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Abbiamo scelto di abbinare il nuovissimo Sub Mini, dalle dimensioni compatte se si considera che è un subwoofer capace di produrre una risposta alle basse frequenze fino a 25 Hz, alla Ray , e non alla Arc o alla Beam 2, perché la soundbar di Sonos spicca per i toni medio/alti ed è solo discreta nei bassi. Il combinato disposto di Sub Mini (499 euro) e Ray (299 euro) è, da un punto di vista dello spazio sonoro, perfetto, perché Sub Mini compensa e integra in perfetta simbiosi la Ray, che quindi esprime il suo meglio.

Siamo partiti quasi dalla fine perché dimostra il lavoro di sviluppo dietro alle quinte eseguito da Sonos, che poi si sostanzia dall’app, che permette a ogni modulo di operare in sinergia. Come in questo caso: i bassi sono delegati al Sub Mini; i medi e alti alla Ray. Risultato: sonorità ben calibrate su tutte le frequenze, bassi profondi e che danno spessore, profondità e maggiore completezza allo scenario acustico; con in più il vantaggio che la Ray, delegando i bassi al Sub Mini, spicca per precisione, come front firing, sugli alti, come nel caso del parlato e dei dialoghi in cui ottiene un guadagno sonoro notevole.

Il fatto è che l’app di gestione del Sub Mini è la medesima di tutti i prodotti Sonos, quindi si configura premendo il tasto laterale e collegando il subwoofer alla rete Wi-Fi o Ethernet. Si badi bene che deve essere la medesima rete della soundbar, così come la stanza o l’ambiento configurato per il Sub Mini deve essere lo stesso della soundbar. Operando in questo modo, l’attivazione si perfeziona toccando la parte superiore del Sub Mini con lo smartphone avendo l’app aperta, la piattaforma di Sonos provvede già ad abbinare la Ray al Sub Mini con la dicitura Ray+Sub.

Questo è quello che si vede dall’app e che conferma che la configurazione è andata a buon fine. Dai tecnici di Sonos ci siamo fatti spiegare che dietro le quinte le frequenze sono stanzialmente gestite in modo separato ma uniforme: alti e medi alla Ray; bassi al Sub Mini. La sensazione di “perdita” dei bassi dalla soundbar è ancora più emblematica usando la Arc, che dispone di una maggiore caratura per queste frequenze e che fanno sentire la loro mancanza quando si usa il subwoofer. Abbinandola al Sub Mini la Arc si concentra maggiormente sui medi e alti, con guadagni come detto percepibili nella qualità del parlato, delegando il Sub Mini a gestire la profondità e i toni più caldi e bassi.

Ecco perché l’abbinata Ray e Sub Mini ci è sembrata ideale: innanzitutto per provare i due più recenti modelli, ma soprattutto perché aggiunge alla Ray quella corposità di suono che è praticamente, per quanto minimo, l’unico punto debole della soundbar, più sbilanciata, volendo trovare il pelo nell’uovo, su frequenze alte e medie che, ancor di più, diventano precise, equilibrate e “croccanti”.

La Ray è una soundbar che, anche da sola, entusiasma chi vuole minimizzare l’investimento senza rinunciare alla qualità audio di Sonos. Per di più assicura una compatibilità totale con i Tv in commercio, anche datati, perché al posto dell’Hdmi Arc sfrutta la connettività ottica con il televisore. Si guadagna in retro-compatibilità ma si perde in interazione, perché vengono a mancare le gestioni sincronizzate con il telecomando offerte dal protocollo Arc. Poco male, si fa presto l’abitudine. Condizione necessaria e sufficiente, così come per il Sub Mini, anche per la Ray, è che siano collegati a una rete cablata o wireless.

Dall’app si hanno i controlli di equalizzazione: con la configurazione Ray+Sub ci sono due livelli di intervento. Quello classico dell’app Sonos che permette di attivare il Loudness e di gestire i livelli di alto e basso. In più, il Sub Mini ha un suo equalizzatore, ancora più granulare: l’intervallo è tra -15 e +15 di intesità e si può regolare il posizionamento su 0° (allineato alla Ray) oppure 180° (all’opposto della Ray). Quest’ultimo caso è utile se si vuole tenere il subwoofer non sullo stesso di ascolto piano del Tv e della soundbar ma posizionato nei pressi del divano. In ogni caso, la direzione ideale è quella con la fessura del Sub Mini rivolta verso l’ascoltatore (0°) o la soundbar (180°). La comunicazione tra soundbar e subwoofer è wireless a 5 GHz, per questo come precisato all’inizio devono essere collegati alla medesima rete. Del Sub Mini dovrete solo preoccuparvi di collegare il cavo di alimentazione. Il resto è a carico dall’app.

Ecco, la fessura che contraddistingue il desing cilindrico (23 cm di diametro e 30,5 cm di altezza) del Sub Mini in realtà cela una coppia di woofer contrapposti da 6″, ciascuno alimentato da un amplificatore di classe D e sostenuto da una serie di supporti che evitano vibrazioni e rimbombi interni. Il tutto per annullare le forze e le tensioni interne durante la riproduzione, evitando ronzii e fastidi e massimizzando la fedeltà delle basse frequenze.

Basta appoggiare delicatamente un dito sul bordo degli speaker per rendersi conto della delicatezza con cui reagiscono quando necessario. Tenendo le mani sulla struttura non si sentono echi o vibrazioni interne. E la qualità sonora dei bassi è esaltante soprattutto quando si guardano film o si ascolta musica che usa timbriche che virano a queste frequenze. La nostra impostazione di equalizzazione è stata impostata su 4 nell’equalizzatore complessivo e di 7 su quello del Sub Mini (nei film abbiamo attivato l’opzione per migliorare i dialoghi). Ci siamo spinti fino a 10 nell’equalizzatore Sub con brani musicali fortemente “bassi”, dalla musica classica al rock passando per composizioni in stile “buddha bar”, e ascoltare il Sub Mini ci ha deliziato le orecchie.

Con in più la funzione Trueplay si può configurare perfettamente la somma di Ray e Sub Mini per le caratteristiche acustiche della stanza: il risultato, più nel multimedia che nella musica, è una esperienza sonora ancora migliore con film, serie e perfino programmi Tv.

Valutazione
Sonos Sub Mini + Sonos Ray
recensione-sonos-sub-mini-e-ray-sistema-audio-di-qualita-soprattutto-nei-bassiIl Sonos Sub Mini (499 euro) è il complemento ideale per qualsiasi soundbar di Sonos. Il prezzo non è popolare ma comunque allineato alla qualità del prodotto e alle funzioni offerte: aggiungere bassi profondi (frequenze a 25 Hz) a quelli medi/alti della soundbar così da avere uno scenario sonoro più ricco, di spessore e preciso. Ci è piaciuto, è diventato insostituibile per ascoltare tanto i programmi Tv quando le serie, i film e la musica. I bassi rendono tutto più avvincente e la precisione e l'effetto vellutato del Sub Mini sono goduria per le orecchie. La Ray è la soundbar perfetta per i Tv anche più datati perché si connette via cavo ottico ed è più spinta, precisa e focalizzata sui medi alti. La somma dei due è un sistema audio capace di offrire grandi soddisfazioni. Con in più tutta la logica di Sonos gestibile attraverso l'app, che si occupa di separare i compiti tra soundbar e subwoofer così da gestire le frequenze (alte, medie e basse) con il giusto dispositivo per una esperienza ricca e sinergica.