Il DSA (Digital Services Act) dell’Unione Europea è ai nastri di partenza. Domani, 25 agosto, entra in vigore la sorveglianza sulle cosiddette Big Tech interessate dal provvedimento. Obiettivo: chiarezza, trasparenza, rispetto degli utenti (rispetto privacy e moderazione dei contenuti) per ben 19 delle principali piattaforme online. Da Amazon ad Apple, da Google a Microsoft, da TikTok a meta (Facebook e Instagram) tutti questi soggetti identificati (insieme d altri) e definiti VLOP (Very Large Online Platform) devono adeguarsi alle regole definite dalla Commissione di Bruxelles. Ancor più in materia di moderazione dei contenuti, sulla privacy degli utenti e sulla trasparenza.
DSA: le Big Tech e i necessari adeguamenti
Ma le Big Tech a che punto si trovano? Diciamo che nel corso degli scorsi mesi, alcuni top player hanno messo mano ai propri “algoritmi” cercando di apportare modifiche, sia a fronte delle richieste dell’Ue, sia per affrontare i previsti “stress test”, come hanno deciso di fare TikTok e Meta. Gli esiti, spesso e volentieri, hanno evidenziato non poche problematiche e lacune sui sistemi di tutela in essere. E dunque, ha preso il via una corsa sufficientemente frenetica per aggiustare il tiro. Il DSA dell’Ue ha definito un perimetro operativo chiaro e stringente per le suddette grandi piattaforme online, quelle con più di 45 milioni di utenti, mentre dal febbraio 2024 le norme si estenderanno ad altre indipendentemente dalle dimensioni. Ricordato che qualsiasi l’azienda – in caso di violazione del DSA rischia una multa fino al 6% del suo fatturato globale. Appare dunque evidente che la questione sia rilevante e di grande portata. Non a caso ha sollevato proteste e polemiche. Ad esempio, Amazon e Zalando – rispettivamente il colosso dell’e-commerce e il rivenditore tedesco di abbigliamento e accessori – hanno contestato il loro inserimento nell’elenco e fatto ricorso presso il Tribunale del Lussemburgo. La prima ha comunque introdotto una serie di nuove funzionalità come parte del suo programma di conformità DSA, come un nuovo canale che consente agli utenti di segnalare informazioni errate sul prodotto. La seconda si oppone all’inserimento sostenendo di avere solo 31 milioni di utenti attivi mensili che hanno acquistato da venditori di terze parti sulla sua piattaforma, dunque al di sotto della soglia dei 45 milioni identificati per i succitati VLOP.
Ue: una battaglia lunga
L’iniziativa dell’Unione Europea, con la combinazione di DSA- DMA (Digital Markets Act) e IA Act, costituisce un unicum. Si tratta di un mix di provvedimenti incisivi e incidenti come mai era stato fatto in passato, proprio per arrivare a normare la questione del Digitale in maniera organica. Nell’Ue c’è anche un tema di elusione ed evasione fiscale che continua a pendere sugli Stati Membri, che vedono entrare nelle proprie casse poche decine di migliaia di euro di tasse rispetto ai volumi d’affari che le Big Tech ormai sviluppano. A Bruxelles e dintorni – pur esibendo la necessaria prontezza rispetto all’introduzione di queste nuove discipline – ci si prepara anche a contenziosi legali non banali. Oltre a quelli che già stanno esplodendo nei 27 paesi dell’Ue, non appare così remota l’ipotesi che si aggiungano nuove e lunghe battaglie legali nelle sedi comunitarie.






















