“See the unseen”, il motto che ha accompagnato il debutto di Oppo Find X9 Ultra (che abbiamo recensito in modo approfondito in questo articolo) campeggiava ovunque nella masterclass organizzata dal brand a Milano per descrivere e invitare a sperimentare nuovi scenari e modi fotografici con probabilmente il cameraphone più completo e di qualità attualmente in vendita. Per stimolare la curiosità e la vena artistica dei presenti, tra cui chi vi scrive, Oppo ha coinvolto il fotografo e Creative Director Simone Bramante (in arte Brahmino) che ha spiegato la sua visione dello storytelling fotografico e dell’uso della luce.


Bramante ha spiegato un concetto di partenza: “La fotografia da smartphone non è più soltanto una questione di praticità. È diventata un linguaggio autonomo, capace di dialogare con la fotografia tradizionale, assorbirne le regole e, in alcuni casi, superarne i limiti operativi. L’esperienza parte da questa consapevolezza: il device non è più un dispositivo di ‘emergenza’ ma uno strumento creativo completo, in grado di costruire una storia visiva attraverso luce, colore, profondità, zoom e rapidità esecutiva”. Il fotografo ha iniziato a usare lo smartphone per lavori fotografici fin dal 2010, quando ha mosso i primi passi in Instagram con scatti afflitti da “risoluzioni limitate, filtri aggressivi e una resa cromatica spesso lontana dalla naturalezza”.
Un fotografo riesce a scattare o a girare video espressivi e di alta qualità imaging (non si parla della resa ma della composizione) anche con device limitati. La differenza è nell’occhio di chi guarda, osserva, usa l’ambiente e le risorse presenti per trovare la storia da raccontare. Certo, quando si abbina il talento come quello di Simone Bramante alla resa eccezionale dell’Oppo Find X9 Ultra si sublima l’esperienza. Questo per dirvi una cosa semplice: non è lo smartphone a scattare ma la persona; l’utente deve sfruttare al massimo le doti del dispositivo e non limitarsi a un uso passivo dello stesso, altrimenti si rischia di non cogliere le reali potenzialità espressive delle ottiche presenti.

Certo, lo smartphone obbliga a pensare diversamente alle foto. Spiega Simone Bramante: “Il passaggio allo smartphone è stata una piccola rivoluzione personale. Dopo anni di pellicola, digitale e macchine fotografiche tradizionali, il device ha tolto certezze consolidate: la composizione cambia, il rapporto con il diaframma è diverso, il trattamento del colore impone nuove logiche. Non si tratta soltanto di scattare in verticale, è bene ripensare interamente il modo di vedere. Il concetto non è solo di realizzare semplicemente ‘belle foto’, ma creare una storia. Prima ancora dello scatto, c’è l’idea: una figura umana, un paesaggio naturale, un faro, il cambio della luce, l’arrivo dell’imbrunire. Il risultato è una narrazione visiva essenziale ma densa: una persona osserva il futuro mentre la luce cala, con il faro come metafora di orientamento, attesa e ricerca di una direzione. Uno degli aspetti centrali dello scatto con Oppo Find X9 Ultra è la gestione della luce. Ho costruito scene attorno a una luce bassa, vicina alla golden hour, capace di creare ombre profonde e una tonalità calda sulla pelle. Con sorpresa ho potuto vedere l’equilibrio ottenuto nei ritratti: la luce colpisce il volto lateralmente, la pelle conserva naturalezza, il cielo mantiene una sfumatura morbida e il gradiente dell’azzurro appare pulito, senza derive cromatiche artificiali. È qui che lo smartphone dimostra una maturità nuova: non cerca solo di illuminare tutto, ma riesce a rispettare l’atmosfera”.




Il colore è il secondo grande protagonista della masterclass dedicata all’Oppo Find X9 Ultra. Spiega Brahmino: “Mi piace insistere sul blu del cielo e sul verde della vegetazione, due tonalità spesso difficili da gestire nella fotografia mobile soprattutto quando l’IA del device interviene in modo eccessivo. Nel caso del Find X9 Ultra, i colori sono più fedeli, meno forzati, più vicini alla scena reale. Il verde dell’abito dialoga con quello naturale dell’ambiente, mentre l’azzurro del cielo diventa parte integrante della palette narrativa. La luce, però, resta la regina dell’immagine: è lei a trasformare pelle, sabbia, vegetazione e architettura in racconto. Importante anche il tema dello zoom. Utilizzando il teleconverter si possono ottenere dettagli precisi anche a una distanza notevole. Il risultato sorprende perché l’immagine mantiene dettagli percepibili: la lamiera, la scaletta, i riflessi del vetro. Non emerge quella presenza artificiale dell’intelligenza computazionale che spesso rende certe immagini troppo elaborate o innaturali. La tecnologia resta presente, ma non invadente”.






La texture è un altro banco di prova. Un asciugamano con motivi geometrici diventa uno strumento per testare la resa dei dettagli fini, mentre lo sfocato e il blur vengono valutati non come effetti decorativi ma come componenti della profondità fotografica. Il giudizio è netto: per Simone Bramante il Find X9 Ultra “lavora in modo più sofisticato rispetto a esperienze precedenti, restituendo un’immagine che mantiene equilibrio tra dettaglio, morbidezza e separazione dei piani. L’aspetto forse più interessante è il rapporto tra tecnologia e autenticità. Ho eseguito pochissimo editing: qualche intervento sugli azzurri in alcune immagini e la rimozione di due persone presenti nella scena. Per il resto, il materiale è rimasto sostanzialmente come prodotto dalla fotocamera. Questa quasi assenza di post-produzione genera persino una forma di frustrazione creativa: chi è abituato a lavorare con preset personali e correzioni cromatiche strutturate si trova davanti a immagini già compiute, difficili da migliorare senza alterarne l’equilibrio”.



Alla resa dei conti, Simone Bramante estrapola dall’esperienza con Oppo Find X9 Ultra una serie di consigli su come scattare bene con lo smartphone: “l primo è osservare prima di scattare. In un’epoca in cui si fotografa tutto, continuamente, l’osservazione torna a essere il vero primo filtro. Il secondo è comprendere la luce non come semplice elemento descrittivo ma come veicolo emotivo. Il terzo riguarda le lunghezze focali: avere nello stesso dispositivo la possibilità di passare rapidamente da ritratto, paesaggio, dettaglio e zoom estremo permette di costruire una serie coerente senza cambiare attrezzatura. Il quarto è cercare autenticità, evitando che la tecnologia diventi un trucco visibile. Lo smartphone non sostituisce semplicemente la fotocamera professionale: ma offre un diverso modo di lavorare più rapido, più leggero, più immediato e sufficientemente evoluto da sostenere un progetto narrativo complesso. La differenza non la fa soltanto il sensore, né l’algoritmo, né lo zoom. La differenza la fa la capacità di immaginare una storia e usare il dispositivo come mezzo per renderla visibile”.

Durante la masterclass, Simone Bramante ha incoraggiato i partecipanti ad approcciarsi alla fotografia attraverso curiosità e osservazione, prima ancora di concentrarsi sulle impostazioni della fotocamera. Attraverso una presentazione di immagini realizzate con OPPO Find X9 Ultra, ha mostrato come la fotografia inizi imparando a osservare il mondo da una prospettiva diversa. “La fotografia inizia quando si comincia a guardare il mondo in modo diverso. Si segue ciò che si prova quando qualcosa colpisce lo sguardo”, dice ancora Brahmino.

Pur sottolineando come la creatività resti al centro del processo, Simone ha evidenziato anche l’importanza di avere strumenti capaci di trasformare le idee in immagini in modo naturale e immediato. Ripensando alla propria esperienza con Find X9 Ultra, Simone ha definito il dispositivo uno degli strumenti creativi più completi che possa immaginare da fotografo. Piuttosto che interrompere il flusso dello scatto, l’esperienza si è rivelata naturale e intuitiva, consentendogli di passare con facilità da una prospettiva all’altra mantenendo sempre l’attenzione sulla scena. “Quello che mi ha sorpreso è quanto tutto risulti naturale. Invece di adattarmi al dispositivo, potevo semplicemente concentrarmi su ciò che volevo catturare”.
Oppo Find X9 Ultra: Hasselblad fa la differenza
Da utilizzatore Hasselblad di lunga data, Simone Bramante ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra OPPO e Hasselblad, evidenziando come questa porti una filosofia fotografica familiare all’interno dell’esperienza mobile. “Conosco e apprezzo già la filosofia Hasselblad, quindi vedere quell’esperienza portata su uno smartphone ha un valore incredibile”. Punta subito l’attenzione su Hasselblad Master Camera System di nuova generazione, con cui Oppo Find X9 Ultra amplia le possibilità creative lungo un’ampia gamma focale, consentendo di passare in modo fluido da prospettive grandangolari a soggetti distanti. Bramante ha osservato che, sebbene il suo lavoro professionale si concentri spesso su focali comprese tra 28 mm e 35 mm, Find X9 Ultra gli ha permesso di estendere naturalmente il proprio linguaggio visivo fino a 139 mm e oltre, senza interrompere l’esperienza di scatto.

Anche la fotografia di ritratto si è rivelata una sorpresa particolarmente positiva. Simone è rimasto colpito dal modo in cui Find X9 Ultra riesce a preservare la naturale texture della pelle affrontando al tempo stesso uno degli elementi più complessi della fotografia: la luce. “La luce è una sensazione. Gestirla è una delle cose più difficili nella fotografia”, ha sottolineato. Grazie alle avanzate capacità di cattura della luce e alla resa cromatica naturale, il dispositivo è riuscito a garantire transizioni delicate tra luci e ombre, mantenendo un risultato naturale e fedele alla realtà.

Tra le fotografie presentate durante la masterclass, una scattata sul mare tra Emilia-Romagna e Veneto ha colpito particolarmente Simone Bramante. Il ritratto raffigurava una giovane donna sospesa tra luce e ombra, mentre guarda verso l’orizzonte. Per Brahmino, quell’immagine rappresentava un equilibrio tra persone e natura, tra ombra e colore. Mentre una luce morbida illuminava parte della scena, texture delicate e tonalità naturali della pelle rimanevano perfettamente preservate. “Sembra quasi che stia cercando di vedere il futuro e riflettere su sé stessa”. Nel corso della masterclass, un concetto è emerso con forza: la grande fotografia nasce sempre da un punto di vista, mentre gli strumenti giusti aiutano a trasformare quella visione in realtà. Espandendo le possibilità creative e valorizzando il visual storytelling, Oppo Find X9 Ultra è progettato per diventare “Your Next Camera”.
Il nostro esperimento con Oppo Find X9 Ultra
Seguendo le indicazioni e le suggestioni di Simone Bramante, anche chi vi scrive ha messo alla prova il suo Oppo Find X9 Ultra per giocare con la luce cercando una chiave di lettura che fosse personale ma allineata agli stimoli verbali ricevuti in masterclass. E così ci siamo concentrati sul rapporto tra la luminosità e gli occhi, in questo caso catturando alcuni frangenti durante la sessione di test fotografico. Ebbene, in modalità Master su Auto – per velocizzare lo scatto vista la congestione della sessione con la modella – e togliendo la forzatura della messa a fuoco sul viso, abbiamo ottenuto questi risultati con il Find X9 Ultra – il punto focale sono sempre gli occhi:

































