Google Pixel 11 Pro può sembrare simile nel design al modello precedente, per quanto ci siano differenze come vedremo, ma solo per una questione di family feeling. Big G ha voluto rimarcare l’impronta dei Pixel ma mettendo Android, ancora e di più rispetto al passato, il cui cuore e cervello è ormai Gemini. E su questo assunto, ovvero che la IA on device rappresenta il fondamento per una nuova gamma di funzione ed esperienze, è nato il device che stiamo provando da qualche giorno e che abbiamo imparato a capire essere sempre più affine alle modalità di utilizzo dell’utente mano a mano che lo si fa entrare nella quotidianità. Così a conti fatti si riconosce la barra fotografica che attraversa ancora il retro, il display (questa è la versione Pro, identica a quella XL se non fosse per la diagonale dello schermo) resta da 6,3″ e l’identità visiva complessiva è familiare. Il cambiamento più importante è meno visibile riguarda Android 17: su questo fulcro Google sta trasformando lo smartphone da strumento reattivo a sistema capace di osservare ciò che accade sullo schermo, nelle notifiche, nelle app autorizzate e nel luogo in cui ci troviamo, per proporre informazioni o azioni prima ancora di una richiesta esplicita.

In breve. Google Pixel 11 Pro è uno smartphone costruito attorno a un’idea precisa: l’hardware non deve soltanto eseguire comandi, ma interpretare il contesto, anticipare bisogni e alleggerire le decisioni quotidiane. Il comparto fotografico è il più ambizioso finora proposto da Google, lo schermo resta compatto e di fascia alta, mentre l’IA con Gemini diventa la vera interfaccia del telefono. Il potenziale è notevole, soprattutto se si pensa che le risorse locali servono per eseguire le funzioni di base mentre l’IA subentra in modalità ibrida (cloud) esaltando le doti del device ma senza appesantire la batteria, che vanta un’autonomia lodevole.

Google indica per il Pixel 11 Pro un prezzo di partenza di 1.199 euro ma, nel momento in cui si scrive, sono attive varie promozioni. Il prezzo si riferisce al modello da 12+256 GB; la variante in uso da 16+512 GB è proposta a 1.329 euro. Anche la versione con storage da 1 TB ha Ram da 16 GB.

Prezzo di lancioDa 1.199 euro
Display6,3″ (1.280×2.856 pixel) Super Actua, Oled LTPO 1-120 Hz, picco 3.600 nit, Gorilla Glass Victus 2
ProcessoreGoogle Tensor G6 con TPU dichiarata il 50% più potente; chip di sicurezza Titan M3
Memoria12 GB RAM con 256 GB; 16 GB RAM con 512 GB o 1 TB
Fotocamere posteriori50 MP principale f/1.7, Ois; 48 MP ultrawide f/1.7 123°; 48 MP tele f/2.8 Ois zoom 5x
Fotocamera frontale42 MP, campo visivo 103 gradi, autofocus
ZoomFino a 120x Pro Zoom, con modello generativo on-device oltre 30x
Batteria4.850 mAh; oltre 30 ore dichiarate
RicaricaFino al 75% in 30 minuti; fino a 15 ore in 15 minuti; Pixelsnap Qi2.2 da 25 W
Connettività5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 6, UWB, NFC nella parte superiore; solo eSIM negli USA
SbloccoRiconoscimento del volto e sensore di impronte ultrasonico
SupportoSette anni di Android, Pixel Drops e aggiornamenti di sicurezza

Design: il Pixel più riconoscibile non cambia faccia

Nella proliferazioni di display giganti, il ritorno di fiamma dei consumatori verso device più compatti e tascabili è un fenomeno che non va sottovalutato. E così Google ha reso identici i Pixel 11 Pro e Pro XL fatta eccezione per il display, a differenza di quanto avveniva nelle generazioni precedenti in cui i due top di gamma avevano leggere differenze. Sono gemelli, anche a livello fotografico. Così la camera bar mantiene il vetro edge-to-edge e resta l’elemento che distingue il telefono a distanza. Il retro è in vetro opaco soft-touch in elegante colore verde; cornice, barra fotografica e logo adottano una finitura lucida. Il contrasto è elegante e molto curato, che migliora quanto visto ma senza necessità di creare momenti di discontinuità rispetto al passato.

La scelta della variante con display da 6,3 pollici è il fattore cruciale: Pixel 11 Pro è completo in ogni aspetto e integra componenti da top di gamma senza obbligare ad avere in mano un dispositivo troppo grande. Il pannello Super Actua è un Oled arriva a 3.600 nit di picco con frequenza variabile LTPO da 1 a 120 Hz. L’eccellente schermo, che spicca soprattutto nella precisa riproduzione dei contenuti multimediali (oltre a valorizzare la lineare interfaccia di Android 17), è protetto da una lastra Gorilla Glass Victus 2. Il Google Pixel 11 Pro è un flagship fatto e finito, se ci fosse stato anche il trattamento anti riflesso dello schermo avrebbe rasentato la perfezione.

In compenso Google ha aggiunto la funzione HiLight che si affida al “cerchio” bianco posteriore: una corona di Led è stata posta attorno al flash e si illumina quando il telefono è appoggiato a faccia in giù mostrando vari colori per segnalare in modo visibili le notifiche, come per esempio quando Gemini sta elaborando una richiesta oppure segnalare con un colore personalizzato la chiamata di un contatto preferito, o anche per indicare che si è ricevuto un messaggio da WhatsApp (sarebbe interessare permettere di illuminare HiLight in verde). Sollevando il telefono la luce si spegne; rimettendolo sul tavolo durante una conversazione con Gemini, riprende. È un dettaglio intelligente perché rende utile una superficie normalmente passiva e che potrebbe essere esteso in modo ancora più utile con semplici aggiornamenti software.

Google promette sette anni di sistema operativo, Pixel Drops e aggiornamenti di sicurezza. La longevità software è uno degli argomenti più solidi del prodotto, a condizione che batteria, ricambi e assistenza restino all’altezza dello stesso orizzonte temporale. Per la cronaca, Pixel 11 Pro contiene dieci materiali riciclati, tra cui plastica, vetro, alluminio, stagno, cobalto, rame, oro, tungsteno, terre rare e litio. Google parla di litio e terre rare riciclati al 100%, ma la formula va letta correttamente: il litio riciclato costituisce almeno il 2% del peso della cella, mentre le terre rare riciclate almeno il 22% del peso dei magneti. Nel complesso, i materiali riciclati rappresentano almeno il 31% del peso del telefono.

Tensor G6: non un chip qualsiasi ma il motore ibrido locale

Nell’era dei motori ibridi per le auto, Google ha ideato l’engine ibrido per lo smartphone. A onor del vero, Google definisce Tensor G6 il chip proprietario più potente (insieme a Google, solo Apple e Samsung vantano SoC proprietari). La novità sostanziale riguarda la TPU (la versione NPU secondo Google, ovvero le unità di elaborazione specializzata per sostenere la IA e le funzioni più impegnative): Gogole dichiara che è il 50% più potente rispetto al Tensor G5 (Pixel 10) ed è affiancata da un ISP aggiornato (per l’elaborazione imaging) e alla nuova generazione del modello di piccole dimensioni Gemini Nano. L’obiettivo non è ottenere risultati migliori nei benchmark: è eseguire fotografia computazionale, traduzione, dettatura intelligente e assistenza proattiva con maggiore velocità e minore consumo. In sostanza è elaborare una parte delle funzioni IA in locale con una efficienza e una qualità superiore rispetto al passato.

Abbiamo detto che il Tensor G6 è ibrido perché impone un nuovo modo di pensare al SoC locale negli smartphone: non forza bruta ma efficienza accuratamente ottimizzata per Android 17, così da affrontare i compiti più gravosi ricorrendo al cloud. Lo si evince usando il Pixel 11 Pro: il modello per supportare la funzione Zoom Pro, ovvero oltre i 30x, va scaricata a mano. L’immagine scattata per esempio a 120x è elaborata in IA con Gemini Nano, per perfezionare e ricostruire i dettagli. In altri casi subentra Gemini in remoto, come per le funzioni di editing fotografiche generative oppure il modello Rambler che provvede a trascrivere in modo preciso appunti vocali, traduzioni e telefonate, è necessario contare su una connessione dati per ottenere il risultato migliore. Questo approccio ibrido dato dal G6 + cloud è interessante e permette al SoC di supportare solo le necessità locali, riducendo l’impatto sulla batteria e il riscaldamento in uso intensivo (pressoché inesistente). E quindi i benchmark? Ininfluenti, così come le specifiche tecniche del Tensor G6. A conti fatti, la fluidità e l’efficacia che si sperimenta in modo empirico con il Google Pixel 11 Pro sono superiori rispetto al Pixel 10 Pro, così come l’autonomia (la giornata si completa senza problemi e anche sfruttando a fondo lo smartphone seppure la batteria sia da “solo” 4.850 mAh).

Nell’uso di tutti i giorni, il Pixel 11 Pro non ha deluso in alcun contesto, dai giochi alla riproduzione multimediale fino all’utilizzo per la produttività. Come da tradizione dei device Google, spicca nell’imaging. Ma questo comportamento così fluido con Android 17 impone un ragionamento a tutto tondo: l’impronta a motore ibrido (Soc + cloud) è forse una soluzione ottimale per bilanciare tutte le necessità? Contando che si tratta di un device di Google, che ha sicuramente ottimizzato Android 17 per i Pixel 11, si evince che è approccio tale per cui i risultati sono eclatanti. Come in ogni sistema ibrido, ciò che conta è la potenza complessiva del combinato disposto: il Tensor G6 è perfetto, anche nel gestire i modelli Nano locali, e l’accesso alla piattaforma Gemini è un “boost” da Formula 1. Un approccio di Google che obbliga a una riflessione e che rende sostanzialmente nulli i benchmark, perché alla forza bruta si soppianta l’intelligenza; anzi la IA.

Per esempio, al Tensor G6 va reso merito per le superiore performance dello scatto in notturna Night Sight, allo zoom generativo on-device fino a 120x (in cloud è meglio) e al video ritratto 4K. Ottimo anche il nuovo modem integrato nel Tensor G6 da Google, che rende il Pixel 11 Pro (finalmente) anche un ottimo telefono per connettività, ricezione e stabilità del segnale. Infine, Titan M3 affianca il processore con crittografia post-quantistica nel secure boot: significa che la catena di avvio verificato adotta primitive progettate per resistere a minacce emergenti. È sicurezza preventiva, magari poco spettacolare ma più sostanziale di molte funzioni da palcoscenico perché è la prima linea di difesa da eventuali app “moleste”.

Fotocamera: tre sensori, la IA è regina del Pixel 11 Pro

Purtroppo nel momento in cui scriviamo non sono disponibile le specifiche dei sensori utilizzati da Google per il Pixel 11 Pro ma il reparto fotografico è composto da tre sensori: l’obiettivo principale è da 50 Mpx, f/1.7, 25 mm, Ois; ultra grandangolare da 48 Mpx, f/1.7, Fov di 123°, ; il teleobiettivo da 48 Mpx, f/2.8, 106 mm, Ois, zoom a periscopio verticale (in asse con il sensore) con fattore di ingrandimento ottico 5x. La fotocamera selfie è da 42 Mpx, f/2.2, campo visivo di 103 gradi e autofocus. Sono numeri da vero cameraphone ma il tratto distintivo non è la risoluzione: è il modo in cui Google combina sensori, ISP e modelli generativi. Gli scatti, nella migliore tradizione di Google, del Pixel 11 Pro sono eccellenti, un netto miglioramento – sia ottico sia algoritmico – rispetto alla generazione precedente. In più, disattivano le funzioni “Scatto Migliore” e “Foto in movimento” si raggiunge spesso e volentieri lo scatto a “lag zero”, ovvero immediato esattamente nel momento in cui si vuole la foto. Di più, la coerenza cromatica tra gli obiettivi principale e ultra grandangolare avviene per scelte ottiche (entrambi sono f/1.7), mentre con il tele è ottenuta grazie agli eccelsi algoritmi di Google. Fotografare con il Pixel 11 Pro non è solo divertente e immediato: si ha in mano un vero e proprio cameraphone “punta e scatta” che non tradisce mai le attese, nemmeno in corrispondenza di contrasti elevati per via dell’ottima gestione della dinamica (Hdr). I dettagli e la qualità non sono mai messe in discussione. E per sbagliare una foto bisogna davvero impegnarsi. Lasciateci aggiungere che lo zoom 5x è l’ottica fotografica che più ci ha regalato soddisfazioni, tanto che anche a 10x si raggiungono risultati più che ottimi; e perfino a 30x, da qui fino a 120x subentra lo zoom IA e la ricostruzione IA è dominante. Qui di seguito vi lasciamo con le foto migliori ottenute con il Google Pixel 11 Pro, ma subito sotto vi spieghiamo la pletora di funzioni IA che accompagnano le ottiche.

Pixel 11 Pro: galleria fotografica

Le funzioni IA di Google per l’imaging con il Pixel 11 Pro

Magic Capture: il momento lo sceglie il telefono

Magic Capture registra video e fotografie con un unico tocco. Una sessione tipica analizza circa 400 fotogrammi usando intelligenza on-device e modelli Gemini, quindi estrae scatti da 12 MP nel momento considerato migliore. Il sistema può applicare ritaglio e rimozione del mosso, mentre Google Foto conserva sia il video sia le immagini. L’utente può disattivare gli auto-edit o salvare manualmente un fotogramma non scelto dall’algoritmo. La funzione è pensata per bambini, animali, sport e scene imprevedibili: è la IA che sceglie quando e come scattare foto. Con Video Boost attivo può arrivare a 4K HDR 10 bit; Google consiglia una connessione Internet per risultati più rapidi. Il vantaggio è evidente: si vive la scena senza inseguire il pulsante di scatto.

120x Zoom Pro: dettaglio recuperato o dettaglio immaginato?

Il teleobiettivo 5x può arrivare a 120x con la IA locale del Pixel 11 Pro denominata Zoom Pro. Fino a 30x il telefono lavora con ottica, stabilizzazione e fotografia computazionale; oltre quella soglia interviene un modello generativo eseguito sul dispositivo, che deve essere scaricato dalla fotocamera. Google Foto presenta la versione elaborata accanto a quella non elaborata, una scelta di trasparenza importante. A ingrandimenti estremi, però, l’immagine non è più una semplice registrazione della luce raccolta dal sensore. Il modello ricostruisce particolari plausibili. Può rendere più leggibile un paesaggio o un soggetto lontano, ma una fotografia così trattata non dovrebbe essere utilizzata come documento neutro, prova o immagine fotogiornalistica senza dichiarare l’intervento generativo.

Instant Night Sight: la novità più concreta

Instant Night Sight promette acquisizioni notturne fino a 4,5 volte più rapide rispetto alle tre generazioni precedenti, senza rinunciare alla qualità attesa. Funziona a 0,5x, 1x, 2x, 5x e 10x, oltre che con la fotocamera frontale. Richiede la modalità da 12 MP, perché le tecniche avanzate a livello di pixel non sono disponibili nelle modalità ad alta risoluzione. Ridurre il tempo di posa significa meno micromosso e meno richieste impossibili a persone, animali o bambini che non resteranno mai immobili per diversi secondi.

Camera Looks: il colore prima dello scatto

Camera Looks modifica la pipeline di acquisizione, non applica semplicemente un filtro dopo lo scatto. Oltre a Originale, si possono impostare Naturale, per dettagli più rilassati; Ombre, per un contrasto più profondo; e Vaniglia, per un tono caldo e dorato. Altri sei stili – Digi, Black Tie, Minimal, Editorial, Classic e Velvet – ampliano le possibilità. Ogni Look è personalizzabile, compresa la grana. Google dichiara di aver variato il numero di fotogrammi combinati e riscritto tabelle colore per imitare alcuni comportamenti della pellicola. È un passaggio importante: dopo anni in cui l’elaborazione Pixel tendeva a imporre una firma riconoscibile, il telefono concede finalmente maggiore controllo estetico all’utente. Si può anche scegliere la modalità di apertura predefinita – Foto, Video o Magic Capture – e disporre i comandi rapidi preferiti nel mirino.

Video: Creator Suite e stabilizzazione fino a 8K

Creator Suite porta nel mirino strumenti da produzione: cartelle di progetto, Storyboard per tagliare e riordinare le clip, griglie per i formati social, visualizzazione dei livelli audio e una versione aggiornata di Speech Enhancement contro vento, traffico e rumore della folla. Il teleprompter scorre seguendo il ritmo del parlato, ma l’autoscorrimento è disponibile soltanto in inglese. Gli strumenti possono essere usati fino a 4K60 con fotocamera posteriore e frontale. Pro Stable Video sfrutta Video Boost per stabilizzare automaticamente scene luminose, poco affollate e registrate in movimento. Supporta 24, 30 e 60 fotogrammi al secondo e può lavorare fino a 8K, migliorando anche zoom, luce, colore e nitidezza. Un badge in Google Foto conferma quando il trattamento è stato applicato. Resta da misurare il costo in tempi di elaborazione, traffico dati e immediatezza del flusso.

Strumenti di editing

Non mancano nell’app Foto le consuete e potenti funzioni di Modifica che permettono ora di migliorare gli scatti utilizzando la IA, oltre a Gomma Magica, Foto Nitida, Sposta, Sfocatura ritratto, Zoom migliorato, Dettaglio, Nitidezza e Riduzione rumore: si affidano a Gemini per eliminare oggetti e soggetti, migliorare qualità e dettaglio e aggiungere dopo lo scatto le peculiarità dei ritratti oppure di ricostruire porzioni di foto così da raggiungere, in fase di editing, una definizione e una resa migliore delle immagini. Ovviamente, tutto ciò si affida alla IA generativa di Google: Gemini.

Gemini Intelligence: l’IA vuole arrivare prima

La novità concettualmente più importante è Proactive Assistance. Con il consenso dell’utente, Pixel 11 Pro usa ciò che appare sullo schermo, notifiche, posizione e informazioni provenienti dalle app collegate per mostrare suggerimenti in At a Glance, Messaggi, Telefono, Maps e altre aree del sistema. L’attivazione richiede Personal Intelligence; l’elaborazione iniziale dei dati può durare fino a 24 ore mentre il telefono è fermo sul caricatore. In una chat, una domanda sulla disponibilità può generare una scheda con gli impegni del calendario; una richiesta sul volo può recuperare la prenotazione e lo stato in tempo reale; il nome di un ristorante può aprire informazioni e scorciatoie.

At a Glance può mostrare, inizialmente in Preview, informazioni su un ristorante quando il telefono rileva che ci siamo fermati nel locale oppure proporre una carta fedeltà di Wallet all’ingresso di un negozio. Per evitare notifiche durante un semplice passaggio, il sistema attende da cinque a dieci minuti. Richiede accesso preciso e permanente alla posizione e, in una prima fase, privilegia negozi grandi e aree commerciali meno dense. Il patto è evidente: più utilità in cambio di più contesto personale. Google afferma che i dati autorizzati vengono usati per personalizzare l’esperienza, ma l’utente deve valutare quali app collegare e quanto sia disposto a condividere. Al lancio, Proactive Assistance è indicata per account consumer in Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone, India, Singapore e Malesia. Regno Unito e account Workspace ricevono funzioni simili tramite Magic Cue. L’Italia non è ancora citata nell’elenco.

Rambler, Daily Brief e Gemini Omni

Rambler è una nuova dettatura per Gboard. Non trascrive semplicemente parola per parola: elimina riempitivi, corregge esitazioni, aggiunge punteggiatura, struttura elenchi e accetta comandi vocali per modificare o riscrivere il testo. È una delle funzioni con il potenziale più immediato, perché opera in qualsiasi applicazione Android; andrà verificato quanto fedelmente preservi significato e tono personale. Daily Brief prepara al mattino una sintesi personalizzata di messaggi prioritari, scadenze e suggerimenti ricavati da chat, calendario, posta e interessi. Ogni elemento può diventare l’inizio di una conversazione con Gemini. Gemini Omni genera invece video di otto secondi con movimenti di camera, cambi di angolazione, texture e audio nativo, partendo da un prompt oppure da fotografie e filmati caricati. Nella guida entrambe le esperienze sono associate a Google AI Pro.

Live Translate for Media

Live Translate doppia in tempo reale video, dialoghi e podcast nella lingua scelta, usando modelli generativi on-device accelerati da Tensor G6. Il telefono propone automaticamente la traduzione nelle applicazioni supportate e accumula un breve buffer prima di iniziare. Funziona meglio con parlato chiaro, velocità costante e sottofondo discreto. Google avverte che non tutti i media e le app sono compatibili, che la traduzione può non essere istantanea e che i risultati devono essere verificati.

Circle to Search entra nel mirino

Circle to Search può essere richiamato direttamente dalla fotocamera: si inquadra un oggetto, si tiene premuta la barra di navigazione e si cerchia, evidenzia o tocca ciò che interessa. Si possono identificare oggetti, cercare informazioni e tradurre testo senza prima scattare o salvare uno screenshot. È un’evoluzione naturale, ma richiede connessione e mantiene i normali limiti di accuratezza dei risultati generati.

Quick Share parla con AirDrop

Quick Share promette compatibilità con AirDrop in entrambe le direzioni. Per ricevere su iPhone, l’utente Apple deve impostare la visibilità su ‘Tutti per 10 minuti’; il Pixel individua quindi il destinatario e avvia il trasferimento. È una funzione potenzialmente più importante di molte demo AI perché risolve un problema quotidiano tra ecosistemi. Velocità, affidabilità e compatibilità reale dovranno essere testate con diversi modelli e versioni software. Tap to share permette inoltre di avvicinare la parte superiore di due telefoni Android sbloccati per scambiare contatti, fotografie, video, link e posizione. Richiede NFC, Bluetooth e Wi-Fi attivi ed è indicato per Pixel 6 e successivi con Android 17. Prima di inviare un contatto si possono scegliere i singoli campi da condividere.

Batteria, ricarica e connettività del Google Pixel 11 Pro

La batteria del Pixel 11 Pro è da 4.850 mAh. Google dichiara oltre 30 ore e comunica due risultati di ricarica cablata senza specificare il wattaggio: fino al 75% in 30 minuti e fino a 15 ore di autonomia recuperate in 15 minuti. La ricarica magnetica Pixelsnap raggiunge 25 W su standard Qi2.2. Il consumo di Tensor G6 (3 nm), del nuovo modem, dello schermo a 3.600 nit e dei modelli eseguiti localmente è frutto della ottimizzazione di Google su Android 17: questo fa la differenza e permette al Pixel 11 Pro di coprire l’intera giornata lavorativa senza problemi e addirittura il weekend se usato in modo non troppo intenso. Durante la ricarica, Pixel 11 Pro può mostrare meteo, album di Google Foto, orologi analogici o digitali e statistiche avanzate. Con Pixelsnap Charger with Stand diventa un piccolo display da scrivania o comodino; si passa da una schermata all’altra con uno swipe dal bordo o una pressione prolungata. La connettività comprende 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 6, UWB e NFC collocato nella parte superiore del telefono. Negli Stati Uniti il dispositivo è soltanto eSIM. La guida cita un nuovo modem, ma non ne identifica il produttore o le prestazioni. Audio stereo e tre microfoni completano la dotazione.

Oltre a Titan M3, Pixel 11 Pro integra VPN di Google senza costo aggiuntivo e Theft Protection, che può bloccare automaticamente il dispositivo quando rileva attività sospette. In caso di smarrimento è possibile avviare rapidamente il blocco inserendo il proprio numero di telefono. Satellite SOS consente di puntare il telefono verso un satellite per contattare i servizi di emergenza in assenza di rete cellulare e Wi-Fi. Il rilevamento degli incidenti stradali può proporre una chiamata ai soccorsi, avvisare un contatto e condividere la posizione; gli avvisi di crisi completano il pacchetto.

ProPro
Formato da 6,3 pollici con un comparto fotografico completo e teleobiettivo 5x.

Display LTPO 1-120 Hz, 3.600 nit dichiarati e rivestimento più resistente ai graffi.

Instant Night Sight e Camera Looks affrontano problemi fotografici reali, non soltanto scenari dimostrativi.

Sette anni di supporto, Titan M3 e un pacchetto di sicurezza personale molto ampio.

Qi2.2 a 25 W e compatibilità Quick Share/AirDrop riducono frizioni quotidiane.
Pro Zoom genera dettagli plausibili ma non sempre precisi.

L’IA è ovunque ma necessita spesso di collegamento a Internet.

Batteria con capacità al minimo sindacale (ma ottima l’ottimizzazione di Google).

Funzioni fotografiche di base, sarebbe interessante avere anche strumenti più evoluti per sfruttare al massimo le doti fotografiche

Verdetto: il Pixel 11 Pro secondo iGizmo.it

Pixel 11 Pro è il primo vero e unico tentativo di compenetrare intelligenza artificiale e smartphone senza soluzione di continuità e senza un accesso “a chiamata” delle funzioni. Gemini è il vero sistema operativo sottostante ad Android 17, che è stato sapientemente adattato alle necessità del Pixel 11 Pro. Google non rende la IA un concetto separato dal device: la porta nel centro di tutto, dalla fotocamera alla dettatura, nelle notifiche, nella traduzione, nella ricerca e persino nella luce che si accende sul retro. Il tutto per semplificare le funzioni e per adattare l’interfaccia dello smartphone alle necessità dell’utente, interfaccia che può essere agilmente configurata a piacimento. Il comparto fotografico resta il motivo più concreto ed empirico per desiderare il Pixel 11 Pro. Il sensore principale grande, l’ultrawide da 48 MP, il tele 5x, Instant Night Sight e i nuovi controlli estetici compongono un sistema completo in dimensioni ancora gestibili. Magic Capture e lo zoom generativo sono più controversi, perché spostano una parte dell’autorialità e della veridicità dell’immagine dal fotografo al modello.