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Ore di vigilia, le ultime, ad elevata intensità in casa Tim. L’operatore telefonico – a circa quattro mesi di distanza da un mese di novembre 2021 a dir poco caldissimo – si prepara al consiglio di amministrazione di domenica 13 marzo. Che, secondo molti analisti, potrebbe segnare uno snodo decisivo per il futuro del colosso italiano dovendo trattare il delicato dossier Kkr.

Tim e l’offerta di KKr

Infatti, sul tavolo del board di Tim giace l’offerta che era stata avanzata dal fondo statunitense Kkr, che aveva presentato una manifestazione d’interesse non vincolante per un ammontare di 10,8 miliardi di euro per acquisire la compagnia telefonica. Il susseguirsi degli eventi ha determinato la decisione di congelare la situazione: ma adesso siamo al giro di boa e dunque qualche cosa sarà indispensabile decidere. In questo ultimo trimestre l’operatore delle tlc è stato al centro comunque dell’attenzione, non soltanto per il cambio del manovratore, con l’arrivo di Pietro Labriola in luogo di Luigi Gubitosi, al quale per altro più di un azionista ha imputato una serie di scelte poco efficaci, non da ultima la partnership siglata con Dazn per l’acquisizione dei diritti del Campionato di Serie A. Operazione che è costata al colosso italiano delle telecomunicazioni la modica cifra di 380 milioni di euro.

Il piano industriale

L’amministratore delegato Pietro Labriola ha presentato il nuovo piano industriale, che prevede lo scorporo della rete, e ha rivendicato la leadership di mercato e la volontà di accelerare gli investimenti in FTTH, 5G, Cloud e nel mercato digitale. Ma è fuori discussione che il passaggio decisivo sia legato a doppio filo alla decisione sulla proposta attualmente in campo. Il futuro di Tim, dunque, passerà da Kkr oppure entreranno in campo anche altri player.? Oppure si riuscirà a trovare una soluzione di compromesso? Il fondo Kkr ha un piede in Tim, detenendo una quota del 37,5% in FiberCop, la società creata dalla telco nel 2018 per la fibra.