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Volendo usare un termine appropriato, l’unico che ci viene in mente è stalking telefonico via call center. Quello che sta subendo chi vi scrive, insieme con migliaia di italiani, letteralmente perseguitati da numeri di linea fissa e mobili riconducibili a una manciata di entità. Lo schema per ogni chiamata è sempre lo stesso: un interlocutore che in italiano stentato propone buoni e coupon di Amazon, anche di diverse decine di euro.

Inizia così la conversazione, variabilmente tra il “ha letto il nostro messaggio relativo allo sconto/al buono?” oppure “come mai non ha ancora utilizzato il suo coupon a cui ha diritto?”. In entrambi i casi si fa riferimento ad Amazon ma il colosso dell’e-commerce non solo è citato in modo indebito, è addirittura ignaro della cosa e non è direttamente coinvolto in alcun livello.

Sì, se la parola che state pensando è “frode” avete indovinato. Perché lasciando parlare la persona che chiama, scoprirete che i fantomatici buoni di Amazon sono solo uno specchietto per le allodole. Voi siete l’allodola che il vostro interlocutore ha il compito di farvi cadere nel tranello di sottoscrivere un non ben identificato, e persino poco raccomandabile, servizio di trading on-line. Il “premio” per sottoscrivere questa sedicente piattaforma è il coupon di Amazon.

Facendo qualche ricerca online su uno dei vari numeri utilizzati, si scopre che una (non sappiamo se sia l’unica) delle società coinvolte si chiama Negativa Servizi Finanziari ed è specializzata in attivazione via telefono dai tratti fortemente aggressivi. Anche perché chiedendo informazioni in merito alla società chiamante e al responsabile per la privacy, due dati che i call center sono obbligati a fornire in virtù del Gdpr, si ottengono vituperi oppure indicazioni del tutto inattendibili.

Il call center, come abbiamo avuto modo di saggiare sollecitando e provocando in vario modo i chiamanti, è composto da persone verbalmente piuttosto violente. Alla contestazione che si trattassero realmente di Amazon, abbiamo ricevuto in cambio urla e improperi e la linea si è interrotta. Dopo aver ricevuto chiamate per tre giorni di fila, per un totale di 12 telefonate complessive a qualsiasi orario (persino alle 8.30 di mattino), abbiamo fatto notare che questa pratica rientra nello stalking e abbiamo ottenuto risposte piccate, nervose e violente sul fatto che “se lei non risponde, noi abbiamo il compito di non farle perdere il bonus acquisito”. Di quale bonus stia parlando abbiamo già detto: inesistente.

E ancora. Abbiamo ascoltato il ragionamento arzigogolato proposto dal chiamante abbiamo mosso le nostre contestazioni, al fine di ottenere solo insulti sul fatto che non “sta capendo, lei non vuole capire, non mi lascia parlare” e urla via discorrendo. Abbiamo chiesto di capire, ma la risposta non ha cambiato tono perché “se lei non capisce, basta che si lasci guidare invece di continuare a parlare”. Come dire: stai zitto e fatti fregare per bene.

Abbiamo provato a stare zitti: urla e insulti sulla nostra maleducazione. Abbiamo provato a non rispondere. Le chiamate si sono moltiplicate. Abbiamo provato a terminare brutalmente la comunicazione: siamo stati richiamati all’esasperazione finché ci siamo sentiti urlare di tutto.

Diciamo che il call center aggressivo lo è davvero in termini verbali. Sempre in italiano ben poco comprensibile e con un’alterigia e una supponenza tali da risultare insultanti e fastidiosi, anche a livello epidermico.

Abbiamo tentato dunque di non parlare. Una volta riconosciuti i numeri da cui potenzialmente stava chiamando il call center, anche grazie all’aiuto dell’app telefonica di Android che individua i “possibili spam”, abbiamo risposto mettendo in mute. Dall’altra parte del filo il lui o la lei di turno hanno iniziato subito aggressivi: “Luca, perché non parla? Eh perché no?” chiaramente con toni ben poco amichevoli. E qui emerge un ulteriore fatto: conoscono chi siamo, ne sono ben consci.

Dunque, le domande sono due: dove hanno acquistato un database così ben articolato da recuperare il nostro nominativo e alcuni dati personali? Perché hanno questa aggressività, in che modo la strategia funziona e porta a buoni frutti?

Sulla prima domanda siamo riusciti ad avere un frammento di risposta da alcuni dei tanti interlocutori, che hanno citato: autorizzazione fornita da un partner on-line, da un gestore telefonico oppure da una sottoscrizione di servizio a pagamento. Sulla seconda domanda il call center non ha risposto: lo abbiamo domandato perché avessero toni così “forti” e la reazione è stata isterica.

Ora alla frode si somma pure l’insulto. Il massimo della bassezza. Che si accumula al nervosismo generato dalla costanza con cui giorno per giorno chiamano, a qualsiasi ora, imperterriti e incattiviti. Gli insulti ve li risparmiamo, ma basta poco per generarne uno: per esempio, se sentono rumori di fondo si arrabbiano subito. Sembra quasi uno scherzo, eppure è parossismo da call center che cade nella parodia e nella follia più totale della situazione.

Perché l’obiettivo finale è ottenere il numero di carta di credito, insieme a dati personali, su cui caricare il fantomatico buono di Amazon per poi innestare i servizi di trading online. La truffa è data dal deposito della carta di credito: una volta consegnato questo dato, potete anche farvi il segno della croce perché siete in balia dell’ignoto. Altro che investimento: intanto gli avete messo in mano i vostri soldi, per quanto legati alla carta di credito.

Insomma cosa fare? In base alla nostra esperienza vi consigliamo di:

  • una volta individuato il numero o i numeri di questi call center, inseriteli nella black list;
  • non fornite alcun dato personale mai a nessuno, soprattutto legato alla carta di credito;
  • non entrate in polemica o contrasto: riconosciuto che si tratta del o dei call center “insultanti” bloccateli;
  • rassegnatevi finché non li avrete bloccati tutti;
  • iscrivervi al registro delle opposizioni;
  • fate riferimento alla pagina della Polizia Postale relativamente alla segnalazione di reati e frodi online.

La pagina di Amazon dedicata ai tentativi di frode

Amazon ha predisposto un’apposita pagina per gestire questo tipo di situazioni, tanto che si legge: “Prendiamo seriamente i tentativi di phishing e spoofing. Se dovessi ricevere corrispondenza, una chiamata, un SMS o un’e-mail sospetta che ritieni possa non provenire da Amazon o se una pagina web finge di essere Amazon, segnalacelo immediatamente seguendo la procedura”.

Le procedure da seguire variano a seconda che ci sia rifiutati di fornire dati personali oppure si ceda alle insistenze. Per ogni eventualità, Amazon ha creato un metodo per segnalare i malfattori e i call center poco chiari. Tutti i dettagli sono disponibili in questo collegamento: https://www.amazon.it/gp/help/customer/display.html?nodeId=GRGRY7AQ3LMPXVCV

E cosa fare con le telefonate mute dai call center?

Un altro problema riguarda le telefonate mute, che durano una manciata di secondi e poi cade la linea. Dato che i sistemi dei call center generano in automatico i numeri da chiamare, per avere la certezza che questi riferimenti corrispondano a persone all’altro capo della linea, chiamano e se una voce risponde il numero viene associato come “valido”. Quindi passato agli operatori del call center per iniziare lo stalking.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha esaminato la pratica, mettendo in luce come la ricezione delle telefonate mute possa mettere in ansia chi le riceve, perché magari ritiene di essere vittima di stalking o comunque di scherzi. Proprio per questo motivo, è stato stabilito che tutte le chiamate dovrebbero avere un sottofondo sonoro, magari riconducibile ad un contesto di un call center con voci e altri rumori “da ufficio”. Allo stesso tempo, sempre il Garante stabilisce che, dopo la mancata risposta da parte di un call center, bisognerebbe far trascorrere almeno cinque giorni per un secondo contatto.

La risposta di Amazon e la posizione ufficiale su questi call center

Abbiamo dunque interpellato Amazon per avere una risposta ufficiale in merito alla vicenda. Questo ci è stato detto da un portavoce ufficiale della sede italiana dell’azienda:

Amazon investe molto per proteggere l’esperienza di acquisto e vendita nei nostri negozi, inclusa la lotta alle truffe e alle varie forme di frode. In caso di dubbi, consigliamo di rivolgersi al nostro Servizio Clienti.

Approfondendo la questione nella pagina del servizio clienti, si scopre che esiste una sezione preposta a questo genere di tentativi di truffa identificata dalla seguente icona e che conduce a pagine ricche di dettagli:

Leggendo nella ricca documentazione a supporto, si scopre che Amazon spiega come quelle dei call center citati in questo articolo, o affini, sono “comunicazioni del tutto estranee” e che l’azienda sta “collaborando con le autorità competenti per individuare e perseguire i soggetti responsabili”.

Amazon nelle informative scritte che fornisce sul sito ci tiene a precisare che “non invia Sms, mail o comunicazioni di tale natura ai propri clienti e/o ad altri soggetti. Tali messaggi sono riconducibili a soggetti terzi indipendenti da Amazon”. Anche perché “la sicurezza dei clienti rappresenta una priorità massima per Amazon e proprio a tal fine è stata creata una pagina di aiuto dedicata” che è accessibile da questo collegamento: https://www.amazon.it/gp/help/customer/display.html?nodeId=201909120.

Il link porta a una schermata finalizzata a supportare i clienti nell’identificazione e nella segnalazione di e-mail, telefonate o Sms fraudolenti non provenienti da Amazon ma redatti in modo da confondere i clienti circa la loro effettiva provenienza. Come nel caso dei call center citati in questo nostro approfondimento.

Infine, è interessante la sezione “Come faccio a sapere se un Sms proviene da Amazon?” che consente di capire se i messaggi che si ricevono sono riconducibili ad attività fraudolente. In caso si tratti di una truffa, è sufficiente seguire le istruzioni per segnalare l’episodio alla Polizia Postale in questa pagina: https://www.commissariatodips.it/segnalazioni/segnala-online/index.html