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Una grande fotografia dell’Italia. Una grande festa della musica. Tutto è pronto, ci siamo: il Festival di Sanremo, che comincia stasera (direttissima su Rai Uno), è anche il crocevia per le nuove frontiere rappresentate dallo streaming digitale che pesa sempre di più nel business e nelle abitudini di consumo.

Sulle ali di Spotify

I dati di Fimi (Federazione Industria Musicale Italiana), riferiti al primo semestre 2019 (in attesa di quelli a consuntivo) dicono che lo streaming musicale ha generato oltre 54 milioni di euro di ricavi e da solo rappresenta il 63% di tutti i ricavi dell’industria discografica. Più in dettaglio, stando a quanto pubblicato dal sito TrueNumbers, l’anno passato, la piattaforma musicale preferita dai consumatori è stata Spotify, dal momento che il 51% degli italiani ha scelto i suoi servizi a pagamento di Spotify, e non soltanto per ascoltare canzoni gratis. Netto il distacco nei confronti di Amazon Music (scelta dal 36%), mentre al terzo posto della classifica si è piazzata YouTube Music (28%). A seguire, completano la top ten nell’ordine iTunes (24%), Google Play Store (22%) e Apple Music (17%). In coda rimangono Deezer (8%), SoundCloud (7%), Tidal (6%) e Napster (4%). Ovviamente, in occasione di Sanremo 2020 tutti i top player sono schierati in pole position. E’ una ghiotta occasione da non perdere. 

La tradizione vince anche a Sanremo 2020

Ma non solo. Settanta edizioni del Festival sono una miniera di racconti, spunti, scoop e casi clamorosi. Le lettere dell’alfabeto non bastano.  E allora ecco un piccolo dizionario come guida per ricordare alcune cose, non necessariamente le più importanti, che hanno caratterizzato la storia della rassegna canora.

A come Ariston: lo storico teatro e palcoscenico che sarà agghindato a festa per l’ennesima volta con la scenografia firmata da Gaetano Castelli, storico collaboratore di Pippo Baudo.

B come balconcino: quello da cui si è quasi sempre collegato Vincenzo Mollica, storico inviato del Tg1. Sarà per lui l’ultimo festival della carriera professionale durata quarant’anni. Dal 29 febbraio andrà in pensione. Ci mancherà.

I come indipendente: da intendersi come circuito di musica, a cui si è aperto finalmente il Festival dall’inizio del Duemila, offrendo spazio e le luci della ribalta a etichette nuove e non soltanto alle major.

Dal debutto, a “Volare” fino allo streaming musicale

P come prima edizione: è quella del 1951. In gara venti brani, tutti interpretati da tre cantanti: Nilla Pizzi, Achille Togliani e il Duo Fasano.

R come reality: da X-Factor ad Amici le produzioni televisive hanno acceso i riflettori su giovani talenti (o presunti tali) che hanno sfruttato la scia andando a vincere il festival: da Marco Mengoni a Emma Marrone, da marco Carta a Francesca Michielin, da Noemi ad Annalisa.

S come streaming: quello digitale delle piattaforme musicali sempre più sulla cresta dell’onda e che sono diventate il centro di gravità musicale permanente.

V come “volare ooo oooo”: anno 1958, il successo di Domenico Modugno e Johnny Dorelli (Nel blu dipinto di blu) che fa da apripista al miracolo economico degli Anni Sessanta. E che è diventato una sorta di inno italiano, specialmente in occasione del karaoke, soprattutto quando siamo all’estero nei villaggi turistici.