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Recensione Xiaomi 14: compatto sì, ma non completo

Xiaomi è chiamata a fare il salto di qualità nel corso del 2024. L’azienda è stretta tra tante dinamiche di mercato, sia sui mercati prediletti (cinese e indiano) sia su quelli europei, e obbligata a elevare l’asticella dei device in virtù del fatto che le nuove generazioni di smartphone stanno cavalcando l’onda della IA, dell’innovazione e dell’esperienza di utilizzo. Xiaomi, che vanta quote tra i leader nella mobility, è di fatto chiamata a dimostrare che può passare da un approccio centrato sulla pancia del mercato (con i prodotti Redmi e Poco) a quello in cui il valore è protagonista, quindi proponendo smartphone premium e flagship di un certo livello. Questa è la sintesi in cui si innesta lo Xiaomi 14, affidato al nuovo sistema operativo HyperOS basato su Android 14 e che nelle intenzioni del brand è destinato a fare evolvere l’interfaccia degli smartphone. In virtù di questo scenario articolato, ci siamo presi del tempo per provare lo Xiaomi 14 per almeno due ragioni. La prima è che all’inizio ci è sembrato un po’ acerbo considerando le potenzialità fotografiche e prestazionali del device, tanto che molte recensioni uscite “a caldo” ci sono sembrate quantomeno fin troppo entusiastiche per le effettive doti dimostrate dal sistema operativo factory. Quindi l’abbiamo voluto provare nel corso del tempo. Il secondo motivo che ci ha fatto attendere è, come sempre, l’arrivo degli aggiornamenti con l’intento di osservare come HyperOS guadagnasse in perfezionamenti e funzioni di intelligenza artificiale.

Alla fine siamo giunti alle nostre conclusioni che non possono vertere sul progressivo abbassamento del prezzo medio (complice l’on-line) dello smartphone. Riteniamo sbagliato entrare nelle dissertazioni di prezzo, perché sono scelte aziendali di cui prendiamo atto in modo oggettivo, tanto più se questo decresce così rapidamente come dimostra l’andamento dello storico (fonte idealo) proposto qui sotto. Non siamo d’accordo con chi prende questo parametro come centro del compasso per la valutazione del prodotto: il prezzo che diminuisce non rende uno smartphone migliore ma, più semplicemente, aiuta il consumatore a metabolizzare meglio gli eventuali difetti perché l’investimento richiesto porta con sé promesse implicite ed esplicite meno impegnative. Dunque, ragionamenti costruiti sul “è il momento di comprare” oppure “prezzaccio super extra maxi” non sono né seri né professionali e non fanno bene al mercato e all’azienda stessa. Prima di guardare il prezzo e valutare il tutto con l’approccio “un tot al chilo”, misurando specifiche tecniche e quant’altro, chiedetevi: questo modello soddisfa le mie esigenze e aspettative? Questa è la domanda, il resto è conseguenza. Ma nel più tipico comportamento italiano, diventato una filosofia dominante delle review, si ragiona scambiando causa con effetto, bisogno con opportunismo, posizionamento con promozione. 

xiaomi 14 idealo igizmo

Xiaomi 14: specifiche tecniche

Peso: 193 grammi
Dimensioni: 152,8×71,5×8,2 mm
Display: Oled Ltpo 6,36″ a 120 Hz, 3.000 nit
SoC: Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3
Memoria: 12+512 GB
Fotocamere: 50+50+50 Mpx
Selfie: 32 Mpx
Batteria: 4.610 Mhz
Ricarica: 90 Watt cablata
Sistema operativo: HyperOS su Android 14

Ebbene, lo Xiaomi 14 ha un target ben mirato, secondo noi, di consumatore: chi vuole uno smartphone compatto, tascabile ma che non pregiudichi le specifiche tecniche allo stato dell’arte. A livello estetico è uno Xiaomi 13 migliorato e raffinato esteticamente. A livello di dotazione, comprende, come il suo predecessore, il chipset più potente (Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3) assistito da 12+512 GB di memoria nella configurazione giunta in prova (1.099,90 euro) e con un reparto ottico completo, nonostante le dimensioni, supportato dalla co-ingegnerizzazione con Leica. Ora, chi vi scrive rimane letteralmente basito quando uno smartphone viene abbinato all’arte fotografica. Per lo Xiaomi 14 e il suo esemplare massimo Ultra si sono lette frasi che celebravano il ritorno alla fotografia ma in formato smartphone. Che bestialità. Parafrasando Woody Allen (“Wagner? Certo, anche se ogni volta che lo sento mi viene voglia di invadere la Polonia!”), potremmo dire che abbinare il concetto di fotografia “pura” agli smartphone è ardito e viene voglia di invadere di commenti i relativi articoli. NESSUNO smartphone fotografa solo con ottiche e sensore (nemmeno più le fotocamere lo fanno, visto che hanno engine dedicati): non è un caso che ci siano sofisticati algoritmi co-ingegnerizzati con Leica, o con approcci alternativi, e che sfruttano chipset, processore neurale e IA per migliorare le foto. Giriamo la frase. TUTTI gli smartphone fotografano in computational photography, anche disattivando l’icona IA. Nessuno escluso. Quindi anche su questo punto, andrebbero tarate e riqualificate le semantiche per evitare pericolose sostituzioni cognitive che portano fuori strada il consumatore.

Xiaomi 14 è un ottimo esempio di computational photography sostenuta da algoritmi pregiati di Leica e da una attenta configurazione dei sensori. Intanto perché, a differenza del 13, i tre obiettivi sono assistiti da sensori a 50 Mpixel (il 13 era con configurazione 50+12+10) mantenendo coerenza di scatto ma non sempre cromatica. Leica si è prodigata per mantenere quanto più possibile una certa omologazione di colori passando tra principale, teleobiettivo e ultra grandangolare tuttavia prendendo il principale (il migliore di gran lunga) come benchmark, l’ultra wideangle tende a “chiudere” l’immagine e il tele ad aprirla leggermente. La post produzione affidata alla computational photography aiuta a contenere queste differenze recuperando coerenza in post elaborazione. E l’elaborazione ha un certo successo in condizioni di buona luminosità ambientale oppure in perfetta luce, tuttavia rimangono differenze nei colori (soprattutto quelli caldi) quando si opera di sera o di notte.

Ecco, un consiglio: non usate la modalità notturna presente nelle opzioni aggiuntive di scatto ma lasciate attivata la modalità normale che si occupa di configurarsi, attraverso la IA, in modalità adeguata per la luce ambientale. Così si ottengono risultati nettamente migliori. Inoltre, di notte abbiamo riscontrato un vistoso quanto fastidioso effetto lens flare sul sensore principale e sul teleobiettivo: con luci in diagonale rispetto all’asse della lente, appare evidentissimo. Questo comportamento non è migliorato nel tempo e in alcuni casi è proprio fastidioso. 

Torniamo un passo indietro, ecco la configurazione imaging co-ingegnerizzata con Leica:

  • sensore principale Omnivision OVX9000 (sul 13 era un Sony Imx800), f/1.6, 23 mm, dual pixel Pdaf, autofocus con laser e Ois;
  • teleobiettivo da 50 Mpixel Samsung S5KJN1, f/2.0, 75 mm, Pdaf, Ois, 3,2x zoom ottico;
  • ultra grandangolare da 50 Mpixel Samsung S5KJN1, f/2.2, Fov di 115°;
  • selfie da 32 Mpixel, f/2.0, 32 mm.

I video possono essere girati fino a 8K/24fps, mentre i 60 fps sono gestiti in 4K e Full HD. In 1080p anche le modalità a 120, 240 e 960 fps, per arrivare allo slow a 1.920fps bisogna scendere a 720p. I video supportano i Log, la registrazione in Hdr10+ e in Dolby Digital Hdr con profondità a 10 bit. Il comparto di registrazione video è rasenta il professionismo ed è dove lo Xiaomi 14 segna maggiormente la differenza rispetto al passato. La registrazione è di alta qualità e ben gestita in fluidità anche ad alte risoluzioni o elevati fps. Inoltre non mancano strumenti di livello professionale quasi da videomaker, che permettono allo Xiaomi 14 di operare anche in modalità Film, con cui si applicano effetti e filtri capaci di creare una scena quasi di livello cinematografico. 

La parte fotografica è sicuramente quella che regala le maggiori soddisfazioni, in particolare con l’obiettivo principale grazie alle lenti Summilux e all’intervento fondamentale di Leica. Che si concretizza anche nella modalità di scatto Leica Vivace e Autentico: preferiamo quest’ultima, perché la prima tende a esasperare i colori che appiano quasi accesi. In modalità Pro, si ha il pieno controllo di ogni aspetto di scatto e con la modalità Autentica si effettuano giochi di contrasto e luci/ombre interessanti. Sul punta e clicca, non si raggiunge quasi mai lo “zero lag shutter” ma lo Xiaomi 14 si dimostra un valido supporto per la fotografia più pensata, di panorama, di soggetti, di situazioni (in bianco/nero assicura una scena fotografica paragonabile ai migliori – secondo noi – Honor Magic 6 Pro, iPhone 15 Pro Max e Samsung Galaxy S24 Ultra). Ottima la gestione dell’Hdr. Ma quindi, a parte quanto detto finora, cosa ci fa un po’ storcere il naso? Semplice, che a differenza dei tre smartphone citati, lo Xiaomi 14 ha una resa fotografica complessiva minore. 

Sui ritratti lo Xiaomi 14 non è irresistibile, per quanto gli update software abbiamo migliorato la resa del bokeh, mentre si presta meglio per paesaggi e foto di scenari. I dettagli delle tre fotocamere sono di alto livello, con una buona gestione del rumore, tuttavia la coerenza cromatica tra i tre obiettivi e la scena manca sempre di verve. Il bilanciamento del bianco è sicuramente migliorabile. Inoltre, a parità di situazione si ottengono risultati diversi: a volte scuri, a volte contrastati, a volte sovraesposti. Bisogna agire scegliendo il punto di fuoco per avere una certa coerenza. E qui subentra un auto focus non sempre impeccabile. Nonostante le ottime doti prese singolarmente, nel complesso lo Xiaomi 14 non fa gridare al miracolo nella sezione fotografica: manca di personalità, nonostante la modalità Leica autentica offra qualche soddisfazione, e di precisione in troppe situazioni, soprattutto nel punta e click fotografico. Peccato per il lens flare a volte pronunciato, come in questi casi:

Ma una parte di questa comportamento neutro, privo di effetto wow, è anche da riferirsi a HyperOS, che è una Miui rivista e migliorata. Ora, Xiaomi ha eseguito un poderoso lavoro di pulizia dell’interfaccia che ora è un po’ più matura e meno fumettosa. Tuttavia sono rimasti alcuni aspetti tipici (e fastidiosi) della precedente Miui, tra cui un eccesso di app pre-installate sostanzialmente inutili o che quantomeno rimangono inutilizzate e una certa rigidità nella personalizzazione dell’ambiente. A parte i temi, lo sfondo e poco altro, tutte cose ereditate dalla Miui, non ci sono tutte le funzioni di IA generativa e di intonazione dei toni e delle icone tipiche di Android 14. Ecco, parlato di intelligenza artificiale, tolto il grandioso ed evidente intervento sul fronte imaging, non c’è poi molto. Si dice che Xiaomi stia lavorando su update che potrebbero iniziare con un editor AI più potente di quello integrato nell’app Galleria, che peraltro mostra già risorse IA decisamente ben congegnate e con un impeccabile funzionamento. La IA spazia poi a relativo sostegno della funzione “Interconnettività Xiaomi” e provvede ad abbinare in modo dinamico i device a smartphone, tablet e wearable configurati e imperniati sull’account Xiaomi (indispensabile per usare queste e altre funzioni). Oppure interviene nel motore d’immagine durante la riproduzione video con le app di streaming, ma non solo, per migliorare risoluzione, Hdr e movimento al fine di massimizzare le doti del pannello Oled. Il risultato è un concreto innalzamento dell’esperienza di visione dei contenuti.

HyperOS però non è solo IA, perché rispetto alla Miui sono finalmente spariti gli annunci pubblicitari qui e là, il controllo dell’affidabilità delle app (inutile) e l’esperienza d’uso dell’interfaccia è più fluida, diretta e immediata. E’ anche molto reattiva, merito dell’hardware ma anche del fatto che HyperOS è stato cambiato profondamente sottopelle affinché risulti più veloce sotto le dita dell’utente. Non è ancora una rivoluzione rispetto alla Miui ma il primo passo di un’evoluzione che porta con sé tante promesse di miglioramento. Le basi sono migliori della Miui, basta valorizzarle con un obiettivo: sfrondare più che aggiungere per tornare quanto più vicini alla filosofia di Android 14. Sarebbe il top. Anche perché osservando bene HyperOS si comprende come un modello LLM sia pervasivo nell’interfaccia, per cui è possibile attivare (con ottima precisione) i sottotitoli interattivi e la ricerca degli album o delle immagini con frasi. Queste funzioni sono supportate dalla IA, ma la seconda richiede una messa a punto. Mentre nel corso del tempo HyperOS promette di adattarsi alle abitudini d’uso: abbiamo apprezzato il fatto che le app che più utilizziamo siano state ottimizzate nel tempo per velocità di apertura e per consumo energetico.

Anche perché l’efficienza energetica è fondamentale in un telefono così compatto. Il display Oled Ltpo da 6,36″ è identico per diagonale a quello dello Xiaomi 13 ma ha una risoluzione superiore (2.670×1.200 pixel) arriva a 120 Hz e ha una luminosità superiore: 1.000 nit tipica e 3.000 nit di punta nei contenuti Hdr e Dolby Vision (era di 1.900 nit sul 13). In più il formato piatto aiuta a trovare un ottimo compromesso tra ergonomia e portabilità. Lo Xiaomi 14 si tiene comodamente in tasca ed è ideale per chi vuole un device compatto ma con prestazioni allo stato dell’arte, con prestazioni a prova di futuro. Per di più, assicura una fruizione multimediale eccellente grazie al display, con buone prestazioni e colori uniformi e abbastanza precisi, assistito da un audio potente. Solo che l’autonomia è al minimo sindacale. 

Il chipset Snapdragon 8 Gen 3, si sa, è abbastanza impegnativo in termini di dissipazione ed energia quando lo si spreme al massimo, ossia nel gaming, nella registrazione video e nelle lunghe sessioni fotografiche. La superficie posteriore inferiore rispetto ad altri modelli con il chip flagship di Qualcomm ha obbligato Xiaomi a usare un sistema di raffreddamento passivo più piccolo e questo produce un calore chiaramente percepibile durante gli usi più impegnativi. Calore che si sente sulle dita anche utilizzando la resistente cover in silicone fornita di serie. A ciò si somma la batteria da 4.610 mAh (il 10% inferiore alla media dei modelli con Snapdragon 8 Gen 3) che si ricarica a cavo con alimentatore da 90 Watt. La ricarica completa impiega circa 36 minuti abbondanti ma il calore prodotto si sente sul dorso dello Xiaomi 14. A 90 Watt in 15 minuti si ottiene circa il 50% in più di batteria partendo da qualsiasi percentuale, anche da 0%. Ovviamente questo genere di ricarica così potente va abbinata solo ed esclusivamente allo Xiaomi 14 e per mezzo di alimentatore e cavo originali: qualunque variazione su questa catena (smartphone, cavo e alimentatore) è potenzialmente pericolosa. Dunque, se da una parte c’è la possibilità di ricaricare molto velocemente lo smartphone, dall’altra l’autonomia soprattutto quando si impegna molto il SoC diventa al minimo sindacale. Le dieci ore lavorative non sono un problema. Spingersi oltre con un uso intenso diventa un po’ impegnativo. Va anche detto che si arriva a sera con una riserva sufficiente (intorno al 20%). 

L’autonomia è anche condizionata dal tipo di gestore che si usa. Abbiamo abbinato lo Xiaomi 14 con la nostra Sim di test di Tim, il gestore che vanta la migliore copertura in Italia. Oltre ad apprezzare le doti di presa del segnale e di qualità telefonica, abbiamo messo lo smartphone nelle condizioni di minimizzare l’impatto di segnali telefonici non sempre ottimali. 

Alla resa dei conti la scelta di optare per Xiaomi 14 è tutta nell’avere uno smartphone che mediamente fa tutto bene ma senza grandi picchi. La fotocamera principale, grazie anche al supporto di Leica, produce scatti di qualità e dettagliati. Il display da 6,36″ limita ingombri e dimensioni, pur senza abdicare a un hardware allo stato dell’arte. HyperOS è perfettibile in tanti aspetti, a iniziare dalla IA. Il compromesso è quindi una maggiore tascabilità del device e un comparto fotografico curato, penalizzando un po’ di autonomia e un po’ di personalità per via di un design sostanzialmente identico a quello di Xiaomi 13. Se cercate un dispositivo piccolo ma potente, Xiaomi 14 è una delle proposte. Ma guardandosi bene in giro, si trovano opportunità più equilibrate e con un supporto nel tempo maggiore (Xiaomi garantisce 4 anni di major update e 5 di aggiornamenti di sicurezza).

Galleria – Foto in 0,6x - 1x - 2x -3,2x - condizioni di buona oppure ottima luminosità
Galleria – Foto con effetto bokeh e in condizioni di scarsa luminosità o al buio
Valutazione
Xiaomi 14 - 1.099,99 euro
Alla resa dei conti la scelta di optare per Xiaomi 14 è tutta nell'avere uno smartphone che mediamente fa tutto bene ma senza grandi picchi. La fotocamera principale, grazie anche al supporto di Leica, produce scatti di qualità e dettagliati. Il display da 6,36" limita ingombri e dimensioni, pur senza abdicare a un hardware allo stato dell'arte. HyperOS è perfettibile in tanti aspetti, a iniziare dalla IA. Il compromesso è quindi una maggiore tascabilità del device e un comparto fotografico curato, penalizzando un po' di autonomia e un po' di personalità per via di un design sostanzialmente identico a quello di Xiaomi 13. Se cercate un dispositivo piccolo ma potente, Xiaomi 14 è una delle proposte. Ma guardandosi bene in giro, si trovano opportunità più equilibrate e con un supporto nel tempo maggiore (Xiaomi garantisce 4 anni di major update e 5 di aggiornamenti di sicurezza).
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