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L’IA proietta la scuola nel futuro con Intel e Junior Achievement Italia. Parola ad Agostino Melillo

Non si può attendere che enti e Ministero si muovano con maggiore rapidità e sollecitudine per comprendere quando sia fondamentale il digitale nelle scuole, a iniziare dalle elementari ma soprattutto nel percorso formativo superiore. Il digital prepara al mondo, prepara al lavoro, prepara al futuro: soprattutto intercetta un modo di vivere e relazionarsi che le nuove generazioni hanno nel sangue, nel Dna. E gli adulti, insegnanti e genitori, non dovrebbero essere il freno alla diffusione del digitale e dell’intelligenza artificiale nel curriculum di studi dei ragazzi. Di più: la IA e il digitale dovrebbero rappresentare il fondamento su cui innovare il modo di insegnare per creare (finalmente) un contesto di apprendimento multi-culturale e multi-disciplinare. Se “qualcosa si muove” nelle istituzioni (ma ancora in modo non strutturato e lento, all’italiana), questo approccio didattico concreto, che semplicemente prende spunto dal mondo reale (nulla di più), è per lo più lasciato alla generosa iniziativa di privati, professori e tutt’al più istituti. Iniziativa anche preziosa perché consente agli studenti coinvolti di entrare in contatto con una piattaforma, l’intelligenza artificiale, che sta aprendo un’era del tutto nuova in ogni ambito e segmento di mercato. La IA sta determinando un “prima” e un “dopo” e i giovani devono essere consci di vivere una rivoluzione in cui sono immersi e che fa parte di loro. Gli adulti, come sempre, dovrebbero imparare ad abdicare ai preconcetti stabiliti su basi fragili e frammentarie aprendo la mente a nuove domande, non recintare il cervello con risposte spesso superficiali se non stereotipate per non dire retrograde e banali, qualunquiste e sciatte. Così arriviamo alla splendida e interessante iniziativa di Intel con Junior Achievement Italia che porta la IA nelle scuole italiane: insegnanti, dirigenti scolastici, genitori abbandonate le banali paure e i timori dettati dal passaparola, leggete e portate il verbo all’interno delle scuole.

Il programma di Intel nato in collaborazione con Junior Achievement Italia si chiama AI-ENTR4YOUTH. Nell’anno scolastico formerà oltre 100 studenti di scuola secondaria sul funzionamento e le opportunità della IA. Spiega l’azienda nata come produttore di Cpu e ora diventata uno snodo nello sviluppo dell’intelligenza artificiale: “L’IA Offre Nuove Possibilità. Viviamo un’epoca di grandi cambiamenti. Il progresso informatico accelera notevolmente il proprio passo, con l’intelligenza artificiale che promette di rivoluzionare interi settori ed è alle fasi iniziali della sua diffusione potenzialmente in tutti i dispositivi, gli oggetti, i luoghi, migliorando molti aspetti della nostra vita e della società. Si tratta di un cambiamento di paradigma nel modo in cui esseri umani e tecnologia interagiscono”.

Se volete osservare la questione dal punto di vista numerico, sappiate che l’intelligenza artificiale avrà impatto sul prodotto interno lordo globale di qualsiasi Paese al mondo e contribuirà a portare la digital economy a valere circa il 33% del PIL globale entro il 2030. Serve altro per capire che bisogna colmare (e velocemente) le lacune nelle competenze tecniche, cognitive, etiche e sociali legate all’IA? La questione è più che attuale: è il futuro che è già nelle menti dei più giovani e, anche se fosse limitata solo a questo motivo, riveste una fondamentale importanza per chiunque.

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Intel si è prodigata in vari progetti. Come il Digital Readiness Program, con cui l’azienda di Santa Clara vuole contribuire a creare un mondo che migliori la vita di ogni persona sul pianeta grazie al progresso tecnologico. Spiega Intel: “La digitalizzazione diventa sempre più centrale in ogni aspetto dell’esistenza umana e i semiconduttori sono la base di tutto ciò che è digitale. Data tale importanza, quello di garantire per tutti inclusione e accessibilità alla tecnologia, di espandere la digital readiness, la preparazione digitale è un aspetto fondamentale”. Dunque l’obiettivo che si è posta Intel è di formare 30 milioni di persone in 30 Paesi del mondo entro il 2030. Intel Digital Readiness Program è l’appellativo in cui rientrano tutta una serie di programmi con cui l’azienda fornisce a un pubblico non tecnico le competenze, le conoscenze, gli strumenti, la forma mentis e le opportunità di usare la tecnologia in maniera efficace e responsabile in un mondo sospinto dell’intelligenza artificiale.

Intel Digital Readiness Program è composto da cinque moduli: AI for Youth, AI for Citizens, AI for Future Workforce, AI for Current Workforce, Digital Readiness for Leaders. Attinente al discorso finora fatto è AI for Youth, che si rivolge a giovani di età fra i 13 e i 19 anni e non richiede esperienza di programmazione, ma conoscenze di base in matematica e statistica. È un programma basato su moduli precostituiti, progettati per fornire competenze tecniche quali coding, data science, computer vision, natural language processing, pensiero algoritmico e computazionale, e competenze sociali come etica dell’AI e riduzione dei bias, pensiero critico, problem solving, mappatura dei sistemi, creazione di soluzioni basate su AI, social-emotional skill.

AI-ENTR4YOUTH: Intel entra nelle scuole italiane per portare l’intelligenza artificiale

Come detto, poi c’è AI-ENTR4YOUTH, per preparare le nuove generazioni con le competenze necessarie a navigare nel mondo digitale al fine di farsi trovare pronte per il futuro del mondo del lavoro. Questo progetto è alla base della collaborazione fra Intel e Junior Achievement Europe (organizzazione non profit dedicata all’educazione economico e imprenditoriale e all’orientamento nella scuola e candidata al Nobel per la Pace). Questa partnership nell’anno scolastico 2023/24 ha portato al lancio in Italia del programma AI-ENTR4YOUTH, per il quale Junior Achievement ha integrato moduli di Intel AI for Youth all’interno del suo programma di educazione imprenditoriale Idee in Azione.

Il risultato è un programma progettato per mantenere l’istruzione al passo del progresso tecnologico attraverso un approccio innovativo ai sistemi di formazione di docenti, finalizzato all’applicazione dell’AI nella vita quotidiana delle studentesse e degli studenti. Il progetto prevede 52 ore complessive, articolate in diverse fasi che partono dalla formazione dei docenti, svolte in modalità sincrona e asincrona, e 52 ore di sviluppo del progetto con gli studenti, comprensive di attività curriculari ed extracurriculari, oltre al coinvolgimento di mentor.

Il percorso di AI-ENTR4YOUTH prevede la formazione di team di lavoro misti, con e senza competenze di coding, e avrà come risultato finale la creazione da parte degli studenti di una soluzione di AI e di un progetto imprenditoriale che risponda a esigenze reali. In Italia, il programma è giunto al completamento della fase di formazione degli insegnanti (“train the trainer”) che ha coinvolto attivamente un gruppo di docenti dell’ITST Enrico Fermi di Francavilla Fontana (BR) e dell’Istituto Superiore Taramelli – Foscolo di Pavia, con l’obiettivo di formare più di 100 studenti per questa prima sperimentazione. È ovviamente aperta la possibilità per altre scuole che ne facciano richiesta di partecipare al programma per il prossimo anno scolastico contattando Junior Achievement Italia.

AI-ENTR4YOUTH in Europa coinvolgerà complessivamente 600 studenti, 60 mentor aziendali, 30 docenti e porterà alla realizzazione di 60 soluzioni di AI nei Paesi europei coinvolti, attualmente Italia, Portogallo e Spagna. Il programma è funzionale alla sperimentazione di contenuti educativi digitali di alta qualità attraverso lo sviluppo di tre ecosistemi transnazionali per la formazione di competenze imprenditoriali e di AI a diversi livelli di competenza. Con l’obiettivo di sostenere un’istruzione digitale di alta qualità e inclusiva, in linea con il piano d’azione per l’istruzione digitale della Commissione Europea, ci si attende che porti alla creazione di raccomandazioni politiche, kit di strumenti e linee guida sull’educazione digitale.

L’IA e l’importanza di coltivarla tra i giovani: parola ad Agostino Melillo, Communications Manager Italy di Intel

L’intelligenza artificiale è balzata agli onori delle cronache da un anno ma è stato solo un nome accattivante a un qualcosa che già c’era, che si sviluppava da anni e che ha subito un’evoluzione costante. Solo che nel giro di poco più di un anno la IA è diventata plastica, concreta, disponibile per chiunque e ubiqua. E sembra fatta appositamente per le nuove generazioni, che hanno già capito come usarla. Ecco, perché è iniziata una nuova era?

Come Intel non posso fare a meno di dire che la IA è una novità che ha 50 anni, partiamo da questo che sembra essere un paradosso, perché l’intelligenza artificiale appare come la più recente “meteora” dello sviluppo tecnologico ma osservano i fatti nella giusta prospettiva è una realtà nota da anni e che finalmente si è consolidata grazie all’accesso semplificato alle risorse hardware e software che permettono di farne un uso semplice, immediato e diffuso. Proprio per queste ultime caratteristiche, la IA è un elemento di evoluzione da tenere nella dovuta considerazione perché cambia, questa volta sul serio, il paradigma tecnologico. Si tratta di una rivoluzione tecnologica che cambia il modo in cui l’essere umano si interfaccia con i dispositivi, le piattaforme e i servizi digitali. Per l’immensa portata e importanza che ha questo fenomeno, è diventato essenziale che chiunque sia consapevole di come la IA può migliorare e cambiare il modo di vivere e la società. In ultima analisi, stiamo attraversando un momento di forte transizione.

Probabilmente più che una transizione è una vera e propria discontinuità con il passato…

Diciamo che l’IA è ancora nella sua fase iniziale, una sorta di infanzia ma non ancora adolescenza, e per questo è necessario che gli sforzi tecnologici e normativi siano indirizzati in modo corretto ed etico, con un occhio di riguardo alla sicurezza. In questa fase dell’intelligenza artificiale è bene tenere i piedi saldamente a terra: bisogna conoscere sempre meglio la IA per non perdere l’opportunità, per non sottostimare l’impatto e per non farsi sviare da preconcetti. Bisogna approcciarsi all’intelligenza artificiale in modo ponderato, dagli sviluppatori alle aziende fino ai più giovani. Le nuove generazioni sono molto esposte alle tecnologie innovative e la IA è pervasiva: devono conoscerla ed è anche nostro compito contribuire a questa divulgazione. Senza per questo scordare l’impatto economico potenziale dell’intelligenza artificiale. Prendiamo un esempio: il processo di formazione di una o un teenager che tra qualche anno sarà coinvolto nel mondo del lavoro non può prescindere dall’IA, perché quando questa persona si troverà nel luogo di lavoro l’intelligenza artificiale sarà ovunque e dovrà già essere in grado di sfruttarne le potenzialità e capire gli strumenti che mette a disposizione. Altrimenti inizierà il suo percorso professionale con un gap enorme.

Vero, la IA non ruberà lavori, come si teme erroneamente, ma produrrà nuove competenze e professionalità: però bisogna conoscerla e saperla usare. Altrimenti saranno quelli più preparati sulla IA a rubare il lavoro a chi è a digiuno. Bisogna stare molto attenti. Quale è il ruolo di Intel in questo senso?

Intel, oltre a integrare l’AI ovunque, qualsiasi prodotto, dai server, ai data center, fino ai pc disponibili in qualsiasi fascia di prezzo, si appresta a fare diventare l’intelligenza artificiale una leva di rivoluzione per la società e persino per il nostro modello di business. Per esempio, le fonderie in cui produciamo i nostri chip sono sempre state a uso esclusivo dei nostri prodotti. Ora le stiamo aprendo per supportare la produzione di chip IA di altri brand: questo è un passo fondamentale per sostenere la crescente domanda di IA e per permettere a quest’ultima di continuare a espandersi in modo sostenibile. È il nostro modello “aperto” di rispondere alle istanze e alle sfide imposte dall’intelligenza artificiale. Riteniamo che l’opportunità sia veramente gigantesca.

Nel progetto legato alla scuola appare evidente la necessità di impostare percorsi formativi basati sulla commistione di più materie al fine di valorizzare al massimo le opportunità della IA. Perché questo mix è un elemento vincente?

È fondamentale fare convergere talenti, competenze e sensibilità diverse sulla IA, che non siano solo ingegneristiche e informatiche ma che spazino anche nella preparazione umanista, filosofica, etica, sociologica, psicologica, legale e così via. La IA è un concetto e una piattaforma totalmente trasversale. Possiamo paragonarla a internet: l’intelligenza artificiale sarà ovunque. Quindi non serve soltanto al tecnico che può programmare meglio con l’ausilio della IA ma anche ai creator e ai sociologi, agli artisti e agli antropologi, ai filosofi e agli innovatori: tutti hanno a disposizione un “motore” estremamente evoluto e avveniristico che li supporta nel loro percorso lavorativo, mentale e personale. Crediamo che la IA avrà un impatto migliorativo nella vita dell’uomo: tutto ciò che non produce questo cambiamento non è progresso, è soltanto un cambiamento tecnologico fisiologico. Perché la IA sia all’altezza delle aspettative deve incorporare tutte le capacità umane. Deve rappresentare tutte le capacità e le filosofie, deve valorizzare la diversity e le categorie sotto rappresentate. Deve offrire vantaggi uguali per tutti. La IA è un’opportunità unica di migliorare l’inclusione e l’accessibilità, oltre a ridurre le differenze. Se la si osserva in quest’ottica, ha un impatto sociale potentissimo.

Tutto questo funziona ma a patto che la IA rimanga “trasparente” e “silenziosa”, ossia assicuri vantaggi concreti e tangibili ma in modo naturale e senza cambiare le abitudini degli utenti…

Sì, è vero. Non è un caso che stiamo operando per abbassare quanto più possibile il livello di conoscenze necessarie per utilizzare al meglio l’intelligenza artificiale. In altre parole, significa democratizzarla rendendola semplice e immediata. Per questo ci stiamo concentrando sulle tecnologie aperte: una volta le piattaforme dovevano essere “chiuse” per essere sicure, oggi vale l’esatto opposto. La sicurezza deriva da una collaborazione estesa e polivalente, che sia frutto dell’impegno di tutti. Di fatto è una sorta di metafora di come dovrebbe comportarsi la società per affrontare le sfide più grandi, dal cambiamento climatico alle sfide future. La IA deve essere trasparente per sublimare al massimo la sua utilità: non c’è innovazione e progresso senza azzeramento della complessità tecnologica.

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