contraffazione
OTL

Rome Business School ha pubblicato lo studio: “La contraffazione nel contesto economico attuale. I principali strumenti a tutela del Made in Italy” che analizza le caratteristiche del fenomeno ed i settori più colpiti, evidenziando una crescita esponenziale del settore dell’abbigliamento. 

Relativamente ai prodotti falsi più gettonati, i dati emersi dallo studio evidenziano la tendenza dei contraffattori a entrare nel mercato primario (prodotti destinati ingannevolmente ai consumatori) per ottenere un ROI più efficace. In particolare, i numeri rilevano un incremento:
– Del 48% per l’abbigliamento (che resta il settore più esposto con un valore della produzione di 2,2 miliardi di euro, pari al 32,5% del totale);
– Del 307% per le calzature;
– Sopra il 90% per le apparecchiature elettriche e quelle informatiche (con un valore della produzione di 1 miliardo di euro).

Incrementi a parte, tra i prodotti più contraffatti, si conferma il comparto degli audiovisivi per un valore di quasi 2 miliardi di euro (28,5% del totale).

I prodotti di contraffazione italiani vengono realizzati prevalentemente in Campania (abbigliamento e commodity), Toscana, Lazio e Marche (prodotti in pelle), nelle regioni del Nord-Est e Nord-Ovest (orologi).

I principali punti di snodo, per le attività criminali legate alla contraffazione, sono rappresentati dalla Lombardia, Campania, Lazio e Liguria dove si registrano più sequestri. I dati raccolti relativi ai luoghi dove più vengono effettuati sequestri di beni contraffatti, nelle top 3 Regioni, riportano in testa:
– Nel Lazio, l’Area Metropolitana di Roma con il 90,9% ;
– In Campania, Napoli con il 65%;
– In Lombardia, Milano con il 47,7 %.

Inoltre, a livello mondiale, “Le aziende italiane soffrono maggiormente la perdita di fatturato dovuta ai beni contraffatti che vengono venduti all’estero prescindendo da dove questi vengano prodotti”, dichiara Valerio Mancini, Direttore del Rome Business School Research Center. Gli articoli in pelle e le borse sono al primo posto fra i beni contraffatti importati con il 16% di falsi e, a seguire, giochi e giocattoli con il 14,9%. “Un danno ingente se si pensa che in Italia un posto di lavoro su 3 (circa il 31,5%) si trova nelle industrie che fanno un uso intensivo di marchi e brevetti, contribuendo alla metà del Pil italiano”. 

Lo studio analizza poi le principali sfide globali a seguito alla pandemia COVID-19: il movimento di medicinali e forniture mediche illecite attraverso le frontiere è aumentato in modo esponenziale “Amazon ha messo al bando più di un milione di prodotti che pretendono di proteggere dal coronavirus – o addirittura di curarlo; A meno di 2 mesi dall’inizio delle attività di controllo, l’OLAF (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode) ha individuato oltre 340 società che agiscono come intermediari o commercianti di prodotti contraffatti o non conformi agli standard legati alla pandemia”.

Tutto ciò sembra influenzare le previsioni del mercato globale dell’anticontraffazione: posto che il valore del mercato del contraffatto si sta avvicinando al 4% del valore totale del mercato mondiale (dati OCSE), considerando lo stress sui mercati causato dal Sars-Cov-2 ed i primi dati sulle attività di sequestri, il CAGR (Tasso Annuo di Crescita Composto) nel solo mercato del packaging anticontraffazione, che in epoca pre-pandemica si aggirava intorno al 5%, crescerà all’11,98% per raggiungere 169,847 miliardi di dollari entro il 2025, conclude l’indagine.