Il 2020 passerà alla storia perché è stato coniato il termine “smart working”, uno pseudoanglicismo tipicamente italiano che però rende bene l’idea. In realtà, nella lingua inglese, non esiste alcun significato nel dire di “smart working”, tuttavia nel modo di intenderlo all’italiana riassume il concetto di lavoro in remoto e in massima flessibilità. Un’azienda che ha tratto i massimi benefici tanto dal “remote working” quanto dall'”home working” è stata TP-Link che in Italia ha mostrato crescite del 60% nel mercato consumer (sell-out) e del 20% su quello delle piccole e medie imprese.

Il fatturato italiano è passato da 30 milioni di euro a oltre 50 milioni di euro così composto nelle sue due anime: 80% consumer (50% retail classico; 50% e-commerce); 20% Pmi. Spiega Diego Han, country manager di TP-Link in Italia: «Non solo siamo il primo brand nella tecnologia relativa al networking, ci poniamo sul mercato come una “technology company” in virtù dell’ampia attenzione alla ricerca e sviluppo dei nuovi prodotti (sei centri tra Cina e Stati Uniti) e della produzione in fabbriche di nostra proprietà, che ci garantiscono il controllo sui costi e sulla qualità finale dei modelli che proponiamo ai consumatori».
Han descrive i retroscena di un brand tutto sommato poco conosciuto, che è molto presente sugli scaffali virtuali e fisici ma di cui si conosce ben poco. Per esempio, TP-Link è in Italia dal 2011 ma l’azienda è stata fondata nel 1996 dove ha il quartier generale a Shenzhen. Sempre il manager spiega che l’obiettivo aziendale si snoda su due fronti, che ricalcano in modo speculare il business sopra detto: fornire prodotti dedicati alle smart home (in senso esteso anche come luogo di produttività) e alle aziende (per favorirne la connettività come asset).
Il 2020 ha esaltato la focalizzazione di TP-Link, come spiega Han: «La pandemia ha obbligato le persone a connettersi maggiormente da casa attraverso strumenti affidabili e potenti. Il nostro primo mercato rimane quello del Wi-Fi domestico, mentre i modelli che si appoggiano alla rete cellulare sono principalmente rivolti alle seconde case e a chi opera in condizioni di mobilità. Dunque, il trend che ci portiamo nel 2021 è un combinato disposto dato dall’esigenza di ottenere massime prestazioni e copertura del segnale wirelss e dal posizionamento di prezzo corretto». Il tutto sostenuto da un controllo di qualità, da un’assistenza e da una semplicità che TP-Link promette “all’avanguardia”.
Lo scenario 2021 descritto da Diego Han è basato su alcuni asset fondamentali: l’ascesa della tecnologia Wi-Fi 6, l’adozione di soluzioni 5G e l’adozione di piattaforme di connnettività basate sul cloud e sull’intelligenza artificiale per le piccole e medie imprese.


TP-Link: tra smart home e connettività migliore
Dunque si parte dallo scenario italiano, descritto da Giancarlo Patti, retail sales manager di TP-Link Italia. Nel nostro Paese opera un team di 23 persone. La market share italiana nel networking consumer è pari al 59%, ottenuta con una copertura del retail specializzato che supera il 90%. Il punto di forza di questa presenza è rappresentato dai punti vendita fisici sui quali il brand opera in modo attento.

Questo perché il netwoking, ancor di più in ambito domestico, è un argomento ostico e la corretta formazione del personale di vendita è importante. Non solo, chiediamo anche in che modo si possa migliorare la cultura di prodotto da parte dei consumatori, che spesso comprano in modo inconsapevole sulle effettive potenzialità del modello. Risponde Patti: «Le nostre scatole sono “parlanti”, ossia spiegano in modo semplice e intuitivo le funzioni di base e i benefici offerti dalle nostre soluzioni. A ciò si aggiunge il sito web, ricco di informazioni. Certo il consumatore deve ancora migliorare e ampliare la cultura relativa al Wi-Fi e agli argomenti correlati, ma stiamo operando anche per offrire quante più informazioni possibili. Sarà uno degli obiettivi del 2021″.
In questo compito, TP-Link è assistito da una necessità effettiva di soluzioni diverse da quelle fornite di base dall’operatore telefonico. La didattica a distanza, il lavoro da casa, le specificità di un ambiente domestico sempre più connesso e collegato (leggasi IoT e smart home), incitano gli utenti a capire quale sia la soluzione ottimale per i specifici casi d’utilizzo. A ciò si aggiunge la forza innovatrice dei prodotti più recenti, dai pc portatili agli smartphone, che fanno uso di tecnologie Wi-Fi di nuova generazione e la necessità di una connettività stabile ed efficiente, da cui deriva la domanda di accessori quali extender e powerline.

Questi ultimi due, peraltro, non solo permettono di ampliare il range d’azione del Wi-Fi ma sostengono in modo effettivo la trasformazione della casa in “smart home”. Tant’è vero che TP-Link si propone come partner tanto a casa quanto in azienda per la digitalizzazione con soluzioni che si affidatno a un’equazione solida: “ampia gamma + qualità dei prodotti + prezzo accessibile”.
Tutto ciò senza dimenticare il ruolo dei provider. Se da una parte l’iniziativa “modem libero” ha dato spazio per la sostituzione degli apparati forniti dai gestori, ma è un numero limitato di utenti, dall’altra TP-Link sta operando in sinergia con le scuole e i fornitori di servizi per migliorare la connessione. Offrendo due vantaggi principali in questo scenario Smb: la configurazione semplificata e agile dell’infrastruttura e una gestione centralizzata via cloud.






















