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Recensione Sonos Ace: attesa ripagata con la qualità

Sono anni, non mesi, che si vocifera on-line della volontà di Sonos di permeare nel mercato celle cuffie di alto profilo. La stessa azienda, quando l’abbiamo incontrata a Parigi per il briefing di prodotto, ha confermato che è da almeno il 2019 che stanno analizzando il mercato e sviluppando il prodotto più corretto. Non ci stupisce che l’azienda ci abbia messo così tanto nel realizzare le Ace, perché in cinque anni lo scenario di mercato è cambiato: la qualità media è schizzata in alto e c’è stato una progressiva evoluzione del concetto di cuffie wireless e Tws. A dare la stura a un intero comparto sono state, tanto per cambiare, le Apple AirPods Max (dicembre 2020) che hanno certificato come ci sia una domanda di consumatori esigenti su tre fronti: comfort, qualità acustica e semplicità d’uso. In questi tre anni e mezzo le Max rimangono un riferimento nel mondo Apple, ora le Sonos Ace ambiscono a diventare un riferimento non solo nel mondo iOS ma anche per Android, Windows e qualsiasi altro device sia dotato di Bluetooth, porta Usb-C o jack da 3,5 mm. Obiettivo raggiunto? Secondo noi sì, e con un risultato eclatante in termini di qualità declinata in audio, costruzione ed esperienza d’uso. I motivi, sempre secondo noi, ve li spieghiamo in questa nostra recensione delle Sonos Ace.

Albert Einstein diceva che “il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando”. Ecco Sonos si è fatta attendere ma propone un prodotto di alto valore. Diciamo subito che non stiamo parlando di un paio di cuffie di basso profilo: il prezzo di 499 euro non solo le posiziona nella fascia medio/alta del mercato consumer ma genera una promessa, ben mantenuta, in termini di resa acustica. Quest’ultima è di livello superiore e arriva a soddisfare le orecchie esigenti degli appassionati di hi-fi, quindi un pubblico nettamente più preparato e attento rispetto all’utente di tutti i giorni. Proprio questo combinato disposto tra un posizionamento accessibile e una resa di alto livello rendono versatili ed entusiasmanti le Sonos Ace.

Dunque, sommando l’aspettativa per le prime cuffie di Sonos con le aspettative (e la curiosità) che ci siamo creati dopo il primo contatto a Parigi, appena le abbiamo scartate non abbiamo usato altro che le Ace. Quasi due settimane di uso continuo, in vari scenari: in aereo, in treno, in van, sui mezzi pubblici, in ufficio, in casa, camminando, in auto con i vetri abbassati (azzardato, certo, ma per sperimentare il sistema di riduzione del rumore) e anche in modalità telefono. Ora, le Sonos Ace sono perfette per le call e le videocall perché gli otto microfoni integrati sui due padiglioni assicurano un dialogo perfetto e chiaro, anche per chi ascolta. Ma dobbiamo ammettere che questo utilizzo è limitante: è una funzione utile per rispondere alle chiamate mentre si indossano o per altre necessità simili, ma per quanto possano restituire un’esperienza di dialogo eccellente non ci sentiamo di consigliarle per questo.

Diciamo che la qualità del parlato è frutto di una attenta costruzione delle Ace. Sonos ha integrato microfoni, chip e giroscopio in un circuito che scorre intorno a circa 3/4 del driver da 40 mm. Sonos ha calibrato ciascun driver per ottimizzare la risposta in frequenza per ciascun padiglione, quindi valorizzando le sonorità tipicamente del sinistro e del destro. Infatti, i colori della retina che protegge il padiglione interno ha colori diversi per indicare il corretto uso (sinistra e destra). Indossando i padiglioni invertendo volutamente sinistra e destra si rimane disorientati, sia per la musica, sia perché le cuffie vestono scomode.

I dettagli fanno la differenza, come abbiamo appena dimostrato. Sonos ha adottato una imbottitura in memory foam con effetto vellutato, così da non infastidire l’epidermide, e morbido, che non “schiaccia” le orecchie. Ricordiamo che cuffie di questo tipo non devono premere né sui padiglioni auricolari né sulla testa. Si devono adagiare e la struttura portante costituita dall’archetto e dai perni dei padiglioni deve essere tale da rimanere fissa e confortevole. Risultato perfettamente centrato dalle Ace, per via di una serie di accorgimenti.

Oltre ai comodi e compatti padiglioni, l’archetto è ben conformato per risultare più morbido al centro, dove si appoggia alla testa, e più resistente laddove si aggancia il perno leggermente angolato che aggancia i padiglioni. In questo modo sono questi ultimi a scorrere, e non l’archetto che rimane fisso nella sua posizione ergonomica, così da adattarsi alle orecchie. Il risultato è una vestibilità confortevole anche per le lunghe ore di ascolto. Nella prima settimana abbiamo indossato le cuffie durante l’intera giornata lavorativa e anche la sera per vedere i film o i programmi Tv dal device mobile (per esempio, abbiamo visto le prove libere del GP di Formula 1 di Montecarlo e la serie intera Star Trek Discovey). Per la cronaca, abbiamo abbinato le Ace a un iPhone 15 Pro Max e a un Samsung Galaxy Tab S9+ (così da avere ambiente misto iOS e Android, gestito accuratamente dall’app di Sonos).

In questa “full immersion” siamo arrivati a contare circa 28 ore di riproduzione con Anc attivato quando abbiamo sentito il “bip” che segnalava come l’autonomia della batteria integrata da 1.060 mAh fosse arrivata al 10%. Con questa parte residuale siamo riusciti a completare la visione dell’episodio di Dark Matter appena iniziato arrivando a circa il 4%. Questo per dire che ci si dimentica l’ultima volta che si sono caricate le Ace, perché si può godere di una certa continuità di contenuti senza il patema di rimanere a secco. Inoltre, con un alimentatore certificato da 30 Watt in 10 minuti si ottiene l’equivalente di circa 5 ore, mentre in due ore si ricaricano le Ace da 0% a 100%. Peraltro, le cuffie sono dotate di sensore interno al padiglione per comprendere quando sono indossate e quindi tenere attivo l’audio oppure per stoppare la riproduzione quando non sono sulle orecchie. Dopo alcuni minuti di inattività, le Sonos Ace si spengono da sole.

Tutte le prove di ascolto sono state fatte con l’Anc attivato o in modalità trasparenza, cosa che negli scenari suddetti di utilizzo ci ha fatto apprezzare la qualità costruttiva. Come detto, l’architettura di microfono e interna è tale da massimizzare la resa. La riduzione attiva del rumore è tra le migliori finora provate, quantomeno superiore a quella delle Airpods Max perché i padiglioni studiati da Sonos aderiscono meglio anche quando ci si muove, si parla o si mastica. Le Airpods Max, ma anche altre cuffie, subiscono il movimento della mascella e si riduce l’efficacia dell’Anc. Sonos si è presa tempo ma l’Anc è preciso ed elimina i disturbi anche con in un contesto come l’ufficio nel quale c’è tanto rumore e vociare o non si ha la parte inferiore del viso immobile. Non solo, sul treno e sull’aereo, che generano frequenze principalmente basse, le Ace si trovano nel loro ambiente ideale per sfruttare le doti dell’Anc. Ma la cosa che più ci ha stupido è sul tram, altro ambiente rumorosamente impegnativo, nel quale l’Anc delle Ace ha risolto egregiamente la situazione facendoci concentrare sulla musica.

Come detto, non è solo merito dell’elettronica disposta in modo arguto e attento ma anche l’isolamento meccanico dato dalla possibilità di indossare in modo preciso e comodo le cuffie. Questa somma di specifiche permette alle Sonos Ace di raggiungere livelli di eliminazione dei rumori ambientali sperimentata raramente. E con gli aggiornamenti (due in totale quelli ricevuti) non solo è migliorato l’Anc ma anche la modalità trasparenza, che ha perso una nota leggermente metallica dei primi giorni, in particolare con le voci femminili, per risultare in una maggiore naturalezza del parlato.

Tutte queste funzioni poggiano anche sull’intervento dell’app. È vero che i comandi semplificati al massimo delle Ace permettono di gestire il passaggio da Anc a Trasparenza e che il tasto funzione sul padiglione destro consente di destreggiarsi nei comandi di riproduzione multimediale. Ma è altrettanto vero che l’app consente, per esempio, di spegnere Anc/Trasparenza e di impostare l’equalizzazione. Le Sonos Ace arrivano senza calibrazione: sono precise, “dritte”, quasi monitor. E questo ci piace tantissimo. Tuttavia per enfatizzare bassi e alti, per chi predilige, è necessario passare dalla classica app di Sonos. Peraltro con una differenza rispetto agli altri dispositivi del brand: le Ace si abbinano via Bluetooth standard al device, l’app non è strettamente indispensabile per il corretto funzionamento. Ma è necessaria per usare le funzioni evolute, come l’update del firmware e il rilevamento della posizione della testa.

Quest’ultima funzione è importante perché assicura maggiore precisione nella riproduzione dei contenuti in Dolby Atmos e per sfruttare al massimo l’integrazione con l’home teather domestico basato su prodotti Sonos. Lo abbiamo testato in abbinata con una soundbar Arc. L’app in questo caso svolge il ruolo di raggruppare Ace e Arc nella stessa stanza e sulla medesima rete Wi-Fi, così che la Arc possa trasferire l’audio alle Ace via wireless Lan. In questo modo gli effetti surround sono tutti nei padiglioni delle cuffie, comandati dalla Arc. Geniale perché permette di godere dei contenuti del Tv ma in modo del tutto personale. Il passaggio ha funzionato sempre in modo preciso, sia passando dall’app, sia premendo il tasto funzione con la Arc accesa e di fronte a noi. Il risultato acustico è perfetto, come dimostrato da Marvel Avengers: Endgame e da First Man, entrambi riprodotti in modalità Dolby surround nelle cuffie con una precisa dislocazione spaziale dei suoni. Questa modalità tra Arc e Ace vive di un presupposto: che l’utente sia posizionato esattamente di fronte al Tv, al centro. Perché poi la funzione suddetta per la gestione dei movimenti della testa opera per mantenere coerenza con il surround nelle Ace quando ci si sposta. Sempre dall’app si abilita la gestione di due dispositivi per il passaggio automatico da uno all’altro a seconda della sorgente acustica. Se non avete l’app su entrambi i dispositivi, la funzione non opera correttamente. Altrimenti è piuttosto precisa.

Fin qui Sonos ha dimostrato la capacità di incapsulare in due padiglioni tutto il know-how acquisito sia con le soundbar sia con la Era 300, di cui le Ace ereditano il concetto di audio spaziale gestito alla grande. Lo spatial audio è utilissimo via Dolby Atmos per i contenuti, come nel caso della serie Dark Matter vista su iPhone 15 Pro Max. Ci piace meno per l’audio, perché la gestione di Apple Music tende a fare perdere coerenza nell’ensamble musicale. Per questo, per preferenza personale, con la riproduzione musicale tendiamo a disattivare l’audio posizionale e ad attivare la modalità hi-res e lossless, che Apple Music gestisce in modo magistrale.

E qui arriviamo al clou: la qualità acustica delle Ace è ai massimi livelli. Sonos avrà preso del tempo ma, come ha detto Einstein, ha profuso tutto il valore possibile. Diciamo che per sfruttare la modalità lossless dall’iPhone 15 Pro Max e dai device Android è necessario collegare le Ace con il cavo Usb-C/Usb-C fornito in dotazione, che ha impedenza corretta (altri cavi sono meno efficaci, quindi non usateli se non siete sicuri). Dall’iPhone 15 Pro Max ascoltare i brandi in modallità lossless è una gioia per le orecchie perché si apprezzano tutte le sfumature. Ma le medesime considerazioni che stiamo per fare valgono anche per la riproduzione in Bluetooth (versione 5.4). Le Ace vantano uno consistenza acustica eccellente, garantita da una superficie sonora estesa, cristallina e ben equilibrata tra tutte le frequenze. Tutti i dettagli sonori sono ben allineati, senza alcuna prevaricazione tra alti, medi o bassi. Anche con l’equalizzatore spostato per aumentare intensità di bassi (non più +2) e alti (non più di +4), i medi mantengono la loro dimensione.

Ci piace molto lo stage acustico fornito dalle Ace perché non solo è dettagliato ma anche vellutato, elegante, raffinato. E queste caratteristiche sono consistenti anche cambiando radicalmente genere: da Mozart e Vivaldi, fino agli Ac/Dc. Per esempio, ascoltare tutto “Back in Black” è un’esperienza nuova perché via Usb-C si ha una qualità hi-fi e in Bluetooth una resa così puntuale delle sonorità che quasi si va alla riscoperta di certi dettagli, di sonorità magari secondarie, magari negli inserti e della base ritmica, che conferiscono una profondità eccellente e totale. Lo stage è così variegato da risultare leggero, accurato e garbato, cangiante e avvincente. Oppure è bello farsi coinvolgere dai numerosi inserti acustici di Hopeless Wanderer di Mumford & Sons, per poi essere travolti dal secondo movimento musicale incalzante e roboante.

In musiche molto impegnative come nel caso del terzo atto (finale) di “Bridge over troubled water” di Simon & Garfunkel, laddove si esprime uno stile cacofonico che fa da contraltare al gospel iniziale, le Ace non soffrono questa esplosione di suoni ma evidenziano l’accurato lavoro di Sonos nel gestire in modo simbiotico la risposta delle varie frequenze. Un altro pezzo tutt’altro che semplice a livello di costruzione musicale è “Mambo” di Lucio Dalla, che alterna sonorità rock e strumentali classiche, in una progressione prima lenta poi frenetica e con inserti quasi schizofrenici tra alto e basso. Eppure le Sonos Ace sono precise, persino entusiasmanti. Se poi volete capire di che pasta sono fatte le Ace, mettete a tutto volume “Baby Don’t Cry” degli INXS (la versione Australian Concert Orchestra): ogni suono è percepibile, chiaro, preciso nella classica elegantissima cacofonia del gruppo fondato dal compianto e geniale Michael Hutchence. E poi portatele, sempre ad alto volume, su “La Mer” di Julio Ingelsias per apprezzare la riproduzione felpata della voce ineguagliabile del cantante madrileno. Certo con Highway to Hell degli Ac/Dc si esalta la schiettezza delle Ace, ma con Fisherman’s Blues de The Waterboys si apprezza la versatilità dell’acustica sviluppata da Sonos (il violino è da brividi). E poi apprezzate ogni singolo nota del violoncello suonato da Linnéa Olsson sulle note di Halo cantata da Ane Brun, con accompagnamento di archi. Eccellente via Bluetooth ma perfetto via Usb-C sfruttando il lossless: musica che schiocca meticolosamente nelle orecchie. Provare per credere.

Un’ultima considerazione vogliamo lasciarla per la dotazione che accompagna le Sonos Ace. Abbiamo già detto dei cavi Usb-C/Usb-C e Usb-C/Jack (perfetto per i portatili privi di porta Usb-C e che ha il pregio di non avere mostrato una latenza apprezzabile in modalità lossless). Nella confezione si trova anche la custodia per trasportare le cuffie in feltro realizzato con materiali riciclati al 75%. La scelta serve per aumentare il livello di sostenibilità delle cuffie (che già sono realizzate con circa il 17% di materiali riciclati), può apparire meno sofisticata al tocco rispetto all’eccellente qualità costruttiva delle Ace ma nella realtà dei fatti si rivela funzionale, leggera e resistente.

Valutazione
Sonos Ace - 499 euro
Ci sono voluti alcuni anni ma Sonos ha realizzato cuffie allo stato dell'arte e che comprendono tutto il know-how acquisito dal brand in fatto di acustica e spatial audio. Le Sonos Ace si propongono a un prezzo "consumer" ma vantano una resa acustica di alto profilo per qualità, dettaglio e precisione. Con in più funzioni esclusive di Sonos che enfatizzano l'importanza dell'ecosistema di prodotti.
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