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TIM vuole un ruolo attivo nel consolidamento delle Telco in Italia

Pietro Labriola, amministratore delegato di Telecom Italia SpA (TIM), ha detto che il gestore telefonico è pronto a svolgere un ruolo attivo in qualsiasi consolidamento del settore italiano delle telecomunicazioni. Questo proprio nel momento in cui si stanno delineando roadmap e procedure per cedere Netco, la divisione che controlla l’infrastruttura di rete fissa, a Kkr e al consorzio voluto dal Governo italiano. Cessione che inevitabilmente modificherà in modo radicale il modello di business di TIM.

Fusioni e acquisizioni sono “sul radar” di TIM, ha precisato Pietro Labriola a Francine Lacqua di Bloomberg Television. Non solo, il gestore telefonico sarebbe alla ricerca di nuove opzioni per l’unità consumer che “sarebbe un acquirente, non un venditore”. In altre parole, TIM sta cercando di acquisire altri operatori italiani e non di essere acquisita.

A inizio di novembre, TIM ha confermato il progetto di vendita della rete fissa attraverso il veicolo Netco alla società di private equity statunitense Kkr per una cifra pari a 22 miliardi di euro. Questo rappresenta il principale progresso nel riassetto strategico che il gestore telefonico sta impostando da oltre 15 anni anche al fine di rientrare delle considerevoli perdite. Una volta ceduta la rete, l’unica via da seguire per il settore italiano è il consolidamento, ha confermato Labriola. L’amministratore delegato ha sottolineato che l’Europa ha “centinaia” di operatori di telecomunicazioni, a differenza dei mercati asiatici e nordamericani dove il numero è molto inferiore.

L’Italia è un caso unico per l’Europa: è uno dei mercati più competitivi al mondo e vanta cinque operatori ufficiali e tantissimi virtuali. Per non parlare della pletora di abbonamenti per rete fissa (fibra e Adsl), mobile e misti, con prezzi compresi tra pochi euro e decine di euro. L’abbonamento medio italiano mensile è pari a circa 20/25 euro, circa un quarto di quello che paga la maggior parte dei consumatori statunitensi.

Se ciò ancora non bastasse a mettere a repentaglio le opportunità di business, necessarie per tenere sempre perfettamente funzionanti le reti e permettere gli upgrade tecnologici, negli ultimi anni la concorrenza si è fatta più aspra con l’ingresso di gestori telefonici aggressivi. Come Iliad, che ha sconquassato le logiche ristagnanti del settore anche in termini di trasparenza e affidabilità, ma scatenando una guerra al ribasso nei canoni mensili.

Tuttavia, la strategia di Labriola non è priva di contrasti interni ed esterni. La decisione presa all’inizio di questo mese dal consiglio di amministrazione del provider di procedere con la vendita di Netco rappresenta una sfida diretta a Vivendi SE, il più grande investitore dell’azienda. E che si è detto contrario perché l’operazione avrebbe dovuto generare un flusso di almeno 30 miliardi di euro. TIM è rimasta in costante contatto con Vivendi negli ultimi mesi, ha precisato Labriola, ma l’azienda resta convinta che non ci sia alternativa alla vendita di Netco a Kkr. L’amministratore delegato ha ribadito che TIM rimarrà una società quotata.

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