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DIFUZED

Il Coronavirus ha introdotto un elemento imprevisto di variazione delle abitudini personali e lavorative. A prescindere dal garbuglio politico e gestionale attuato dai Governi, le persone si sono trovate a cambiare radicalmente le aspettative di breve e medio periodo, in termini di riscontri quotidiani, di routine e di capacità di spesa. Nel giro di quattro settimane è cambiato tutto lo scenario futuro. E questo ha inciso pesantemente nel dato di GfK che indicizza la fiducia dei consumatori europei. Ne parleremo qui di seguito ma lo anticipiamo subito: il dato e il trend non sono positivi, a conferma che le persone in tutta Europa vivono momenti di forte contraccolpo derivante dalla diffusione rapida di Covid-19. Ma il dato in sé è anche un segnale chiaro, evidente, perfino urlato alle istituzioni che devono attuare manovre forti, decise, persino radicali per ristabilire un sentiment positivo tra i consumatori. Che sono contemporaneamente perno e leva per fare ripartire l’economia, per evitare che la sfiducia congiunturale si trasformi in un blocco per paura e fobia indotte da disinformazione, malainformazione e schizofrenia comunicativa di governanti e figure autorevoli.

Non è un caso che nel tracciamento di GfK i Paesi a più alto indice di sentimento negativo siano Italia, Francia e Regno Unito: guarda caso coincidono con le nazioni in cui i segnali delle istituzioni sono stati distonici. Certo, il nostro Paese è stato il primo a essere colpito fortemente (quantomeno in base alla trasparenza immediata nel pubblicare i dati ufficiali), tuttavia la ricerca qui di seguito di GfK dimostra ancora una volta quanto sia necessario continuare a profondere fiducia e stabilità alle persone, spronando la circolazione del denaro. Difficile ma non impossibile, perché un blocco dei consumi sarebbe fatale.

GfK: indice di fiducia più basso dal 2016

L’indice di fiducia dei consumatori europei, rilevato da GfK in 28 stati dell’Unione Europea, si assesta a 13,6 punti a marzo 2020, con un trend decisamente negativo rispetto al mese precedente. Si tratta del livello più basso registrato dal 2016. Per le prossime settimane è possibile prevedere un ulteriore peggioramento del sentiment: la rilevazione di GfK è stata infatti effettuata nelle prime due settimane di marzo, quando ancora la diffusione del contagio riguardava solo alcuni Paesi e non erano ancora state introdotte in maniera capillare le misure di contenimento.

Oggi l’Europa sta affrontando la minaccia di una delle più pesanti recessioni della storia recente. Non stupisce quindi che le aspettative economiche dei consumatori europei abbiamo registrato a marzo 2020 un calo significativo (-20 punti). I Paesi più negativi sono quelli dove il Coronavirus si è diffuso prima e ha fatto registrare le perdite maggiori, come l’Italia (-43 punti) e la Francia (-29 punti). Gli unici segnali di ottimismo arrivano da alcuni Paesi dell’Est Europa (Polonia, Slovacchia e Ungheria) dove a inizio marzo il contagio era ancora ridotto.

Le preoccupazioni per il futuro dell’economia europea stanno portando ad una significativa diminuzione delle aspettative legate al reddito. L’indicatore complessivo per i 28 Paesi UE si assesta a +5 punti a marzo, con una diminuzione di 9 punti rispetto al mese precedente. Le perdite maggiori si registrano in Grecia (-22 punti) e in Italia (-18 punti). Nella prima metà di marzo, GfK registrava aspettative di reddito positive in alcuni Paesi dell’Europa centrale e orientale ancora meno colpiti dagli effetti di COVID-19.

Come gli altri indicatori economici, anche la propensione all’acquisto dei consumatori europei risulta in forte calo: -13 punti a marzo. Croazia (-27 punti), Italia e Austria (-24 punti ciascuna) sono i Paesi che hanno registrato il rallentamento più significativo.