5G e tassa sul traffico dalle Big Tech nell’Ue: gli operatori Tlc dovranno attendere (almeno) il 2025

5G e tassa sul traffico dalle Big Tech: gli operatori Tlc dovranno attendere (almeno) il 2025. E cioè dopo che si saranno celebrate le elezioni europee nella prossima estate (6-9 giugno 2024) e che dunque venga insediata la nuova Commissione Europea a Bruxelles. Tutto dunque congelato e rinviato: i tempi stretti non consentono, evidentemente e come riferito dall’agenzia Reuters, di poter trovare un punto di accordo e/o compromesso. Come noto, le società delle Tlc affermano che Google, Facebook, Netflix, Microsoft e Amazon (AMZN.O) dovrebbero sostenere parte dei costi di implementazione perché “assorbono” una parte enorme del traffico Internet. Di qui la richiesta – manifestata a più riprese e recentemente mediante un vero e proprio appello – di ricevere dalle Big Tech un equo contributo, ribattezzato tassa sul traffico, al fine di contribuire agli ingenti investimenti per il potenziamento e lo sviluppi delle infrastrutture di rete.

5G e tassa sul traffico: le richieste alle Big tech e chi si oppone

La questione legata a 5G e tassa sul traffico è in ballo da oltre un anno. Il Commissario al Mercato Interno e Servizi, Thierry Breton, aveva promesso di voler affrontare in modo articolato la questione. In molti – specie sul versante delle compagnie delle Tlc – si aspettavano proponesse una legislazione dopo aver chiesto feedback ad entrambe le parti, dal momento che stiamo parlando di investimenti che ammontano a 200 miliardi di euro. Ma Thierry Breton, ex amministratore delegato di France Telecom e sostenitore della spinta degli operatori, ha dovuto fare i conti con le critiche di alcuni dei suoi colleghi commissari e di alcuni paesi dell’Ue. 

Ue: i tempi stretti e le prossime lezioni politiche

Tuttavia, ha espresso la sua posizione dichiarando: “Possiamo lavorare su un Digital Networks Act coraggioso, orientato al futuro e rivoluzionario per ridefinire il DNA della nostra regolamentazione delle telecomunicazioni. Per farlo bene occorreranno visione, audacia e tempo, ma dovremmo iniziare ora a compiere passi concreti”. Così come in molti pensano che esprimerà le sue preoccupazioni sulle recenti acquisizioni di partecipazioni nel settore delle telecomunicazioni da parte di fondi di investimento sovrani e società di private equity ai ministri delle telecomunicazioni dell’Ue in un incontro che si terrà il 23 e 24 ottobre a Leon, in Spagna. Vedremo. Il mandato della Commissione Ue scadrà nel novembre 2024. A ben guardare ci sono ancora dodici mesi di tempo, quanto meno per delineare uno schema di legge, come base affinché la Commissione di Bruxelles entrante possa accelerare sulla questione. M la partita su 5G e tassa sul traffico è particolarmente delicata: in ballo c’è il tema della Neutralità della Rete con diverse lobby che spingono in opposte direzioni. La vera incognita però è politica. L’Ue appare (anche a seguito dei recenti fatti geopolitici) a dir poco spezzata in più tronconi. Si ente aria di fine legislatura e mandato. Una sorta di liberi tutti che non facilita la coesione. Così come le cancellerie europee dovranno misurarsi con la prossima tornata di elezioni nell’Ue che potrebbe determinare anche un cambiamento rilevante, sia negli assetti del Parlamento di Strasburgo, sia nella composizione della Commissione.