contraffazione
OTL

Per iGizmo.it il fenomeno è tutt’altro che nuovo, anzi. In più occasioni abbiamo denunciato e raccontato la nostra esperienza online nell’acquisto di merce contraffatta. Già da qualche anno, come nel caso di questo articolo: Su Facebook Marketplace tanti prodotti sono contraffatti. La nostra esperienza diretta, pubblicato a gennaio 2018. Non è un argomento inedito e, anzi, gruppi e smercio di merce contraffatta erano già ben avviati prima del nostro articolo. Negli ultimi quattro anni la situazione, gonfiata dal forte vento dell’online, è sfuggita di mano. Basta girare per i social o le chat più diffuse per rendersene conto. Finalmente anche le istituzioni, le piattaforme e le forze di polizia si sono accorte del fenomeno, tanto da dare vita a un progetto che mira a mettere a fattor comune sforzi privati e pubblici per lottare contro la contraffazione. Viene da dire: era ora. Così si riparte dal rapporto finale del progetto FATA – From Awareness to Action, prima ricerca in Italia che analizza in modo sistematico l’evoluzione e i modi operandi della contraffazione nei mercati online. Lo studio è frutto di una collaborazione inedita tra Università Cattolica del Sacro Cuore – con il suo spin-off Crime&tech – ed il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con il supporto di Amazon. 

Alcune considerazioni di massima si possono già fare osservando i fatti principali del rapporto. A iniziare dal fenomeno dello spostamento da un canale online all’altro (dall’e-commerce ai social media e così via) al fine di sfruttare le vulnerabilità, l’opacità e le deregolamentazioni tipica dei canali più “deboli”, leggasi social. In modo quasi parallelo, si manifesta una crescente professionalizzazione degli attori coinvolti nella contraffazione, anche perché gli introiti generati da queste attività illegali sono elevati. Con il supporto di figure specializzate, come broker, che aiutano a perfezionare l’attività redditizia.

Analizzando la questione più a fondo, si percepisce come la contraffazione crei una “catena logica” di reati in capo di una persona, questo è importante da comprendere perché quando si individua un reato afferente a quello ricercato (la contraffazione, per esempio) si può continuare a sondare e percorrere la catena logica per individuare altre forme di truffe e di cybercrime.

La contraffazione: forte nel commercio tradizionale, incontrollabile online

Il commercio tradizionale è dominante nella vendita dei prodotti contraffatti, tuttavia l’incidenza della contraffazione dell’online ha dimensioni preoccupanti. Sono i comportamenti a destare maggiore attenzione perché, come detto, si cementa una catena di illeciti sulla contraffazione (furto d’identità e così via). Per questo la complessità del fenomeno richiede un impegno comune da parte di enti pubblici e aziende private. Parlando di online, il caso che viene portato a esempio dal FATA è Amazon, che ha investito decine di milioni di dollari in team dedicati e strumenti attivi e passivi per scongiurare la vendita di merci non originali. Così, stando ai dati forniti, meno dello 0,01% dei prodotti venduti attraverso Amazon ha ricevuto una segnalazione per contraffazione. Il fenomeno però è in continua evoluzione e bisogna continuare a investire e innovare per migliorare e potenziare la deterrenza, oltre a rinnovare lo spazio normativo a livello europeo e locale al fine di definire ruoli e responsabilità tra gli attori coinvolti nel bloccare la contraffazione. Bisogna aumentare anche il livello di consapevolezza tra i consumatori, che spesso cercano e vogliono merci contraffatte di prodotti di lusso. Al contempo è indispensabile migliorare l’efficacia degli strumenti disponibili per bloccare i contraffattori.

Il fatto è che la grande forza alla contraffazione sono proprio i consumatori che impegnano spesso elevate risorse economiche e temporali al fine di trovare cloni e copie di oggetti che altrimenti non potrebbero permettersi. Per questo è indispensabile agire anche e soprattutto sulle persone, che sfruttano l’online perché apparentemente anonimo. Bisogna fare emergere il cosiddetto “numero oscuro”, ossia le attività illecite sommerse in Internet e che obbligano ad affrontare nuove sfide. I beni contraffatti hanno raggiunto un’elevata capillarità e passano molto velocemente di mano fino ad arrivare all’acquirente finale. Bisogna attivare strategie di contrasto e individuazione di queste manovre per bloccare. Per “difendersi” bisogna partire dalle piattaforme di vendita per evitare di acquistare beni contraffatti. E poi rivolgersi e chiedere supporto alle forze di polizia per ottenere aiuto nei confronti di truffe e di acquisti di beni contraffatti. Il compito delle forse di polizia è conoscere il modus operandi ed essere sempre al passo con le nuove tecnologie per contrastare efficacemente la contraffazione, che di solito è perfezionata in Paesi laddove i controlli sono più laschi. L’online è fortemente “attenzionato”, così come gli strumenti informatici disponibili, anche a livello legale, per contrastare la diffusione illegale di contenuti, servizi e prodotti.

L’elefante nella stanza, però, è dato dal fatto che gli sforzi non prendono la forza dovuta finché non si muovono le grandi firme, i potenti marchi e le griffe più famose con minacce e interventi a gamba tesa, magari in aule di Tribunale, contro quella piattaforma o questo social. Questo perché alla fine online ci sono “pesci piccoli”, persone che vendono e scambiano prodotti contraffatti per passione e hobby per l’orologeria, il vestiario o prodotti del genere e che acquistano per darsi un tono, perché gli originali sono troppo lontani per essere acquistati. Questa logica tutta personale e involuta sull’egoismo delle persone è difficile da arginare. E così finché il “big brand” non decide che la misura è colma e vuole tutelarsi, la rete ha maglie larghe, larghissime, studiate per bloccare i grandi truffatori e “stangatori”, piuttosto che i singoli privati. Solo che la somma dei singoli genera numeri enormi. Ma alla fine a livello mondiale i contraffattori messi alla sbarra anche con l’aiuto di Amazon non superano le centinaia. Con buona pace dei Paesi in cui le copie sono tutto sommato tollerati perché generano un business enorme: leggasi Cina, Vietnam, India e così via. Qui di seguito l’elenco dei Paesi da cui provengono i prodotti contraffatti e diretti verso l’Italia.

Ben venga che nel 2021 si è insediato il Cnalcis, Consiglio Nazionale per la Lotta alla Contraffazione e all’Italian Sounding, con la finalità di fare culturua sull’illegalità, bloccare le truffe e intervenire sulle contraffazione. Spesso il cittadino non ha idea dei danni effettivi che sono fatti a carico delle aziende, del canale, dell’Erario e della salute complessiva del commercio. Non manca poi la piena collaborazione con il Mise, che ha definito la contraffazione come una delle principali attività criminali da contrastare a livello internazionale. In bocca al lupo.

Il rapporto del FATA: le principali conclusioni

Il rapporto (disponibile in versione integrale alla fine di questo articolo) è basato sull’analisi di numerosi casi studio a livello nazionale e internazionale ed interviste con i principali stakeholder del settore pubblico e privato. Qui di seguito il summary con le informazioni più importanti:

In particolare, lo studio ha evidenziato:

  • Il ruolo dell’e-commerce resta limitato nella vendita dei prodotti contraffatti rispetto ai mercati tradizionali. Seppur in termini di volumi il 56% dei sequestri doganali nell’UE nel periodo 2017-2019 risulti legato alle vendite online, in termini di valore economico solo il 14% delle merci sequestrate è legato all’online, mentre l’86% afferisce alle vendite tradizionali.
  • Differenze rilevanti tra i diversi attori del settore e-commerce in termini di investimenti e di efficacia degli strumenti utilizzati.
  • L’utilizzo contestuale di più canali online da parte dei criminali, con un ruolo crescente giocato dai social network
  • Un legame sempre più stretto tra contraffazione e altri reati di tipo cyber o finanziario, quali: furto di identità degli utenti web; frodi nei pagamenti, ad esempio per effettuare acquisti tramite carte clonate; resi fraudolenti, per restituire prodotti contraffatti al posto dei prodotti originali acquistati; la diffusione di software malevoli e ransomware;
  • La collaborazione tra più soggetti criminali – gruppi di criminalità organizzata, giovani influencer, broker informatici e professionisti.
  • Il ruolo dell’e-commerce resta limitato nella vendita dei prodotti contraffatti rispetto ai mercati tradizionali. Seppur in termini di volumi il 56% dei sequestri doganali nell’UE nel periodo 2017-2019 risulti legato alle vendite online, in termini di valore economico solo il 14% delle merci sequestrate è legato all’online, mentre l’86% afferisce alle vendite tradizionali.
  • Differenze rilevanti tra i diversi attori del settore e-commerce in termini di investimenti e di efficacia degli strumenti utilizzati.
  • L’utilizzo contestuale di più canali online da parte dei criminali, con un ruolo crescente giocato dai social network
  • Un legame sempre più stretto tra contraffazione e altri reati di tipo cyber o finanziario, quali: furto di identità degli utenti web; frodi nei pagamenti, ad esempio per effettuare acquisti tramite carte clonate; resi fraudolenti, per restituire prodotti contraffatti al posto dei prodotti originali acquistati; la diffusione di software malevoli e ransomware;
  • La collaborazione tra più soggetti criminali – gruppi di criminalità organizzata, giovani influencer, broker informatici e professionisti.

“Il report presentato oggi rappresenta uno strumento molto importante per conoscere a fondo il fenomeno della contraffazione nei mercati on line, a livello sia nazionale sia internazionale. Lo studio elaborato dall’Università Cattolica con la collaborazione del Viminale offre molti spunti di riflessione per rafforzare l’azione di tutela del settore dell’e-commerce che, anche in virtù degli alti numeri in termini di fatturato e di utenti, è costantemente esposto alle minacce criminali. Questa azione è necessaria non solo per salvaguardare i consumatori, soprattutto quelli più esposti alle truffe, ma anche gli imprenditori che subiscono danni alla loro immagine ed agli investimenti per le contraffazioni dei prodotti e le violazioni della proprietà industriale” ha dichiarato la Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese commentando il progetto.

Il report ha analizzato i modi operandi e gli strumenti attualmente utilizzati dagli operatori del settore e non nel contrasto di queste nuove minacce, e ha identificato diverse buone pratiche e raccomandazioni. 
In particolare:

  • Rafforzare il monitoraggio del fenomeno, ad esempio tramite la costituzione di un osservatorio scientifico – di cui FATA vuole essere la prima pietra – che crei e gestisca una banca dati di casi e schemi di anomalia accessibile ad autorità pubbliche e stakeholder privati;
  • Ampliare i canali per lo scambio di informazioni, anche a livello transnazionale, tra settore pubblico e settore privato, su account e metodi di pagamento sospetti (es. carte clonate), modalità di vendita e schemi utilizzati;
  • Potenziare le capacità tecnologiche e di analisi delle autorità pubbliche e delle aziende private attraverso una formazione specifica sugli strumenti di data analytics (machine learning, reti neurali etc.) e sulle informazioni o fonti dati utilizzabili, per sfruttare meglio i dati disponibili e tracciare (a) l’origine dei prodotti, (b) le inserzioni e le attività sul web e (c) i venditori ad alto rischio.

“La Direzione Centrale della Polizia Criminale, Ufficio interforze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, ha condiviso con entusiasmo l’iniziativa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, poiché contribuisce all’approfondimento della conoscenza del fenomeno della contraffazione online e all’individuazione di sempre più incisive strategie di prevenzione e contrasto. Per affrontare efficacemente un fenomeno in continua evoluzione come la contraffazione, il progetto FATA costituisce un importante punto di partenza. È fondamentale mettere a fattor comune competenze trasversali per affrontare le sfide del presente e del futuro”, ha dichiarato il Prefetto Vittorio Rizzi, Vice Direttore Generale della P.S. – Direttore Centrale della Polizia Criminale.

“Crime&tech-Università Cattolica del Sacro Cuore è lieta di aver condotto questo studio insieme alla Direzione Centrale della Polizia Criminale, Ufficio Interforze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, e con il supporto di Amazon. Nonostante la sua rilevanza, la contraffazione online è un fenomeno ancora poco conosciuto che richiede una strategia di contrasto specifica. Il progetto FATA rappresenta il primo passo in questa direzione grazie ad una collaborazione sempre più stretta tra i diversi attori coinvolti. La ricerca accademica può contribuire significativamente alla lotta alla contraffazione, integrando l’esperienza e le soluzioni innovative degli attori pubblici e privati”, dice il Prof. Ernesto U. Savona, Direttore del centro di ricerca Transcrime e CEO di Crime&tech-Università Cattolica del Sacro Cuore.

Spiega Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es: “Siamo lieti di aver supportato questo studio e ci auguriamo che questa alleanza contribuisca a contrastare un fenomeno che toglie valore a tutti gli attori economici coinvolti. Portiamo al tavolo l’esperienza del nostro approccio globale basato su solidi controlli proattivi, innovativi strumenti di protezione dei marchi e sulla collaborazione pubblico-privata per prevenire la contraffazione in tutto il settore. Solo nel 2020 Amazon ha investito più di 700 milioni di dollari e ha impiegato più di 10.000 persone per proteggere il nostro negozio da frodi e abusi. Nonostante i positivi risultati raggiunti, il settore privato e gli enti pubblici devono incrementare i loro sforzi e lavorare insieme per garantire un’esperienza di acquisto sicura, proteggendo i consumatori, i brand e i gestori dei negozi. La ripresa della nostra economia si basa anche su questo impegno congiunto”.

Oltre allo studio presentato oggi, il progetto FATA ha in programma numerose altre occasioni di incontro e di confronto durante tutto il 2022, compresi alcuni workshop tematici per formare le parti coinvolte sulle nuove minacce e sui meccanismi di prevenzione. Maggiori informazioni e contenuti aggiuntivi sul sito del progetto. I principali risultati dello studio sono disponibili nell’Executive Summary. Il documento completo è invece consultabile qui di seguito: