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Recensione Sony ULT Wear: le cuffie con i bassi “mega”

Negli anni ’80 e ’90 Sony ha rivoluzionato la fruzione musicale con due tecnologie: il Walkman (prima a cassette e poi per i CD) e la tecnologia Mega Bass. Il primo ha portato la musica a una dimensione personale e intima, cosa che oggi è la consuetudine. Il Mega Bass era un circuito che consentiva di enfatizzare i suoni bassi per conferire maggiore profondità alla musica. Così i “bassi” sono diventati la firma acustica di Sony e hanno operato da pivot per impianti audio in casa e in auto basati sul subwoofer. L’impatto di questa impostazione sonora è tutt’oggi visibile in tanti esempi. Ma Sony è andata oltre e attualizzato il concetto al mondo Bluetooth con la serie ULT (si legge “alt”) che sta tanto per “ultra” quanto per “ultimate”, a seconda che ci si riferisca ai bassi o all’ascolto. Nell’ambito di questa collezione di accessori audio che riportano in auge i bassi, abbiamo provato le Wear (200 euro) con cui Sony equilibra in modo attento qualità, modernità e posizionamento di prezzo.

Sony ULT wear recensione igizmo

I Sony ULT Wear hanno design e parte dell’hardware derivato dalle cuffie top di gamma WH-1000XM di quinta generazione (il chip V1 è lo stesso, seppure con una semplificazione rispetto alle MX5) con in più la tecnologia dedicata ULT. In sostanza stiamo dicendo che vantano una resa di fascia superiore a quella di appartenenza ma con una configurazione acustica meno improntata a una equalizzazione flat (quindi quasi “monitor”) e più virata alla corposità e alla potenza dei suoni.

Dalla serie 1000MX ereditano i materiali di qualità. Il modello che stiamo usando è bianco con plastiche solide per i padiglioni e un archetto, sempre in plastica, resistente e flessibile. L’estetica è quella classica delle cuffie di Sony ma con il peso delle XM5: 255 grammi. I tasti sono ben disposti sul padiglione sinistro: al tatto si riconosce subito il più grande ULT, quello ogivale per l’Anc e quello rotondo per accensione/spegnimento. La gestione della riproduzione multimediale, delle chiamate e del volume è affidata alla parte esterna del padiglione destro che è sensibile al tocco e permette di usare il dito per toccare ed eseguire movimenti. Per alzare il volume basta spostare il dito in senso orizzontale, gli altri comandi sono con uno, due o tre tap. Si prende subito confidenza con questa organizzazione dei comandi.

La comodità, grazie al peso ridotto, è un altro degli aspetti curati da Sony per le ULT Wear. I padiglioni sono morbidi e confortevoli: racchiudono completamente l’orecchio ma senza fastidi in virtù del materiale delicato sulla pelle. L’archetto è bene imbottito e non pesa sulla testa. Ricordiamo che una buona vestibilità delle cuffie impone che queste non gravino sulla testa e sulle orecchie ma si sorreggano con la struttura portante in modo delicato. Le ULT Wear sono sufficientemente resistenti e flessibili per assicurare questo comfort e si fanno usare per lunghe sessioni di ascolto e riproduzione multimediale.

Le abbiamo usate per un viaggio a Parigi in aereo, andata e ritorno, in abbinata con la nostra playlist lossless. E anche per vedere la serie completa Sugar su Tv+. L’Anc, complice anche i padiglioni che ben “sigillano” le orecchie, funziona bene ma non è una notizia: Sony sulle cuffie ha sempre svolto un lavoro egregio di ottimizzazione della cancellazione attiva dei rumori. Questo è l’esempio più chiaro di come l’azienda porti tecnologie di fascia alta, a cascata, su modelli dal prezzo più aggressivo. Proprio questo approccio rende le Sony ULT Wear sì un prodotto per le nuove generazioni ma che sa farsi apprezzare anche da palati più esigenti (e meno giovani). Citiamo che non manca la modalità trasparenza, per non rimanere isolati, e quella adattiva che sposta in automatico da cancellazione del rumore a trasparenza a seconda dei suoni ambientali (per esempio, si attiva la trasparenza quando le cuffie riconoscono qualcuno che parla).

L’Anc delle ULT Wear è ottimo, così come i suoni seducenti, morbidi e precisi ma anche potenti e profondi con i bassi. Arriviamo alla tecnologia ULT. L’effetto si vede dall’app: con un tocco si attiva in modalità “1” che aumenta di un livello i bassi e conferisce maggiore profondità a tutte le sonorità senza però perdere di equilibrio, ovvero mantenendo un buon equilibrio con i medi. La modalità “2” si attiva con un secondo tocco sul tasto ULT: questo porta i bassi a livello 9 o 10 a seconda del profilo di equalizzazione scelto. Anche in questo caso, toni alti e medi non perdono di incidenza ma i bassi hanno una potenza e un protagonismo tipicamente da subwoofer. È una calibrazione d’ascolto che ricorda i Mega Bass, facendo felici i meno giovani, e che si intona con la costruzione dei brani preferiti dalla Gen Z. I film in questa seconda modalità sono più “profondi”. Precisiamo che l’ULT non aumenta la superficie sonora, semplicemente la modella per fare risaltare le frequenze più basse, per intenderci con il classico effetto “bump bump”. Però nella fruizione dei video aiutano a creare maggiore coinvolgimento, proprio perché i bassi sono quelli che più si percepiscono anche a livello fisico ed epidermico perché aumentano l’intensità delle vibrazioni. Concludendo, premendo una terza volta il tasto ULT si disattivano i bassi e il meccanismo di enfatizzazione dei suoni. Per riattivarlo, bisogna ripetere il ciclo descritto.

Osservando il tutto dal punto di vista tecnico, il chip V1 controlla due driver da 40 mm con magnete in neodimio e una risposta in frequenza tra 5 Hz e 20.000 Hz; via Bluetooth si opera tra 20 e 20.000 Hz. Questa è una sottolineatura che facciamo perché le Sony ULT Wear hanno porta Usb-C per la ricarica ma in confezione c’è anche il cavo jack/jack da 3,5 mm (non Usb-C/jack). Quest’ultimo cavo è quello per chi vuole saggiare il massimo della musica lossless utilizzando un Dac Usb-C con lo smartphone (come fa chi vi scrive) oppure dal portatile. Ma il cavo jack/jack è un passepartout per ogni esigenza: dal collegamento alla piattaforma di intrattenimento in volo fino allo stereo.

Questa dotazione è un’altra cifra di Sony, così come l’app unica per tutte le auricolari e cuffie Bluetooth del brand. Anche per le ULT Wear è possibile attivare la tecnologia Dsee che eleva la qualità acustica “ricostruendo” la qualità sonora qualora non si operi in lossless. Dall’app si ricevono gli update e si configurano i comandi, l’equalizzatore e le funzioni delle cuffie.

Per la cronaca, l’autonomia della batteria supera le 30 ore. Si guarda un film intero con Anc e ULT attivi preservando ancora più dell’85% di durata della batteria. La ricarica completa con un alimentatore da 30 Watt certificato impiega una mezz’ora abbondante. I formati audio supportati dal chip Bluetooth 5.2 integrato sono SBC, AAC e LDAC (per esempio, è supportata la riproduzione LDAC da Apple Music e Amazon Music Unlimited). Infine, anche usate come strumento per telefonaore, le Sony ULT Wear garantiscono una buona qualità delle conversazioni, quindi sono adatte anche per chi le vuole usare in occasione di videocall lavorative oppure vuole rispondere alle chiamate in entrata mentre si ascolta la musica.

Ecco la musica, abbiamo sollecitato Ult1 e Ult2 con varie tipologie di brani. Ascoltare Hotel Song di Regina Spektor rende chiaro che i bassi non sono una mossa marketing avvincente di Sony ma che le ULT Wear enfatizzano il giro di basso in modo così chiaro da sentire ogni nota. Così come Kokomo dei The Beach Boys, dove i bassi sono la struttura portante di un brano esotico forse poco conosciuto dallo storico gruppo. Per non parlare de “Il veliero” di Lucio Battisti con la intro tutta fatta al basso, gestito accuratamente dalle Wear e senza sbavature, nemmeno per il pianoforte e le note medie. Consigliamo anche Crucify Your Minid di Rodriguez, per comprendere come la modalità Ult2 non sovrasti in modo inelegante i suoni: la contemporaneità di basso e chitarra nella base ritmica è fluida, seppure i bassi sono “spinti”. Così come My Brave Face di Paul McCartney, altro pezzo con il basso portante nella ritmica, che risulta gradevole e anzi più completo con la modalità Ult2.

L’approccio di ULT Wear è sfacciatamente discreto, con una personalità sonora che opta per un varietà acustica più vivace e uno scenario acustico più profondo che però non penalizza in modo fastidioso le sfumature e le tonalità più delicate. Ciò può portare a un’esperienza di ascolto rinvigorente (e travolgente), con le rose di Sony che forniscono una pienezza e una solidità che colpiscono per le orecchie con la loro personalità implacabile e corposa. Certo, la modalità ULT non è per un ascolto di chi cerca il dettaglio acustico ma di chi preferisce farsi accompagnare da una consistenza musicale corposa, completa e carico. Ne beneficiano i pezzi rock, i ritmi moderni e le musiche strumentalmente costruite in termini numerici (ossia, per esempio la classica). La scelta di puntare sui bassi è fisicamente invitante rende le Sony ULT Wear “alla moda”: non si cerchi l’acustica dettagliata di soluzioni flat ben più costose ma quella di ottima qualità che coinvolge, quindi più di pancia e più energetica. E a un prezzo interessante.

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