Le auto connesse raccolgono dati personali e li condividono con le Big Tech

Le auto connesse possono condividere informazioni personali con numerose aziende tecnologiche e pubblicitarie, spesso attraverso le applicazioni installate sullo smartphone. È quanto emerge da uno studio della Northeastern University, condotto tra ottobre 2024 e agosto 2025 su numerosi veicoli.

L’analisi ha coinvolto 21 automobili e 30 app dei costruttori. Diciannove veicoli su 21 hanno trasmesso dati ad almeno un soggetto terzo tramite Wi-Fi, mentre 28 applicazioni hanno contattato almeno un’azienda pubblicitaria o di analisi. Tra le informazioni condivise figurano numeri di telaio (VIN), indirizzi e-mail e dati sulla posizione geografica. I destinatari comprendono società come Google, Meta, Snap, Yahoo e il data broker Acxiom.

General Motors tra i marchi coinvolti

Quattro applicazioni di General Motors – myCadillac, myChevrolet, myBuick e myGMC – hanno inviato il numero di telaio a dieci aziende, tra cui Microsoft e Adobe. Nell’elenco figurano anche HondaLink, Lincoln e MyNISSAN. Il VIN rappresenta un identificativo particolarmente delicato perché, a differenza dell’ID pubblicitario di uno smartphone, non può essere reimpostato. Associato a un indirizzo e-mail, può consentire alle società pubblicitarie di collegare il proprietario alle attività svolte su altre app e siti web.

La ricerca evidenzia inoltre il peso delle applicazioni mobili. Buick Envista e Nissan Ariya, per esempio, non hanno contattato autonomamente domini pubblicitari o di tracciamento, ma le rispettive app hanno esposto gli utenti alle connessioni con 23 e 25 aziende. I ricercatori avvertono che i dati potrebbero essere sottostimati, perché non è stato possibile decifrare tutto il traffico di rete dei veicoli.

Privacy, controlli e prime risposte

Interpellate dai ricercatori, 14 case automobilistiche su 17 hanno risposto che i flussi di dati rilevati erano conformi agli accordi con i fornitori. Alcune hanno richiamato la responsabilità degli utenti nel leggere le condizioni dei servizi di terze parti, mentre altre hanno attribuito il tracciamento alle pagine web aperte nelle app.

L’analisi delle informative sulla privacy ha però evidenziato una criticità: le sette applicazioni che condividevano identificativi personali dichiaravano la possibilità di trasmettere dati a terzi, senza indicare chiaramente quali aziende li avrebbero ricevuti e per quali finalità.

La questione riguarda anche General Motors, sottoposta a gennaio a un provvedimento della Federal Trade Commission statunitense che vieta per cinque anni la vendita dei dati degli automobilisti alle agenzie di informazioni sui consumatori e impone il consenso esplicito per la raccolta e la condivisione dei dati dei veicoli connessi. I test, tuttavia, precedono il provvedimento e i ricercatori non hanno contestato all’azienda alcuna violazione.

Honda ha invece chiesto alla società di analisi Amplitude di cancellare i dati sulla posizione e ha aggiornato HondaLink per interromperne l’invio. Per David Choffnes, professore della Northeastern University e coautore dello studio, è necessario un intervento delle autorità di regolamentazione per garantire maggiore trasparenza e controllo sui dati raccolti dalle automobili.