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Facebook: 87 milioni di utenti tracciati su Facebook. E il social rafforza le difese interne

Facebook ha confermato che il numero di persone tracciate in modo improprio e poste sotto osservazione da Cambridge Analytica nella sua gigantesca operazione di data mining sono state molte più di quanto dichiarato inizialmente.

Il numero fornito era già ragguardevole: 50 milioni di statunitesi. Ora è quasi raddoppiato raggiungendo, secondo il dato più recente fornito dal social ideato da Mark Zuckerberg, ben 87 milioni di utenti, la maggioranza dei quali sono residenti negli Stati Uniti ma almeno 1 milione sono nel Regno Unito.

Nel giro di un paio di una decina di giorni la magnitudo del fenomeno è aumentata. E c’è chi giura che le operazioni di Cambridge Analytica sono state ben più estese. L’aspetto che più sta mettendo in cattiva luce Facebook è stata l’assoluta tranquillità con cui la società ha potuto raccogliere dati in barba alle politiche di gestione della privacy messe in opera dal social network.

In modo del tutto indisturbato, Cambridge Analytica ha addirittura potuto rivendere i dati elaborati a terze parti per scopi di soprattutto riguardanti la campagna elettorale di Donald Trump in un’ottica di targetizzazione dei messaggi e dei potenziali elettori.

Il post sul blog di Facebook contenente il clamoroso dato di 87 milioni di utenti monitorati è stato firmato da Mike Schroepfer, il responsabile tecnico dell’azienda a cui fa riferimento il social network. L’articolo spiega nel dettaglio quali sono stati i metodi utilizzati per il tracciamento, che comprendono interfacce di dialogo con altre app, funzioni native e strumenti dedicati agli sviluppatori che hanno permesso l’estrazione delle informazioni sensibili e utili allo scopo.

Cambiamenti strutturali

Come vi abbiamo spiegato ieri, ora Facebook corre ai ripari ristilizzando il pannello delle impostazioni per mettere in maggiore risalto le opzioni relative alla privacy, alla sicurezza e alle app a cui è stato dato accesso al profilo sul social network.

Dal 9 aprile prossimo nel feed delle news apparirà un link che indica con quali servizi di terze parti sono stati condivisi i dati.

A partire da questi giorni, infine, Facebook ha disattivato gli strumenti che permettevano agli sviluppatori di accedere alle informazioni raccolte con la convidisione degli eventi: “Solo le poche app che approveremo potranno avere accesso a questa funzione e dovranno soddisfare requisiti molto stringenti”, scrive Schroepfer.

Il manager continua descrivendo come le applicazioni terze avranno sempre maggiori limitazioni rispetto alle informazioni personali a cui potranno avere accesso, anche al fine di evitare l’utilizzo di foto personali o di analizzare i commenti postati dagli iscritti.

Tutte le app sotto analisi

La risposta del social network non si ferma qui. Per esempio sarà attivata una sorta di procedura di ripulisti delle applicazioni che hanno accesso al profilo per funzionare ma delle quali l’utente non ne ha fatto uso nei precedenti tre mesi. In questo processo di chiusura dei rubinetti anche Instagram avrà meno privilegi nell’accedere ai dati di Facebook, nonostante il social di condivisione fotografica faccia parte della grande famiglia di Mark Zuckerberg.

Infine, dulcis in fundo, non saranno più tracciati sms, chiamate e numeri telefonici se non in seguito a espressa e puntuale autorizzazione da parte dell’utente. Questi rafforzamenti, garantisce Schroepfer, non avranno alcun impatto sul funzionamento di Facebook. Anzi, renderanno la piattaforma ancora più sicura perché più matura nella protezione dei propri utenti.

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