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Samsung rimanda il Galaxy Fold: “Rinforzeremo il display”. Non è notizia positiva, per nessuno

Samsung ha deciso di rimandare la data di commercializzazione del Galaxy Fold, lo smartphone con display pieghevole che nei giorni scorsi aveva subito una serie di danneggiamenti (alcuni volontari, rimuovendo uno strato del display) da parte dei primi reviewer che lo avevano testato. La decisione dell’azienda è stata così motivata: “Prenderemo le misure per rinforzare lo schermo”, ossia l’elemento cardine di questa nuova generazione di dispositivi. La data di disponibilità nei negozi e nelle mani di chi ha già aderito al pre-ordine sarà comunicata nelle prossime settimane. Nel frattempo il brand si prenderà tutto il tempo necessario per indagare sui fatti e per attuare le eventuali manovre correttive per ridurre la fragilità del foldable.

La dichiarazione di Samsung

In questa pagina si può leggere la dichiarazione ufficiale di Samsung. Che traduciamo di seguito:

“Di recente abbiamo svelato una nuova categoria di dispositivo mobile: uno smartphone che si affida a numerose nuove tecnologie e materiali per creare un display così flessibile da piegarsi. Siamo stati incoraggiati dall’entusiasmo che ha accompagnato il Galaxy Fold.

Se da una parte molti reviewer hanno condiviso il vasto potenziale che hanno visto in questo prodotto, alcuni altri ci hanno mostrato come il dispositivo necessiti di ulteriori miglioramenti che possono assicurare la migliore esperienza utente possibile.

Per valutare nella loro interessa i feedback ed eseguire ulteriori test interni, abbiamo deciso di rimandare la distribuzione di Galaxy Fold. Abbiamo in programma di annunciare la data di commercializzazione nelle prossime settimane.

Le rilevazioni iniziali derivanti dalle ispezioni sui display hanno mostrato che le problematiche rilevate possono essere associate all’impatto con le aree esposte superiori e inferiori del cardine. C’è anche stata una criticità con sostanze trovate all’interno del dispositivo che hanno impattato negativamente sulle prestazioni del display.

Prenderemo tutte le misure necessarie per rafforzare la protezione del display. Perfezioneremo anche le indicazioni sull’uso e la cura dello schermo, includendo superfici protettive così che i consumatori possano trarre il massimo dal loro Galaxy Fold.

Riteniamo molto importante il valore della fiducia accordata dai nostri utenti, che hanno sempre la priorità massima. Samsung è impegnata a lavorare insieme con i consumatori e i partner per portare innovazione nell’industria. Vogliamo ringraziare tutti per la pazienza e la comprensione”.

Cosa è successo

Questa dichiarazione chiude di fatto una vicenda iniziata la settimana scorsa negli Stati Uniti, quando le prime unità del Galaxy Fold sono state consegnate per i test ai primi giornalisti. E nel giro di 24 o al massimo 48 ore i possessori avevano iniziato a lamentare evidenti malfunzionamenti del display o della cerniera meccanica che tiene unite le due valve e permette al display centrale da 7,3″ di piegarsi.

I malfunzionamenti riportati erano principalmente da ricondurre a pratiche non adeguate da parte dei possessori. Nella fattispecie, i malfunzionamenti nei display sono stati ricondotti all’asportazione di una superficie in plastica incollata allo schermo; sia nelle istruzioni sia nell’informativa ufficiale era stato messo in chiaro di non rimuovere lo strato in questione in quanto parte integrante del display, funzionale alla piegatura dello stesso.

In altre occasioni, sono stati rilevati elementi estranei all’interno del dispositivo: un giornalista aveva dichiarato di aver appoggiato il Fold su un supporto in creta, chiudendolo, così che alcuni detriti sono stati agganciati dal meccanismo di chiusura e hanno rovinato il display.

Ci eravamo espressi in modo molto provocatorio e volutamente iperbolico nei confronti di questi atteggiamenti, perché a fronte di un comportamento non idoneo all’utilizzo è stata montata una campagna sensazionalistica dei media coinvolti (The Verge in primis) che non trova pari con altri brand, in particolare quelli made in Usa (tanto per fare un esempio, sul sito in questione non ci sono tracce delle esplosioni delle Tesla). Ci siamo chiesti se i Galaxy Fold siano stati usati in modo consono, perché la precisione temporale nell’individuazione dei difetti e la veemenza di certi titoli visti dall’altra parte dell’Oceano su alcuni brand non hanno un riscontro identico con altri marchi più locali. Abbiamo provato a offrire un punto di vista diverso, magari più critico, di certo molto più provocatorio, ma la questione è che Samsung ha fatto una scelta di valore: si è esposta in prima persona. Sarebbe interessante vedere i media americani chiedere il medesimo comportamento da altre aziende che lasciano defluire i momenti critici con commenti di circostanza e parole poco progettuali.

Questo per dire che la mossa di Samsung ha un senso molto più ampio del semplice messaggio di rimando della distribuzione del prodotto. Nel raccontarvi il nostro primo contatto con il Galaxy Fold abbiamo indugiato non poco nel descrivere come è fatta la cerniera e che l’utilizzo di questa generazione di smartphone ci obbligherà a imparare di nuovo a utilizzare i dispositivi, perché sono più fragili. Non abbiamo fatto mistero che ciò che sembra indolore agli smartphone di oggi va rimesso in discussione con i modelli dotati di display pieghevole, perché il livello di complessità meccanica che introduce questa generazione di device è tale da moltiplicare i motivi di fragilità.

Ebbene, questo è il senso della nota ufficiale del brand coreano. Ritornare a uno stato di test per comprendere se davvero non sia stato trascurato qualcosa. Sempre nel nostro primo contatto vi abbiamo mostrato come ai due estremi dell’elemento cardine ci sono piccole fessure: un corpo estrane o un liquido all’interno e il meccanismo, display pieghevole compreso, è potenzialmente in pericolo.

Ma è un errore fare un parallelo tra Note 7 e Fold. In entrambi i casi Samsung si è presa l’onere di esprimersi in prima persona, attuando manovre politiche e comunicative coraggiose e per questo lodevoli. Tuttavia la diversità va ricercata nella differenza sostanziale tra i due fatti: nel primo caso un blocco della distribuzione per un potenziale problema sottovalutato che ha comportato una campagna di recupero dei prodotti unica nel suo genere; nel secondo sono difetti di “gioventù”, afferenti a un prodotto privo di storicità e la cui complessità strutturale e produttiva può portare a sottostimare i tanti dettagli e le infinite modalità di utilizzo, anche inadeguato.

L’ultima parola

E di inciampare può capitare a tutti, anche a chi oggi può sentire le labbra piegarsi in un sorriso. Perché i foldable hanno di fronte a loro il futuro di un settore che ha bisogno di innovazione come dell’ossigeno per un sub. L’omologazione di design, funzioni e formati non sta facendo bene al mercato, che subisce fin troppo duramente le sorti di un prodotto poco centrato o addirittura non percepito adeguatamente. Il settore della mobile technology ha disperato bisogno di ritrovare la spinta innovativa che lo ha contraddistinto negli ultimi anni e che sta rallentando.

I display pieghevoli sono il futuro ma non possono essere accompagnati da diffedenza e da messaggi sbagliati. Perché basta leggere i commenti per rendersi conto che gli utenti non riescono ancora a comprenderne i reali vantaggi, complici anche un sistema operativo e una raccolta di app non ottimizzate. L’esperienza software non sta cambiando e migliorando allo stesso regime di accelerazione dell’hardware. Le app sono praticamente immutate da tre anni; processori, schermi, fotocamere e memorie hanno fatto un balzo enorme.

Il foldable rappresenta il futuro ed è uno stimolo di rinnovamento per tutto l’ecosistema, a partire da Android per arrivare agli accessoristi. I messaggi provenienti da questo nuovo universo tecnologico devono essere positivi e ingaggiare il consumatore, non alimentarne le già naturali diffidenze.

Gioire degli insuccessi come un ultras in curva non fa bene a nessuno, anzi, in questa industria alla ricerca di nuove storie da raccontare ai consumatori. Nuove storie che purtroppo latitano all’interno dei corridoi appoggiati sul suolo statunitense.

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