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Guida autonoma: negli Usa Tesla ha deciso di consentire a più conducenti l’accesso alla versione beta del suo programma “Full Self-Driving” (FSD), tramite un pulsante “richiesta” sugli schermi del cruscotto. Tuttavia, prima che un conducente abbia accesso al software, l’azienda di Elon Musk determinerà il suo “punteggio di sicurezza”, utilizzando cinque criteri che stimano “la probabilità che la tua guida possa provocare una collisione futura”, secondo una pagina sul sito web di Tesla.

Tesla, il calcolo del “punteggio di sicurezza”

Il punteggio è calcolato utilizzando i dati raccolti dai sensori sulla Tesla del conducente e considera i casi di avvisi di collisione frontale per 1.000 miglia, frenata brusca, svolta aggressiva, inseguimento pericoloso e disinnesto forzato del pilota automatico. La funzione di pilota automatico di Tesla si disattiva dopo aver fornito tre avvisi visivi e audio. E cioè “quando il veicolo Tesla ha determinato che hai rimosso le mani dal volante e sei diventato disattento”, secondo la guida al punteggio di sicurezza. La guida non indica ciò che Tesla considera un punteggio di sicurezza accettabile per accedere a FSD, ma afferma che la maggior parte dei conducenti avrà un punteggio di 80 su un possibile 100. Il software beta, pertanto, non rende una vettura Tesla completamente autonoma. Infatti, il conducente deve mantenere il controllo del veicolo in ogni momento.

Le dure critiche dell’ NTSB

La decisione di aprire l’accesso alla beta di FSD fa seguito a quella che prevedeva una versione beta limitata a un gruppo selezionato di clienti. Come riportato da The Verge, Jennifer Homendy, presidente del National Transportation Safety Board (NTSB, che può condurre indagini, formulando raccomandazioni, ma non ha alcuna autorutà di intervento), aveva dichiarato la scorsa settimana che Tesla dovrebbe affrontare “problemi di sicurezza di base” prima di espandere FSD. Tanto da arrivare a definire l’utilizzo da parte dell’azienda del termine guida autonoma “fuorviante e irresponsabile. Al punto da aver chiaramente indotto in errore numerose persone ad abusare della tecnologia”. La polemica dunque prosegue. Anzi, sembra solo all’inizio.