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WeChat: il bando di Trump penalizzerà Apple

Nei giorni scorsi Trump ha espresso la volontà di mettere al bando WeChat e TikTok negli Stati Uniti. Nel nostro approfondimento abbiamo anche pubblicato i documenti della Casa Bianca nei quali si specificano le motivazioni e i rischi per la sicurezza rilevati dal governo statunitense. Se la divisione Usa di TikTok è sotto le mire di Microsoft e Twitter, per quanto riguarda WeChat le conseguenze di questa decisione potrebbero essere ben più estese al mero blocco dei servizi legati all’app di messaggistica istantanea. E a farne le spese maggiori potrebbe essere proprio Apple.

L’impatto del bando a WeChat potrebbe riverberarsi sull’intera industria tecnologica. Per esempio, l’app è di proprietà dell’azienda cinese Tencent che ha investimenti in molte società, compresa Riot Games e altri brand made in Usa. In modo indiretto il bando potrebbe penalizzare pesantemente anche Apple.

L’incidenza delle azioni di Trump sulla Mela morsicata sono di due tipi. Da una parte WeChat è la piattaforma di comunicazione più diffusa in Cina; l’obbligo imposto ad Apple da Trump di rimuoverla dall’App Store distruggerebbe la possibilità di rendere appetibili gli iPhone agli utenti cinesi (e non solo). Dall’altra parte, il Governo di Pechino potrebbe attuare ritorsioni che rallenterebbero la diffusione degli iPhone e perfino la costruzione nelle fabbriche dislocate in Cina. La strategia attuata fin dal 2005 da Tim Cook per l’organizzazione della produzione ha spostato pressoché tutte le linee in suolo cinese, principalmente nei capannoni di Foxconn. Ulteriori rallentamenti avrebbero nefaste conseguenze sul rispetto delle date di presentazione dell’iPhone 12, spostato di recente in autunno per via delle conseguenze di mercato causate dal Covid-19.

La diffusione di WeChat in quelle latitudini non è comparabile a nessun’altra situazione. Nemmeno sommando l’intero ecosistema occidentale afferente a Facebook, cioè anche Instagram, Messenger e WhatsApp. Questo perché WeChat non è solo chat ma anche pagamenti elettronici (dal pranzo ai taxi, passando per i negozi e lo shopping), social e generatore di business. WeChat è lo “smartphone”, più del dispositivo stesso.

Un iPhone senza WeChat è un bellissimo oggetto ma non inserito nel tessuto sociale cinese e del tutto azzoppato rispetto alle effettive e concrete esigenze degli utenti. L’impatto potenziale, secondo i dati stimati dall’analista Ming-Chi Kuo, potrebbe essere pari a una riduzione fino al 30% degli iPhone distribuiti in Cina. A cui si sommano i decrementi nei singoli Paesi in cui si usa WeChat. Per fare un esempio, a Milano in zona Paolo Sarpi all’interno della comunità cinese la diffusione di WeChat rasenta il 100%.

L’oscillazione negativa degli iPhone impatterà anche sulle vendite di Mac, iPad, Watch e accessori dell’ecosistema Apple fino al 25%.

L’escalation politica e i fatturati di Apple

Ai freddi numeri bisogna aggiungere la più caliente e critica parte politica. Sì, perché il bando a WeChat ha il sapore della classica goccia che fa traboccare il vaso nelle stanze di Pechino. E il governo cinese potrebbe non gradire un’azione così decisa verso un’app così centrale e strutturale. Tanto che se finora le azioni verso Huawei e TikTok sono state vissute come fastidiose ma tutto sommato gestibili, la presa di mira di WeChat potrebbe generare un’accelerazione nelle tensioni tra Washington D.C. e Beijing.

L’elettronica di consumo, soprattutto quella rappresentata dai brand statunitensi, non può fare a meno della Cina. Un mercato che anche in queste difficili condizioni di mercato continua a crescere anno dopo anno. Crescite ben interpretate dai brand locali, capaci di trarre il massimo beneficio dalla propensione all’acquisto dei consumatori. L’enorme polmone rappresentato dal mercato interno cinese è necessario ad Apple per continuare a macinare vendite, dato che negli altri continenti l’andamento è sostanzialmente stagnante o di sostituzione. In più si consideri che i fatturati dei brand sono sempre più costituiti da varie voci di ricavo: oltre all’hardware, ci sono i servizi, le app, i contenuti e gli accessori. Anche in quest’ultimo ambito la Cina sta crescendo rapidamente.

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