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La creazione di una rete unica in fibra ottica in Italia – con il coinvolgimento di Tim, Cdp e Open Fiber – ha vissuto uno snodo importante. La riunione straordinaria dei rispettivi consigli di amministrazione, come primo impegno assunto con Memorandum of Understanding, racconta che le tre aziende si danno cinque mesi di tempo, fino al 31 ottobre 2022, per arrivare alla definizione di un accordo vincolante sulla Rete Unica.

Tim e il bisogno di fare cassa

Premesso che le opzioni in pista sarebbero tutte valide, non è un. Mistero che la preferita dall’operatore telefonico Tim sarebbe quella della cessione a Open Fiber. La ragione? A fronte dell’operazione avverrebbe il trasferimento di una buona parte del debito o addirittura con un pagamento tutto cash (si parla di una valorizzazione di 18 miliardi di euro) a beneficio dell’ex monopolista delle tlc.   In attesa di leggere le reazioni della Borsa – e cioè se la prospettiva più concreta saprà regalare un po’ di boost all’azione Tim, dal momento che la capitalizzazione della compagnia da tempo è al di sotto sei miliardi di euro – gli analisti di Intermonte assegnano all’infrastruttura un enterprise value (capitalizzazione più debito) di 25 miliardi di euro. Di questi, 16,7 riferibili ad asset di Tim e 8,6 a Open Fiber, con possibili sinergie tra i 4 e i 5 miliardi di euro. E ancora: la decisione (disponibilità) di Tim di rinunciare al controllo della futura rete unica, puntando a monetizzare l’operazione per ridurre il suo debito e riconquistare l’investment grade, consentirà anche a Pietro Labriola (ceo della compagnia telefonica) di presentarsi il prossimo 7 luglio al Capital Market Day forte di un buon risultato in linea con il piano di rilancio volto a far emergere il valore inespresso di Tim. Al contempo il colosso delle tlc potrebbe andare a focalizzare l’attenzione sull’attività di servizi, oltre al business mobile, con le frequenze 5G e il Cloud.