honor 70 review recensione igizmo
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Ci è piaciuto, sì, lo ammettiamo. Fin dal primo istante per le sue scelte intelligenti, il peso contenuto, la qualità costruttiva e le opportune e sapienti correzioni attuate da Honor sul 70 rispetto al predecessore 50. Tra i due c’è una stretta parentela estetica: lo schermo curvo da 6,67” (migliorato sul 70) e il dorso con il gruppo ottico suddiviso in due cerchi quasi a formare un otto. Questa volta, però, i due gruppi ottici sono più sottili e meno “invadenti” nel design: tanto è bastato perché l’aspetto posteriore dell’Honor 70 ci piacesse più di quello del 50. Più minimal, più elegante e, scandagliando sotto le apparenze, cela un reparto ottico più potente (quantomeno per il sensore principale).

Altra scelta intelligente è stata di inserire il chipset Qualcomm Snapdragon 778G+ 5G: in abbinata con la batteria da 4.800 mAh assicura un’autonomia di una giornata intera senza rinunciare a nulla, anche mettendolo sotto sforzo. A conti fatti sull’Honor 70 il brand ha attuato in modo chirurgico una serie di miglioramenti rispetto al 50 così da renderlo uno degli smartphone più interessanti e meglio riusciti tra quelli della fascia premium (il prezzo parte da 549,90 euro). Il modello in prova con la configurazione 8+256 GB è proposto a 599,90 euro e ci ha stupiti non solo per l’estetica ma per la fluidità e le performance nell’uso pratico, in particolare per le doti fotografiche.

Abbiamo iniziato a usare l’Honor 70 durante l’Ifa 2022 subito dopo l’evento di presentazione del brand. Inserita la nostra Sim (per la cronaca di Tim) abbiamo sfruttato lo smartphone per “raccontare” fotograficamente l’evento organizzato dal team italiano di Honor a Berlino: un giro con la storica Trabant per la capitale tedesca. Così una dozzina di auto hanno girato per un paio di ore per la città attraversando la ex parte est e la ex parte ovest per osservare i punti più suggestivi, dal Bundestag alla Sprea, passando per la porta di Brandeburgo e i quartieri più pittoreschi. Scatti su scatti, che vi proponiamo in coda alla recensione e che testimoniano nelle varie condizioni di luce come il sensore principale dell’Honor 70, nostro fido compagno sia per l’imaging sia per la navigazione Gps e le informazioni turistiche, sia capace di restituire immagini di alta qualità seppure manchi nella configurazione lo stabilizzatore ottico.

Honor 70 porta a battesimo il sensore Sony Imx800

Il Sony Imx800 che si trova dietro l’ottica principale è un vero portento: più grande, più “luminoso”, migliore, più veloce e più preciso del suo ideale predecessore Imx766. Questo permette all’Honor 70 di ottenere risultati eccellenti e riesce a fare la differenza rispetto agli smartphone di pari posizionamento anche se dotati di Ois. Certo, quando la luce si abbassa è meglio imparare a tenere la mano ben ferma oppure, se possibile, trovare un appoggio o usare un cavalletto onde massimizzare la resa fotografica. Ma l’intelligenza artificiale corre in soccorso senza “colorare” le foto o enfatizzare le tonalità ma aggiustando e calibrando in modo delicato, per migliorare il risultato finale.

Le parole che stiamo usando tradiscono una certa soddisfazione e un chiaro appagamento nell’uso dell’Honor 70 come cameraphone. Tanto che dopo averlo eletto a nostro fido occhio per raccontare il giro in Trabant per Berlino, lo abbiamo anche portato con noi in una trasferta a Londra durante una giornata uggiosa. Con una luce del giorno opaca, spesso interrotta da bagliori e, a tratti, oscurata dalle nuvole piovose. Trovate gli scatti sui rigagnoli del Tamigi sempre nella galleria in coda all’articolo. Ma anche in questo contesto l’Honor 70 ha confermato le doti: leggerezza, eccellente autonomia, prestazioni adeguate per tutte le esigenze più (è fluido e reattivo con tutte le app e i giochi più utilizzati secondo la classifica di Google Play) e scatti fotografici da incorniciare con il sensore principale.

Rimaniamo in argomento e, per completezza, descriviamo il reparto fotografico:

  • sensore principale Sony Imx800 a 54 Mpixel, focale utile 27 mm (23 mm focale effettiva), f/1.9, autofocus a rilevamento di fase (Pdaf);
  • sensore ultrawide angle a 50 Mpixel, f/2.2, 23 mm, Fov di 122°;
  • sensore di profondità di 2 Mpixel, f/2.4;
  • sensore selfie a 32 Mpixel, f/2.4.

I video sono girati alla risoluzione massima di 4K a 30 fps, mentre lo slow motion è a 720p a 960 fps. Il sensore frontale arriva a girare video a 1080p a 30 fps. In entrambi i casi la stabilizzazione avviene in digitale.

Per capire la resa così elevata del sensore principale in ogni situazione bisogna riconsiderare la lunghezza focale utile di 27 mm ma effettiva di 23 mm. Questo perché Honor esegue un crop hardware sulla parte centrale del grande sensore Imx800 (1/1,49”) con il doppio vantaggio di compensare l’assenza dell’Ois e di massimizzare le doti, anche velocistiche di cattura, del modulo di Sony. Il risultato è dato dalle foto eccellenti che si ottengono con facilità con l’Honor 70. Soprattutto piace la gestione della luce all’interno dello scatto, la dinamica tra le zone chiare e scure e il livello di dettaglio.

Il software essenziale ma completo, potremmo dire quello tipico degli smartphone di Honor, assicura il doppio vantaggio di mantenere una buona coerenza cromatica tra sensore principale e ultra grandangolare e di assicurare una enorme differenza di Fov tra i due. Tanto che lo scenario inquadrato con l’ultrawide angle è davvero estremo ma fatta l’abitudine ed esaltata la creatività, si ottengono scenari impressionanti, anche per la precisione delle linee e il livello di dettaglio. I 50 Mpixel fanno la differenza in termini di qualità e definizione. Inoltre il passaggio tra le varie fotocamere e modalità di scatto è fluido e naturale, altro aspetto che impreziosisce l’esperienza di utilizzo.

Questi due sensori sono posizionati rispettivamente nella parte bassa del cerchio superiore e nella parte alta del cerchio inferiore, quindi sono vicini. Il sensore in alto del cerchio superiore è quello di profondità ed entra in gioco quando si attivano le modalità Ritratto e Apertura, per scattare ottenendo il classico effetto bokeh, ossia con lo sfondo sfocato sia esso con persone (Ritratto) oppure oggetti (Apertura). In entrambi i casi si fa affidamento sulle doti fotografiche dell’Imx800 e sulla IA con risultati eccellenti. Mentre la macro passa dall’ultra-grandangolare e rispetto ai classici sensori a 2 Mpixel guadagna in termini di definizione.

Pur essendoci posto, non c’è il teleobiettivo. Lo zoom fino a 10x avviene eseguendo un crop sul sensore principale. A 2x i risultati sono buoni e a 4x siamo ancora ampiamente entro la piena soddisfazione. Oltre la pixelatura aumenta e per ottenere foto discrete è necessario avere il polso ben fermo.

Se poi ci si vuole sbizzarrire con la creatività, Honor ha integrato numerose funzioni accessori nell’app fotografica. Meritano di essere citate la Pro, che mette in punta di dita tutti i parametri di scatto, la Multi-video per girare in contemporanea con la fotocamera anteriore e posteriore e la Alta Risoluzione per scattare a 54 Mpixel effettivi. C’è anche la modalità HDR che permette di scattare massimizzando la gamma dinamica, già peraltro gestita egregiamente dalla IA in automatico in modalità Foto. Infine, Honor mette la sua firma con la modalità Solo Cut per girare video stabili e sempre a fuoco sul soggetto scelto, perfetta per chi fa blog. Mentre la modalità notturna consente di avere foto più “luminose” di notte, ma perdendo in coerenza con la scena che si vede seppure rivelando così molto dettagli in più. Anche in notturna affidandosi alle ottime doti del Sony Imx800 e alla modalità Foto con IA attivata si scattano foto suggestive perché fedeli a ciò che si vede a occhio nudo.

Debutta Magic UI 6.1 su Android 12 sull’Honor 70

L’app fotografica è solo un tassello, per quanto importante, della nuova interfaccia Magic UI 6.1 basata su Android 12 che fa il suo debutto su Honor 70. L’ambiente di utilizzo è omologato agli altri smartphone del brand, così che il tempo di apprendimento è pressoché azzerato. La Magic UI 6.1 apporta miglioramenti in termini di reattività, ottimizzazione ed estetici ma non stravolge Android. Semplicemente lo porta a un utilizzo tipico di Honor, con le icone che trovano posto sulle schermate home e non nel drawer (impostazione predefinita) e si può personalizzare l’ambiente con i temi e gli elementi scaricabili dallo store dedicato “Temi”. A ciò si aggiunge l’app My Honor per l’accesso alla community. Honor 70 come tutti i prodotti del brand ha Android 12 assistito dal pieno corredo dei servizi Google.

Così lo smartphone si può arricchire con tutte le app che, come detto, girano senza alcun problema. Nel 99,9999% dei casi non avrete problemi di sorta con la configurazione “smart” scelta da Honor per il 70 a utilizzare qualsiasi tipo di applicazione e funzione per la produttività, il multimedia, il gaming, il social e la messaggistica.

Come dimostrano i test, la combinazione data dallo Snapdragon 778G+ 5G con 8+256 GB di storage (quella che abbiamo in uso) produce punteggi tali da supportare qualsiasi esigenza d’uso dello smartphone:

  • Geekbench single core/multi core: 814 / 2.950 punti
  • Geekbench compute: 2.621 punti
  • Antutu: 466.779 punti

Per la cronaca, le app di benchmark sono state fatte girare con l’Honor 70 completamente configurato, ossia con installate le avide app di social networking e chat e con le notifiche attive. A ulteriore conferma che l’equilibrio tra performance e autonomia è stato centrato da Honor. La batteria da 4.800 mAh, con un utilizzo non troppo esigente e il pannello Oled da 6,67” fisso a 120 Hz e 2.400×1.080 pixel, arriva a sera con almeno il 40% di autonomia residua. Un utilizzo tranquillo tipico da weekend permette di staccare l’alimentatore il sabato mattina e riattaccarlo nella giornata di lunedì.

In ogni caso, la ricarica è veloce a 66 Watt, che significa avere il 50% di autonomia aggiuntiva in 20 minuti e una ricarica completa dallo 0% al 100% in molto meno di un’ora. Se poi si affida la gestione del refresh rate e della risoluzione dello schermo al sistema operativo, si incrementa ulteriormente la durata della batteria.

Segmentando le nostre impressioni, partiamo dallo schermo Oled per confermare le sue ottime doti multimediali e di leggibilità. La luminosità massima sfiora i 1.000 nits quando lo schermo è esposto alla luce diretta del sole o nelle condizioni di riproduzione multimediale con HDR attivato (il pannello è certificato HDR10+). Per fare in modo che i contenuti siano visualizzati con lo spazio colore nativo è necessario impostare su Normale la calibrazione del colore nel menu “Impostazioni/Display e luminosità/Modalità colore e temperatura”; impostando su Intensa si ottiene un punto di bianco più vicino a quello ottico e si vedono colori più “croccanti” ma perdendo la gestione dello spazio colore in base al video, al contenuto e alla foto riprodotta. La profondità a 10 bit si esprime soprattutto nella fedeltà di visualizzazione delle foto. Mentre il peso di 178 grammi lo si apprezza durante la riproduzione di streaming video o audio, perché non eccessivo e ben bilanciato sulla scocca (non certificata IP).

Manca il jack da 3,5 mm, tuttavia le cuffie a filo si possono collegare alla porta Usb-C tramite apposito commutatore Usb-C/3,5 mm che va acquistato a parte. Mentre con gli auricolari Bluetooth lo standard è Aac e la riproduzione di buona qualità per stabilità e fluidità del segnale wireless. In entrambi i casi si può accedere al pannello Histen per equalizzare l’audio.
Honor 70 è come detto uno smartphone 5G che nei test non ha mai deluso per la qualità del segnale (ricordiamo, operatore Tim) e ha consentito chiamate chiare e precise grazie al sistema audio di ottima qualità. La connettività Wi-Fi6 con un router compatibile è garanzia di massima velocità di trasferimento dei dati e tempi di attesa molto bassi.

Insomma, il nuovo smartphone 70 di Honor ci è piaciuto per come è stato costruito e per le sue performance. Ma anche per la dotazione completa di strumenti, soprattutto quelli di sicurezza e privacy che permettono di salvare in porzioni di memoria protetta da password e riconoscimento biometrico dati, file e app. Ecco, Honor 70 non è esente da qualche critica. Il sensore biometrico sotto al display è un po’ troppo vicino al bordo inferiore, lo speaker inferiore è solo mono e la ricarica wireless non è presente. Dettagli, se si considera l’ampia e solida dotazione di cui vi abbiamo detto.

Honor 70: galleria fotografica