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PALADONE

Il Governo italiano sta lavorando per trovare entro la fine dell’anno le migliori opzioni market-friendly per Telecom Italia (TIM), che si è trovata in difficoltà perché un’offerta pianificata per essere presentata entro metà novembre da Open Fiber, al fine di realizzare la rete unica in fibra ottica che si integrasse con la linea fissa del gruppo telefonico, è stata rinviata da parte di l’istituto di credito statale CDP. Allo stato attuale questa operazione risulta in sospeso.

In sospeso fino al 30 novembre. Dunque, domani mercoledì scade il termine per la presentazione dell’offerta da parte di CDP, parte di un progetto più ampio volto a unire gli asset di rete di TIM con quelli della rivale Open Fiber più piccola per creare la tanto ambita rete unica a banda larga sotto il controllo di CDP.

Il Governo punta ad avviare i colloqui per definire entro il 31 dicembre le “migliori soluzioni di mercato praticabili” per massimizzare gli interessi del Paese, delle imprese e dei loro azionisti e stakeholder. La dichiarazione ha anche ribadito che il Governo desidera assicurarsi che non venga disperso il controllo della rete di TIM. Una fonte governativa ha detto che il primo ministro Giorgia Meloni ha di fatto sospeso l’offerta di CDP.

Segnando una rottura con il passato, la scorsa settimana il presidente del Governo Meloni ha affidato ad Alessio Butti, senatore comasco di Fratelli d’Italia da 24 anni in Parlamento, la strategia della banda larga del governo, che ha apertamente criticato i piani di CDP per Tim. Scrive in merito Il Sole 24 Ore:

“Quel che è chiaro è che la patata si è fatta sempre più bollente, in un groviglio di posizioni e pensieri che si è ingarbugliato sempre di più con il cambio di governo. Già in campagna elettorale la forza politica di maggioranza all’interno della maggioranza, Fratelli d’Italia, attraverso Alessio Butti – che la premier Giorgia Meloni ha voluto come sottosegretario con delega all’innovazione e ora anche alla questione della rete di Tlc – aveva cannoneggiato contro il progetto targato Cdp puntando sulla volontà di mantenere la rete all’interno di Tim e non di spostarla in orbita Open Fiber, controllata di Cdp (60%) e del fondo australiano Macquarie (40%)”.

Butti ha chiesto a CDP di proprietà del Tesoro di rilevare integralmente TIM per poi vendere le sue attività di servizi, inclusa la sua unità quotata in Brasile. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha assicurato che i piani di Butti richiedono ampie discussioni all’interno del governo, che ha “diverse opzioni” per assicurarsi il controllo della rete di TIM.

Per il 30 novembre, TIM ha in programma una riunione del consiglio per discutere questioni di governance e non ha rilasciato commenti immediati. L’unica cosa certa è la volontà del governo Meloni di avere una “rete a controllo pubblico”. E così, l’opzione Open Fiber (CDP) diventa sempre più lontana. Nonostante il CdA, già afflitto da varie defezioni, di TIM si tenga proprio nel giorno in cui scade la proroga a CDP per presentare la propria offerta.

TIM si presenterà al consiglio in forma tutt’altro che smagliante, con dissidi interni sulla rete unica e sulla cessione a spezzatino delle varie unità (soluzione fortemente osteggiata dal ceo Labriola) e con i grandi investitori, da KKR a Vivendi, su piani a volte contrapposti perché non vogliono rinunciare al controllo di Fibercop, vero punto della questione per via dell’andamento finanziario e dell’impatto venefico sui conti e sulla cassa di TIM.

Il possibile Piano B per TIM e la rete unica

È sempre Il Sole 24 Ore a delineare un possibile “Piano B”:

“Fra le opzioni c’è la possibilità che il governo possa comunque volere che arrivi un segnale al mercato entro il 30 dopo le incertezze delle ultime settimane. Significherebbe non bloccare l’offerta di Cdp ma esprimere, come esito del lavoro tecnico degli ultimi giorni, l’apprezzamento per un’offerta migliorata sotto il profilo economico ma anche di struttura. Se l’offerta invece non dovesse concretizzarsi o se dovesse essere presentata ma poi respinta – persistendo le distanze fra la valutazione di 17-21 miliardi data da Cdp alla rete e i 31 miliardi che Vivendi, primo azionista di Tim con il 24%, ritiene conditio sine qua non – il governo avrebbe più tempo per approfondire un piano B che passi per l’Opa su Tim. Con l’obiettivo che resta quello del controllo pubblico della rete”.