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La data clou è quella del prossimo 7 luglio, quando si terrà il Capital Market Day e sarà svelato il progetto di riorganizzazione di Tim. Per il momento è noto solo quanto pubblicato nella nota a integrazione dell’approvazione del Cda dei risultati trimestrali del Q1 2022: la nuova struttura “superando il modello di integrazione verticale, consentirà di accelerare il percorso verso una generazione sostenibile di flussi di cassa e di far emergere il valore intrinseco degli asset di Gruppo”. Nell’incontro con gli analisti, l’amministratore delegato del Gruppo TIM Pietro Labriola ha tenuto a sottolineare che questo piano non sarà “un maquillage finanziario. Stiamo procedendo in quella direzione perché riteniamo che anche industrialmente, al di là dell’aspetto finanziario, con la valorizzazione degli asset in maniera più adeguata ci possano essere dei miglioramenti dalla suddivisione delle varie attività”.

Per la cronaca, Tim ha registrato ricavi totali per 3,6 miliardi di euro nel primo trimestre 2022. I ricavi dai servizi sono invece 3,4 miliardi di euro. Il leggero calo (-2,5%) rispetto allo stesso periodo del 2021 è stato attribuito al “mutato contesto nel mercato domestico che l’anno scorso beneficiava del piano voucher per le famiglie e della maggiore richiesta di connettività derivante dalla pandemia“.

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Continua Labriola: “Sono ottimista sul fatto che si possa chiudere anche abbastanza rapidamente, diciamo in qualhce giorno”, in merito alle trattative in corso con la Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) relativo alla rete unica. Dossier che coinvolge sostanzialmente l’accordo tra Open Fiber e Fibercop (TIM) e che quindi dovrebbe portare a un’infrastruttura in fibra ottica più coesa e interoperabile in Italia.

Sulla rete unica vertono tantissime questioni, sia di carattere finanziario sia di accordi con partner esteri. Labriola è soddisfatto delle negoziazion in atto tra le parti in merito alla fibra ottica unica nazionale (“Sta andando tutto come immaginavamo. C’è stato qualche ritardo ma non è legato a nessun tipo di attrito”). Ma su questo tavolo sono anche appoggiate le questioni relative a Kkr, che controlla il 37,5% di Fibercop ed è interessato ad affrontare il nodo della copertura delle cosiddette aree bianche (quelle i cui investimenti in reti a banda larga non sono previsti nei prossimi tre anni). L’accordo tra Fibercop e Open Fiber prevede un’accelerazione su questo fronte, al fine di cablare velocemente e profondamente l’Italia, tuttavia Kkr è interessata a capire il ritorno e l’opportunità dell’investimento nei tempi ipotizzati. Spiega Labriola: “Se per un secondo immaginiamo che non ci dovesse essere alcun interesse ad andare avanti con Cdp e volessimo rimanere verticalmente integrati, l’accordo con Open Fiber sulle aree bianche è un accordo di interesse con Tim perché è un classico connubio wholesale come ne facciamo e che stiamo discutendo con Kkr in quanto socio di minoranza in Fibercop”. A dire che proprio sulle aree bianche la dinamica tra Open Fiber (Cdp) e Fibercop deve essere articolata e cementata.

Si consideri che, stando ai dati del gestore telefonico, il 94% dei clienti su rete fissa Tim è raggiunto dalla fibra FTTH o FTTC, mentre nelle aree bianche la percentuale è del 75%.

Quindi Kkr? Non avendo fatto escalation su Tim e Fibercop, quindi andata a monte l’opa, rimane ciò che Labriola sostiene. Ovvero che il gestore telefonico è disponibile “a collaborare con Kkr ma con qualunque altro investitore industriale e finanziario, avendo definito il nostro percorso. È fondamentale incatastare eventuali attività con dei fondi con interessi industriali o finanziari e il nostro schema di gioco che presenteremo ai primi di luglio per evitare che siano interessi di singoli fondi a determinare quello che è il nostro piano”.

In merito ai fondi, Labriola puntualizza che “ci sono anche altri fondi interessati a comprendere meglio quale sia l’ipotesi di valorizzazione degli asset che presenteremo il 7 luglio e quindi a dimostrazione che il piano che stiamo sviluppando sta incontrando l’interesse da parte di vari soggetti. Non posso negare di avere avuto delle interlocuzioni anche con altri soggetti ma nel momento che stiamo ancora su tematiche non definite non riteniamo necessario fare discolsure su informazioni che possono portare a fluttuazioni del valore di Borsa perché siamo ancora nelle fasi preliminari”.

L’affaire Dazn, un “contratto complesso”

Per scoprire come sta andando l’accordo con Dazn, bisogna sfogliare il resoconto trimestrale di Tim fino ad arrivare alla sezione “Contratti Complessi”. Labriola si è detto positivo anche sulle trattative per la rinegoziazione del contratto con Dazn sui diritti televisivi per il triennio 2021-2024 della Serie A di calcio. Un accordo che dovrebbe prevedere una diminuzione dell’importo da pagare al gruppo inglese da 340 a 100 milioni annui in cambio della rinuncia di Tim all’esclusiva sulla distribuzione. “Stiamo negoziando. Sono abbastanza positivo ma dato il contesto never say never sono anche abbastanza scaramantico e non entrerei nei dettagli”, ha detto l’amministratore delegato.

Il commento è basato sul dettaglio presente nel documento pubblicato da Tim. Nella Relazione Finanziaria 2021, nell’ambito della definizione del Piano strategico 2022 – 2024 sono state aggiornate le ipotesi di business plan relative ad alcuni contratti per l’offerta di contenuti multimedia. Tali analisi hanno evidenziato un margine negativo connesso ad alcune partnership in essere, fra cui quella fra Tim e Dazn, e hanno comportato la necessità di effettuare nel bilancio 2021 un accantonamento per complessivi 548 milioni di euro per l’iscrizione di un Fondo Rischi contrattuali per contratti onerosi.

A partire dal primo trimestre 2022, l’utilizzo del citato Fondo lungo la durata contrattuale consente di compensare la componente negativa del margine (EBITDA) – riferibile sia all’andamento operativo dei business sia agli impegni in termini di corrispettivi che Tim è contrattualmente obbligata a riconoscere alle controparti – rilevando per il business dei contenuti una marginalità operativa (organica) nulla.

L’importo di 15 milioni di euro rappresenta il margine negativo del primo trimestre 2022, per il contratto calcio con Dazn si riferisce al solo andamento operativo del business; la componente legata ai corrispettivi che Tim è contrattualmente obbligata a riconoscere a Dazn è oggetto di registrazione al termine di ciascuna stagione calcistica, contestualmente all’utilizzo del relativo Fondo accantonato, per la quota di competenza della singola stagione calcistica.

Sotto il profilo finanziario, il margine negativo coperto dal Fondo rischi, comporta un pari impatto sulla Posizione Finanziaria Netta e sui flussi di cassa. ​Si rammenta inoltre che – per il contratto Dazn – Tim è contrattualmente obbligata a versare a Dazn rate anticipate relative a ciascuna annualità (1° luglio-30 giugno, corrispondente a ciascuna stagione di campionato).

Andamento del primo trimestre 2022 di Tim

Continua il miglioramento del tasso di abbandono (‘churn’) sia nel fisso (3,4%, -0,2pp YoY), sia nel mobile (3,7%, -0,1pp YoY). Nel mobile stabile l’andamento delle linee complessive (30,4 milioni) con una sostanziale stabilità del ricavo medio per cliente (ARPU human –0,1€/mese per cliente), a fronte di un parziale ritorno alla razionalità del mercato, visibile anche nel rallentamento dei flussi di clienti tra operatori (mobile number portability di mercato -10% YoY).

Nel fisso l’andamento delle linee rallenta nel trimestre (-108 mila rispetto al trimestre precedente) anche per effetto del termine della prima fase del programma voucher promosso dal Governo e gestito da Infratel Italia e per il ritardo del lancio della seconda fase. In aumento del 2,5% YoY il ricavo medio dei clienti retail (ARPU BB+ICT). Le linee ultrabroadband sono pari a 10,2 milioni (retail e wholesale) con un incremento nel trimestre di 236 mila linee.

Continua la forte crescita dei ricavi legati ai servizi innovativi, con una crescita del 19% YoY del totale dei ricavi ICT, sostenuti dalla forte crescita dei ricavi Cloud. Nel complesso la Business Unit Domestic registra ricavi da servizi in calo del 5,3% YoY, in parte compensati, a livello di Gruppo, dal buon andamento di TIM Brasil, con ricavi da servizi in crescita dell’8,4% YoY. L’andamento dei ricavi da servizi e dell’EBITDA organico del trimestre è in linea con la guidance.

I ricavi da servizi nel trimestre sono pari a 3,4 miliardi di euro con una riduzione pari al -2,5% YoY. L’EBITDA organico di Gruppo al 31 marzo segna un andamento in linea con il piano, attestandosi a 1,4 miliardi di euro in flessione del -13,3% YoY; quello della Business Unit Domestic a 1,0 miliardi di euro in calo del –18,3% YoY e quello di TIM Brasil a 0,4 miliardi di euro in crescita del 5,1% YoY. La flessione del margine domestico è per lo più legata all’andamento dei ricavi, a fronte di costi operativi a sostegno della crescita dei business ICT e multimedia con un andamento sostanzialmente allineato al primo trimestre 2021.

L’EBITDA After Lease di Gruppo si attesta a 1,2 miliardi di euro in flessione del -16,3% YoY, mentre a livello domestico è pari a 0,9 miliardi di euro con un calo del -20,4% YoY, con una performance negativa dovuta prevalentemente alla presenza, nel primo trimestre 2021, di transazioni non ripetibili nel wholesale nazionale. A livello di Gruppo, gli investimenti sono pari a 0,9 miliardi di euro, in linea con il piano e con un trend in aumento nel trimestre (+30,2% YoY) legato principalmente all’accelerazione dei processi di sviluppo delle reti in Italia (fibra e mobile), Cloud e data center. Il risultato netto attribuibile ai soci della controllante si attesta a -0,2 miliardi di euro in linea con il risultato del primo trimestre 2021.

Il resoconto delle infrastrutture di Tim

E’ infine interessante leggere i dati relativi alle infrastrutture di Tim. Al 31 marzo 2022 il 94% dei clienti su rete fissa Tim è raggiunto dalle reti FTTH o FTTC a livello nazionale; nelle aree bianche tale percentuale si attesta intorno al 75%. Prosegue, inoltre, la crescita della copertura FTTH di TIM che ha raggiunto oltre il 25% delle unità immobiliari. La copertura FTTH si riferisce alle cosiddette Unità Immobiliari Tecniche (UIT) che rappresentano 24,3 milioni di unità immobiliari del territorio nazionale per le quali, nel tempo, è stata attivata da TIM una linea, retail o wholesale, telefonica, a banda larga o ultralarga.

La rete 4G di TIM copre oltre il 99% della popolazione nazionale. Nel primo trimestre 2022 il volume di dati gestito sulla rete ultrabroadband mobile di TIM è cresciuto del 47,8% rispetto allo stesso trimestre del 2021.

La rete 5G di TIM, che al 31 marzo 2022 ha raggiunto 66 Comuni, è stata confermata da Ookla® come la più veloce d’Italia, basandosi sull’analisi dei dati Speedtest Intelligence® sulle velocità mediane di download e upload in 5G in Italia da ottobre 2021 a marzo 2022.

Sparkle, operatore globale del Gruppo TIM, grazie alla sua rete in fibra connette Europa, Africa, le Americhe e Asia offrendo capacità trasmissive fino a 100 Gbit/s per la banda gestita e 400 Gbit/s per il trasporto IP.