Provando per una decina di giorni abbondanti il OnePlus 11 5G al fine di scrivere questa recensione, ci viene da pensare che il brand abbia riabbracciato la sua filosofia iniziale e abbia centrato l’obiettivo di tornare a interessare il suo pubblico più affezionato. Ma non solo questo: lo smartphone è un concentrato di tecnologie di più recente generazione in un design sottile e leggero, diremmo compatto nonostante le dimensioni del display, che lo rende facile da trasportare, anche in tasca, e bello da esibire. E, per di più, OnePlus ritrova la partnership con Hasselblad, che era stata varata con la bellissima serie 9 e già allora aveva mostrato interessanti potenzialità. Insomma, OnePlus ha un po’ riorganizzato ciò che non ha funzionato come doveva sul 10 ed ha ripreso in mano le ottime idee della 9, attualizzandole con un hardware allo stato dell’arte nella 11.

In questa nuova veste, Hasselblad ha contribuito in due modi per perfezionare il reparto imaging dell’OnePlus 11 come evidenziamo in questa recensione. Ossia ha aiutato a calibrare le ottiche, che scattano in 10 bit formati Heif, affinché gli scatti possano riprodurre “colori naturali”. La cosiddetta “Natural Color Calibration” di Hasselblad emerge attivando la modalità di scatto a 10 bit e lasciando attivata la IA durante lo scatto. Peraltro diciamo subito che la IA, ossia il sistema che assiste la fotocamera, non è invasivo ma provvede a restituire un’apparenza più realistica alle tonalità, non solo contrastandole leggermente ma proprio ricercando un equilibrio cromatico naturale. Lo si nota negli scatti in coda a questo articolo: le foto scattate con la IA sono più simili alla scena effettiva rispetto a quelle prive di IA, laddove l’ottica comunque offre una qualità imaging già eccellente di suo. Il “tocco” di Hasselblad aggiunge realismo, quindi più coerenza rispetto a ciò che si vede con gli occhi.

Peccato solo che i tre sensori differenti non siano omologati nella riproduzione del colore, nonostante lo spettometro a 13 canali che dovrebbe sostenere gli obiettivi nella gestione dello scatto. I colori migliori e più fedeli si ottengono con il sensore principale; con la IA e i 10 bit attivati si ha una foto molto fedele alla scena. Il sensore ultra grandangolare tende a scurire, mentre il teleobiettivo (zoom ottico 2x) è più coerente.

oneplus 11 5g recensione

La partnership tra Hasselblad e OnePlus si concretizza nell’11 anche in altri aspetti come mostrato in questa recensione. Uno su tutti sono i tre filtri colore che si possono attivare allo scatto. L’altro sono invece le modalità di scatto presenti nel menu Altro dell’app fotografica: le due storiche di Hasselblad, ossia XPan e Tilt-Shift (sfumatura intorno al soggetto orizzontale o verticale). XPan permette di scattare come se si usasse la pellicola con l’effetto tipicamente Hasselblad. Il risultato è uno scatto in formato 65:24 che spicca per il taglio fotografico e la resa quasi da pellicola. Una firma tecnologica della presenza di Hasselblad (qui di seguito mostriamo alcuni scatti) e che consente di ottenere immagini uniche nel suo genere.

Siamo partiti da questo connubio tra OnePlus 11 e Hassleblad perché è l’esempio più concreto e lampante che il brand, ormai afferente a Oppo, ha ritrovato la sua strada originale che aveva intrapreso con la serie 9. E, quindi, anche la filosofia di proporre il top a un prezzo più vantaggioso rispetto al resto del mercato. Come nel caso del modello che abbiamo usato per le prove: la versione con combinazione di memoria da 16+256 GB abbinata al Qualcomm Snapdragon 8 Gen 2, proposto a 919 euro (la versione 8+128 GB è posizionata a 849 euro). Se si considerano le funzioni fotografiche evolute, il sistema operativo Android 13 con OxygenOS 13 (una versione personalizzata da OnePlus della ColorOS 13 di Oppo) e la dotazione allo stato dell’arte, il bilanciamento con il prezzo è quasi quello dei tempi gloriosi del brand.

A proposito di dotazione, ecco le caratteristiche tecniche del OnePlus 11 oggetto di questa recensione:

Display: Amoled Ltpo3 a 6,7″ 20:9 (3.216×1.440 pixel) 120 Hz, 1 miliardo di colori, 90% rapporto tra schermo e scocca, luminosità di 500 nit tipica e 800 nit massima; picco di 1.300 nit (HDR e luminosità massima). È protetto da una lastra Corning Gorilla Glass Victus
Dimensioni e peso: 163,1×74,1×8,5 mm / 205 grammi (il dorso è in Gorilla Glass 5)
Sistema operativo: Android 13 con OxygenOS 13
Processore: Qualcomm Snapdragon 8 Gen 2
Architettura processore: octa core (1xCortex-X3 a 3,2 GHz; 2xCortex-A715 a 2,8 GHz + 2xCortex-A710 a 2,8 GHz; 3xCortex-A510 a 2 GHz)
Gpu: Adreno 740
Ram: 16 GB
Storage: 256 GB UFS 4.0
Batteria: 5.000 mAh
Ricarica: SuperVooc a 100 Watt, non supporta la ricarica wireless
Connettività: 5G, Lte, Bluetooth 5.3, Wi-Fi6E, Usb-C 2.0
Certificazione: IP54, resistente a spruzzi e polvere

Per il momento tralasciamo il dettaglio del reparto imaging, che tratteremo più avanti. Ciò che emerge dalle caratteristiche tecniche è uno smartphone di fascia alta proposto a un prezzo appetibile e capace di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza. OnePlus 11 spazia dal gaming più impegnativo alla produttività fino al multimedia. Le funzioni di gestione del display permettono di massimizzare la resa visiva nella riproduzione di video e foto. Il pannello ha un punto di bianco invidiabile e una profondità e precisione dei colori generata da un’ottima calibratura di fabbrica, che conferisce un tocco di contrasto non fastidioso ma adatto a far risaltare i colori. Sono colori carichi? Volendo essere pignoli, un po’ sì, ma si possono attenuare e rendere più naturali dal menu delle impostazioni, come sempre accade con i pannelli Oled ed equivalenti.

Nel nostro caso abbiamo configurato il pannello così: risoluzione massima fissa, 120 Hz fissi e modalità di colore “brillante” (gamut più ampio). E questa configurazione ci ha fatto apprezzare non poco tanto gli streaming video quanto le foto, che se appaiono belle sul display dell’OnePlus 11, quasi certamente avranno il medesimo aspetto anche su un display più grande.

A impreziosire il display ci pensa l’interfaccia di OxygenOS 13, che completa la transizione alla piattaforma ColorOS 13 e ad Android 13. Usando OnePlus 11 per la recensione abbiamo riconosciuto le impostazioni, i colori e le funzioni della piattaforma di Oppo solo rivisti e personalizzati per lo smartphone. OxygenOS 13 risulta leggera, esteticamente curata, molto elegante in tutte le sue declinazioni in cui può essere personalizzata e capace di offrire un’ergonomia tale da semplificare ogni operazione.

Merito della reattività va anche alla potente configurazione hardware: del processore Snapdragon 8 Gen 2 abbiamo approfondito le caratteristiche in questo articolo. Nel quale lo abbiamo messo a confronto con le version 8 Gen 1 e 8+ Gen 1. Sull’OnePlus 11 con la configurazione 16+256 GB permette di ottenere i seguenti punteggi nei benchmark Geekbench e Antutu:

Risultati che testimoniano, una volta di più in questa recensione, tutto il potenziale che OnePlus 11 può esprimere in qualsiasi contesto di utilizzo. Per la cronaca, il display a 120 Hz non incide più di tanto sull’autonomia della batteria: il vero killer dell’autonomia è l’Always on display anche se opera a 1 Hz. Riduce di almeno un terzo, se non oltre, la durata effettiva raggiungile offrendo un orpello estetico tutto sommato di poca utilità. Disattivandolo, si completano non solo le 24 ore di durata della batteria, ma si sfiorano le 30 ore.

La parentela tra Oppo e OnePlus è anche testimoniata dal sistema di ricarica della batteria da 5.000 mAh: l’alimentatore SuperVooc da 100 Watt permette di raggiungere il 100% della ricarica in poco più di mezz’ora; in 15 minuti ricarica circa il 50%. Un vero portento. E preservando la durata della batteria attraverso soluzioni software basate sull’intelligenza artificiale e che modulano la potenza sia per evitare surriscaldamenti, sia per massimizzare la vita utile dell’accumulatore.

L’intelligenza artificiale è anche presente nella gestione della Ram con la funzione Ram-Vita che usa il machine learning per alloccare la memoria alle app in modo intelligente a seconda di come l’utente usa lo smartphone. Per esempio, se fate sovente uso dell’app fotografica, questa rimane pre-caricata in memoria per accelerare l’avvio. Lo stesso avviene con i compiti più difficili, ai quali viene allocata dinamicamente una porzione incrementale di Ram. È il caso dei giochi o delle app di editing video, come abbiamo verificato durante le prove. Il gaming vanta una modalità dedicata che si attiva non appena attivate un’app di gioco: le risorse dell’OnePlus 11 sono completamente allocate a tale operazione.

Grazie ai fogli in grafene (superficie di 5.673 mm2) e alla generosa camera di vapore (ha una superficie di 3.685 mm2) che sovrasta il chipset, abbiamo constatato che il dorso in vetro dell’OnePlus 11 non diventa mai caldo in modo fastidioso. Si riscalda leggermente ma non ha mai superato i 38° secondo il termometro al tocco che usiamo per i test e dopo lunghe sessioni tra gaming e benchmark. Questa soluzione di raffreddamento è anche utile quando si girano video in 8K a 30 fps, oppure sfruttando la modalità di registrazione “anti vibrazione” che abbassa la risoluzione a 1080p/30fps o ancora in time lapse. Tutte operazioni che impattano su batteria e Sandpragon ma che non si fanno sentire come incremento di calore sulla parte posteriore. Il dorso non scalda, ok, ma il vetro è un po’ scivoloso: altamente consigliato l’acquisto di una cover per migliorare il grip.

La scocca ha solo rating IP54, quindi è resistente a spruzzi e polvere, però cela due speaker stereo con supporto Dolby Atmos capaci di una buona potenza sonora. La sezione audio è altrettanto buona con le chiamate vocali, grazie anche a una intelligente disposizione delle antenne che permette di avere sempre una buona ricezione. La somma tra audio curato e display ben calibrato produce un dispositivo votato per il multimedia.

La sezione imaging è la dimostrazione di quanto questo smartphone sia nato pensando non solo alla fruizione multimediale, ma anche alla creazione. Il reparto fotografico è interessante:

sensore principale Sony Imx890 a 50 Mpixel, f/1.8, 24 mm, Pdaf e Ois;
sensore ultra grandangolare Sony Imx581 a 48 Mpixel, f/2.2, Fov 115°
tele obiettivo Sony Imx709 a 32 Mpixel, f/2.0, 48 mm, zoom ottico 2x, zoom digitale 20x
sensore selfie a 16 Mpixel, f/2.4, 25 mm (gandangolare)

In particolare il Sony Imx890 inizia l’era dei sensori da 1.0 µm, una caratteristica che garantisce elevata fedeltà fotografica in qualsiasi condizione di luce. In particolare al buio. E l’efficacia di questo sensore in condizioni di scarsa luminosità è rappresentata dalle foto qui di seguito scattate di sera: la “potenza bruta” del sensore sopperisce persino alla modalità notturna e alla IA. Le doti dell’Imx890 ci hanno davvero impressionato perché si ottengono scatti sempre precisi, profondi e ricchi di dettagli senza troppi sforzi. Gli altri due obiettivi, per quanto precisi, non raggiungono il livello fotografico dell’890. Tanto più che si esalta con le ottimizzazioni e le funzioni di Hasselblad. E non indugiamo oltre: osservate le foto per rendervene conto da soli.

OnePlus 11: la galleria fotografica

Confronto IA attiva e disattivata

Modalità macro, bokeh, XPan e Tilt-Shift

Modalità di scatto varie sfruttando le tre ottiche