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Streaming pigliatutto? No, non proprio. Tuttavia, la sua prorompenza – i 5 milioni di abbonati a Netflix in Italia non sono pochi – sta pesando e non poco sui conti delle sale cinematografiche. Nell’ultimo biennio, il combinato disposto determinato dalle restrizioni pandemiche, dal blocco delle nuove produzioni, dalla possibilità di fruire con maggiore facilità dei contenuti e film e dall’aumento dell’offerta con l’arrivo di nuovi player (Disney+ ad esempio) hanno determinato un impatto forte. Il trend del settore cinema in Italia nel 2021 rivela una situazione in evidente involuzione sotto svariati profili. I dati di Cinetel evidenziano un giro d’affari che si è attestato sui 169,3 milioni di euro a fronte di e 24,8 milioni di spettatori. Valori in ribasso del 70% rispetto al 2019 ed era facile trattandosi dell’anno anti-pandemia. Ma quello che preoccupa è che i dati dell’anno scorso sono in calo anche sul 2020, anno “consacrato” maledettamente al Covid-19. Un calo unico nel confronto con gli altri mercati europei. Sempre analizzando le performance del 2021 in Francia sono state registrate 96 milioni di presenze al cinema, quasi 40 milioni in Germania e in 41 milioni in Spagna. 

Streaming e la richiesta di una nuova finestra

Tutta colpa dello streaming? Certo che no, sarebbe troppo e ingiusto. Ma è fuori discussione che la nuova forma di fruizione recita un ruolo importante. Ed è anche per questa ragione che i due amministratori delegati di Rai Cinema (Paolo Del Brocco) e Giampaolo Letta Medusa Film hanno messo in campo una proposta chiara. Che prevede per i prossimi tre anni l’estensione a 180 giorni (dagli attuali 90 giorni) il tempo che deve intercorrere prima che i film al cinema possano essere disponibili anche in streaming. Come a dire: il cinema e le sue sale devono tornare centrali sia nell’offerta, sia nei ricavi. Del resto, nei mesi della pandemia – che hanno determinato la chiusura delle sale – alcune etichette cinematografiche avevano utilizzato il canale della distribuzione digitale per la reale necessità di generare ricavi. Il ministro della Cultura, Enrico Franceschini, sembra aver accolto l’appello che arriva da Rai e Mediaset (due poli che in politica non sono proprio dei pesi piuma) con la promessa di proseguire nel lavoro di una ridefinizione delle cosiddette finestre temporali a tutela del sistema cinema.