le conversazioni in presa diretta, sia le chat scritte;
  • Notes, perché consente di riconoscere e formattare le note prese a mano, oltre a generare copertine, traduzioni e sintesi;
  • registratore vocale, per trasformare la clip vocale in un testo con tanto di identificazione degli interlocutori, traduzione in altra lingua e sintesi finale;
  • browser Internet Samsung, capace di fornire riepiloghi dei principali contenuti della pagina visualizzata;
  • editor Immagini in Galleria dei Galaxy che consente di usare la IA generativa per migliorare e ritoccare le foto, per cancellare elementi e per attuare editing avanzato.

Tutte queste funzioni possono appoggiarsi solo al Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3, utile quando non si è connessi al Web però con risultati e precisione inferiori, oppure usare il cloud Gauss in simbiosi con il SoC locale per un’esperienza nettamente superiore.

Nell’uso di questa settimana abbiamo capito un paio di cose. La prima è che la IA opera talmente in sordina che ci si trova al cospetto della funzione utile nel momento in cui serve, senza cercare. Tutto molto pratico. La seconda cosa è che l’utilizzo è così spinto in avanti rispetto alla sostanzialmente medesima interfaccia del Galaxy S23 Ultra che quest’ultimo sembra quasi “vecchio” quando ci si abitua alle doti dell’S24 Ultra.

Alcuni esempi pratici. Abbiamo usato il registratore vocale per registrare le intervista. Non solo è pratico avere la chiacchierata già sbobinata e pronta all’uso per essere tratta giornalisticamente, ma ancor di più è utile la sintesi perché consente di avere una bozza, un canovaccio da cui partire per l’articolo di accompagnamento. Utilissimo.

Poi abbiamo voluto sperimentare la traduzione in tempo reale coinvolgendo un amico madrelingua inglese per attuare una conversazione in tempo reale: chi vi scrive parlava in italiano lasciando all’S24 Ultra il compito di tradurre e leggere ad alta voce in inglese, e viceversa. Anche qui si apprezza la precisione e la reattività, per quanto ci siano tempi tecnici di attesa che però si superano con il passare dei minuti. E ancora: abbiamo preso note a mano libera per poi lasciare il compito alla IA di sistemarle. Ce le siamo trovate messe bene in ordine e, in tutta sincerità, più comprensibili.

L’editor di foto è perfetto per raddrizzare le foto, cancellare elementi e attuare interventi creativi sugli scatti variandone atmosfera, luci, togliendo ombre e inserendo elementi generativi. In alcuni casi, quando si cancella, sostituisce l’elemento con qualcosa di equivalente perché magari troppo grande e rigenerare una porzione così grande di foto diventa impegnativo e, sostanzialmente, inutile. Tanto valeva non scattare quella foto con un oggetto così ingombrante. Invece la Galaxy AI è perfetta per i ritocchi e perfezionamenti, per le pulizie da oggetti che disturbano, per conferire più intensità al punto focale dello scatto. In tutti questi ambiti, riesce nell’intento di rendere perfetta una foto imperfetta. Non gli si chieda di rigenerare lo scatto fotografico quando manca l’idea oppure si è sbagliato totalmente il taglio. Aiuta, perfeziona, ma non crea dal nulla.

La gestione delle telefonate con l’Assistente che permette di interagire digitando il testo e facendolo leggere proietta il Galaxy S24 Ultra in uno scenario d’uso finora unico e ineguagliato per disabili e chi ha difficoltà di interazione. Certo, l’interlocutore dovrebbe avere più pazienza quando sente la voce che spiega che la telefonata è affidata a un generatore vocale, ma il potenziale d’uso per l’accessibilità è così ampio ed esteso che confidiamo che la Galaxy AI migliorerà ulteriormente su questo fronte perché apre possibilità di utilizzo immense per utenti con esigenze specifiche.

In definitiva, non siamo per nulla d’accordo né con chi dice che la IA sull’S24 è acerba, né con chi scrive che si tratta di un orpello: bisogna provarla per rendersi conto dei vantaggi e della sapiente intessitura all’interno delle funzioni che la rendono utile e trasparente. Allo stato attuale, la Galaxy AI è già in grado di fare la differenza e di rendere gli “altri” smartphone fermi al prima. I Galaxy S24 sono il primo esempio del “dopo”, anzi dell’attuale. E l’atto di snobbare l’intelligenza artificiale così proposta con parole di nocumento o quantomeno detrattive rientra nella più classica e noiosa pratica giornalistica della ricerca di essere notati.

La Galaxy AI è utile e avveniristica. E attendiamo di vedere come gli altri brand hanno adottato la IA nelle loro interfacce perché sull’intelligenza artificiale innestata nei device mobili (smartphone, tablet e pc) passa il futuro di questo settore e un nuovo modo di soddisfare il consumatore.

Detto questo, è bene non dimenticare che il Samsung Galaxy S24 Ultra, nella configurazione 12+256 GB, è la massima espressione della gamma flagship di Samsung che può vantare la migliore reattività anche grazie alle memorie più veloci finora impiegate. È un telefono che rasenta la perfezione per prestazioni (circa 2milioni di punti in Antutu v10), autonomia (con un uso continuo la batteria da 5.000 mAh si ricarica una volta ogni due giorni; con un uso intenso e totale si arriva alle 24 ore) e dotazione complessiva. Per dovere di cronaca, precisiamo che abbiamo tenuto le impostazioni del display fisse su risoluzione massima e refresh a 120 Hz e che il SoC è impostato sul profilo a prestazioni ottimali. Anche telefoniche, con una presa del segnale affidabile ed efficiente in tutte le situazioni. E con un reparto imaging che scatta foto degne di una mirrorless. Sì, anche foto della luna grazie all’overfitting della IA (che abbiamo spiegato bene in questo articolo) che permette di massimizzare la resa dello scatto già a 10x.

Samsung è anche intervenuta nella computational photography per rendere più “porose” le foto e meno “taglienti” nei dettagli: questo conferisce una morbidezza e una resa migliore e più bella visivamente, senza ridurre il dettaglio. Il sensore principale Isocell HP2 da 200 Mpixel è al top. L’ultra grandangolare da 12,2 Mpixel ha ridotto sensibilmente l’effetto barilotto ai lati e migliorata la qualità ai bordi. La modalità notturna tende ad aprire molto le foto ma opera meglio perché il rumore è inferiore, il realismo superiore e non si tratta più di accentuare l’esposizione ma di eseguire una ricostruzione con la IA della scena in notturna, preservando i dettagli. La resa imaging di Samsung fa un netto passo in avanti in tutte le sezioni (come detto, saremo più analitici nella recensione) e vi basti sapere, in questa sede, che le foto e i video sono superiori a quelle dell’S23 Ultra nonostante gli update ricevuti da quest’ultimo. C’è anche più soddisfazione a usare Expert Raw per l’astrofotografia. Ma, soprattutto, Samsung ha finalmente capito una cosa fondamentale: che lo slow motion non va creato in fase di registrazione del video, tentando a volte invano di catturare il momento giusto, ma si genera successivamente al girato. In altre parole, ora con la IA è possibile rallentare una porzione del video girato normalmente tenendo premuto il dito sullo schermo: questo diventa slow motion. Così si fa, così si dovrebbe sempre fare.

Certo, l’ingrandimento ottico massimo è passato da 10x dell’S23 Ultra al 5x dell’S24 Ultra ma, in tutta sincerità, grazie al teleobiettivo con sensore da 50 Mpixel (non più da 10 Mpixel) e all’elaborazione computazionale, si può facilmente raddoppiare a 10x (che per il sensore equivale a fare uno zoom con crop sulla parte centrale di 2x – 5x moltiplicato per 2 = 10x) senza perdita significativa di qualità. E, anzi, con la post elaborazione lo scatto a 10x ottici dell’S23 Ultra e a 10x elaborati dell’S24 Ultra non hanno differenze apprezzabili. Invece, il nuovo schema a 3x e 5x ottici con i due teleobiettivi, rispettivamente standard e periscopico, assicura una migliore flessibilità d’uso. Il 10x era fin esagerato, il 5x si usa sempre, forse più del 3x.

Un discorso a parte merita la funzione “Cerchia e cerca” che permette di trovare dettagli di un qualsiasi elemento o contenuto visualizzato sul display tenendo premuto il tasto home e usando S Pen o dito per individuare una zona. Qui la partnership di Samsung e Google ha permesso di rispondere all’effettiva esigenza degli utenti, che svolgono sempre più ricerche precise e non di massima. Si vuole sapere tutto su quel dettaglio e in modo semplice, non eseguire lunghi processi di affinamento di ricerca su Google o equivalente. Ecco, il “Cerchia e cerca” è finalmente la risposta giusta e una metafora, se ancora non fossimo stati chiari, che la IA fa la differenza proprio nelle piccole cose. Come scrive Leonardo Sciascia: “Non c’è niente di più semplice che aver sete e bere; essere soddisfatti nel bere e nell’aver bevuto; non aver più sete. Semplicissimo”. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Samsung Galaxy S24 Ultra: alcune foto

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