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NIKON

TikTok ha annunciato “Project Clover”, il sistema per aumentare la sicurezza dei dati in Europa. La piattaforma social cinese si trova stretta da due fuochi. La crescente pressione da parte degli enti regolatori della privacy e della tutela dei dati dei cittadini ha indotto l’app che fa capo al colosso cinese ByteDance ad agire con maggiore solerzia e rapidità per cercare di allentare la morsa. TikTok ha dichiarato che con “Project Clover”, inizierà a memorizzare i dati degli utenti europei a livello locale quest’anno, con la migrazione che continuerà nel 2024. E questo – come avevamo già scritto – confermando che presto aprirà un secondo data center in Irlanda e un altro nella regione norvegese di Hamar. Questi data center saranno gestiti da una terza parte non divulgata.

TikTok, pressioni della Casa Bianca

Su TikTok si sono accesi i riflettori da tutte le due le sponde dell’Atlantico. Nel Vecchio Continente, il Parlamento Europeo, la Commissione europea e il Consiglio dell’Ue hanno recentemente vietato TikTok dai telefoni del personale a causa delle crescenti preoccupazioni sulla società, e sulla possibilità che il governo cinese possa raccogliere i dati degli utenti o promuovere i propri interessi. Contestualmente, negli Usa (il 23 marzo comparirà davanti al congresso il ceo Shou Zi Chew che ha già fatto una visista alla Commissione di Bruxelles) su un territorio che da tempo ha messo l’app social nel mirino. Infatti, l’amministrazione della Casa Biaanca guidata da Joe Biden ha sostenuto la legislazione che concede all’amministrazione nuovi poteri per vietare l’app (utilizzata da oltre 100 milioni di americani) e altre tecnologie basate all’estero se rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale. Il disegno di legge darebbe al Dipartimento del Commercio la possibilità di imporre restrizioni fino al divieto di TikTok e di altre tecnologie che pongono rischi per la sicurezza nazionale, ha affermato il senatore democratico Mark Warner, che presiede il comitato di intelligence. Si applicherebbe anche alle tecnologie straniere provenienti da Cina, Russia, Corea del Nord, Iran, Venezuela e Cuba.