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Recensione Reno 12 Pro: il primo “Oppo AI Phone”

Oppo ha delineato la sua strategia sull’intelligenza artificiale generativa in mobilità definendo il concetto di “Oppo AI Phone” che vuole “democratizzare la IA” portandola sul più ampio numero di device possibili affinché assista tutti i tipi di utente. Abbiamo descritto approfonditamente gli obiettivi e le tecnologie varate da Oppo in questo articolo. Ora con il Reno 12 Pro (599,99 euro) vediamo dal vivo come si reifica questo concetto di “Oppo AI Phone” attraverso funzioni e strumenti rinnovati. Con una precisazione: anche il top di gamma della nuova generazione di Reno si propone come smartphone dedicati ai ritratti, questa volta grazie anche a app animate dalla IA.

Per prima cosa, è bene definire cosa s’intende ritratto nella declinazione di Oppo. E la spiegazione deriva dall’uso del Reno 12 Pro: l’empirismo in questi casi aiuta molto a comprendere l’approccio del brand. Ebbene, avendolo usato per diversi giorni e in varie occasioni, ci siamo resi conto che il ritratto per Oppo è quello classico, posato e ben definito. Non il “punta e scatta” tipico di una scena urbana nella quale è necessario catturare il momento. Quindi significa stare tra 2 e 4 metri dal soggetto o dai soggetti inquadrati, lasciare alla fotocamera il compito di definire il profilo e poi eventualmente intervenire sul valore f che determina lo sfocato (16, molto debole / 1.4 molto forte). Poi è necessario identificare la quantità di “ritocco” del viso e dei lineamenti su una scala da 0 (assente) a 100 (forte effetto “bellezza”), infine applicare uno degli effetti tra la dozzina presenti e che calibrano il colore per conferire maggiore personalità allo scatto. Dunque, è una procedura che prevede un approccio ragionato, che mira sia allo sfogare la creatività, sia ai passaggi necessari per ottenere l’immagine preferita.

Questo il ritratto che deriva dall’uso dell’Oppo Reno 12 Pro, ma noi non ci siamo accontentati e abbiamo provato a usare lo smartphone anche in città con la classica fotografia ritrattistica “urban”. E ci siamo resi conto che delle due modalità ritratto da 1x (sensore principale) e 2x (teleobiettivo), la 2x è quella più tipicamente fotografica in quanto prossima alla lunghezza focale equivalente di 50 mm (a conti fatti è di 47 mm). L’1x lascia molta “aria” intorno alla figura ed è indicata per scatti di gruppo oppure per un uso verticale. Non solo, la modalità “urban” ci ha fatto apprezzare la rapidità di scatto del Reno 12 Pro in condizioni di ottima luce ambientale, che aiuta nel catturare il momento fuggente delle persone che passano.

Dunque, il Reno 12 Pro si propone come “portrait expert” con ottiche pensate al ritratto, con una modalità che richiede un certo intervento per perfezionare lo scatto voluto e con una IA sempre attiva nell’imaging fotografica e che interviene in modo evidente nel trattamento post scatto per perfezionare la foto e conferire maggiore naturalezza. Tuttavia il ritratto ha un’arma in più: il “Ritratto a colori AI” che si attiva nei filtri e delega all’intelligenza artificiale la gestione totale dello scatto, affinché si ottenga una foto di livello superiore. Questo è il caso in cui le persone devono stare ferme, altrimenti la modalità non riesce a elaborare con sufficiente rapidità i movimenti. Una volta identificata la persona o le persone, applica lo sfocato e gli effetti di ritratto e si può scattare. Si capisce quando ciò avviene perché i soggetti ritratti sono colorati e si stagliano su uno sfondo in bianco e nero. Un effetto originale e di impatto notevole. Altrimenti, la foto è in banco e nero.

Non solo. Oppo ha potenziato la modalità Ritratto con la possibilità di mettere a fuoco tutti i volti della foto, anche quelli in secondo piano che guadagnano in definizione, e ha completato il tutto con l’app AI Studio, che abbiamo provato in anteprima e consente di prendere ritratti (singoli o di gruppo, meglio se posati) per applicare la IA generativa per ottenere foto del tutto nuove con skin alla moda e divertenti. Per esempio, si può prendere la foto per diventare un astronauta, un uomo dello spazio, un fumetto, un personaggio di un film di animazione oppure per prendere le sembianze gotiche, di uno scolaro e così via. Un vero e proprio studio di fotoritocco generativo e creativo che genera immagini partendo dai volti delle persone ritratte. AI Studio permette di saggiare la IA generativa ibrida, così come Oppo l’ha concepita.

Ricordiamo che il Reno 12 Pro è il primo “Oppo AI Phone” porta a battesimo la IA generativa che si affida sia al cloud, sia alle risorse locali. AI Studio fa proprio questo: carica sul cloud la foto elaborata in locale e ottiene di rimando una serie di ritratti generativi pronti per essere utilizzati ovunque. Il tutto avviene nel giro di una manciata di secondi, che arriva a un minuto circa contando anche la scelta delle skin e della foto da utilizzare. Infine, la IA di Oppo si concretizza nella seconda generazione dell’AI Eraser, con cui dalla Galleria fotografica si possono editare le foto per eliminare soggetti e oggetti non voluti dagli scatti. Anche in questo caso, è la IA generativa ibrida (locale e cloud) che perfeziona l’operazione.

I risultati che si ottengono dopo avere compreso la filosofia di base del ritrattista Reno 12 Pro e avere preso familiarità con le funzioni IA (che è talmente integrata da essere attiva per default nell’app fotografica), si può sfruttare al massimo il corredo offerto da Oppo che, come detto, prevede un certo occhio e una certa attenzione nello scatto. Ma i risultati sono notevoli. E ve li proponiamo qui di seguito.

Già che abbiamo parlato della fotografia, vi forniamo i dettagli dello schema ottico di Oppo Reno 12 Pro:

  • obiettivo principale con sensore Sony Lyt-600 da 50 Mpixel, f/1.8, 24 mm, Pdaf e Ois;
  • teleobiettivo con sensore Samsung Isocell S5KJN5 da 50 Mpixel, f/2.0, 47 mm, zoom ottico 2x, Pdaf;
  • ottica ultra grandangolare con sensore Sony Imx355 da 8 Mpixel, f/2.2, 16 mm, Fov di 112°;
  • obiettivo selfie con sensore Samsung S5KJN5 da 50 Mpixel, f/2.0.

Il sensore principale della serie Sony Lytia è uno stacked Cmos di nuova generazione (la Lytia è un’evoluzione della collaudata Imx) che propone una tecnologia Pixel a transistor a 2 layer. Sony ha progettato Lytia affinché “un chip pixel costituito da pixel retroilluminati sia impilato su un chip logico dove vengono formati i circuiti di elaborazione del segnale. Nei tradizionali sensori di immagine Cmos stacked, fotodiodi e transistor pixel si trovano uno accanto all’altro sullo stesso substrato. Utilizzando la tecnologia di stacking proprietaria, Sony ha creato una struttura in cui i fotodiodi per convertire la luce in segnali elettrici e i transistor pixel su un substrato separato per controllare i segnali sono uno sopra l’altro”. Questo approccio promette una migliore qualità fotografica, una gamma dinamica superiore e una definizione maggiore rispetto alla Imx. Nella fattispecie, il modello Lyt-600 è dedicato ai modelli di fascia media e si adatta perfettamente alle necessità imaging dell’Oppo Reno 12 Pro.

Tant’è che se il teleobiettivo è perfetto per il ritratto grazie alla lunghezza focale equivalente di 47 mm, in modalità fotografica tradizionale a spiccare è proprio il sensore principale che propone risultati sempre all’altezza delle aspettative. Le foto del Reno 12 Pro piacciono in ogni condizione per naturalezza dei colori e definizione. L’app fotografica propone ingrandimenti di 2x (teleobiettivo) e 5x (teleobiettivo con crop): a 2x la qualità è perfetta, a 5x si ottiene comunque un’elevata qualità ma meglio non superare questa soglia per evitare l’effetto acquerello sui colori. L’ottica ultra grandangolare è “solo” da 8 Mpixel: le foto sono di buon livello tuttavia risentono di una leggera perdita di dettaglio allontanandosi dalla parte centrale dello scatto.

Oppo è riuscita a dominare il risultato cromatico delle immagini così che i colori degli scatti con i tre obiettivi siano congrui, anche in condizione di scarsa luminosità. Certo, al buio il telobiettivo e l’ultra grandangolare risentono di una minore apertura focale ma subentra la IA per “aggiustare” coerentemente in post elaborazione. Fotografare con Oppo Reno 12 Pro è un’esperienza divertente e che crea una certa soddisfazione in particolare quando si rimane nell’alveo degli obiettivi da 50 Mpixel. E questo discorso vale anche per il sensore frontale: ottimo nella messa a fuoco e reattivo nello scatto. La qualità è ottima e nella modalità ritratto si mantengono tutte le funzioni IA sopra descritte, fatto tutt’altro che scontato.

Il Reno 12 Pro conferma la vocazione di Oppo per questa gamma orientata alla ritrattistica, ma con una propensione alla fotografia in generale. Sul fronte video, la resa è discreta. In 4K a 30 fps si ha una buona qualità e fluidità. Per avere i 60 fps si deve operare in 1080p, mentre la stabilizzazione (che funziona egregiamente) obbliga a registrare video in 1080p/60 fps. Da notare che è supportata la registrazione in Hevc ad alta efficienza. Se poi si vuole andare oltre tutto ciò è indispensabile attivare la modalità Pro che mette nelle mani dell’utente i controlli di scatto al completo: in questo caso, serve un po’ di dimestichezza.

La IA è talmente radicata nell’Oppo Reno 12 Pro che nell’app fotografica non è nemmeno indicata l’icona per disattivarla, mentre per usarla nell’interfaccia di ColorOS 14.1 (basato su Android 14) è necessario attivare la “Barra laterale intelligente” nelle Impostazioni del sistema operativo.

In questa barra che assume la forma del classico menu laterale attivabile con lo swipe si concentrano gli altri strumenti IA. In Italia è attiva la “Traduzione schermo” che consente di avere i sottotitoli in tempo reale di ciò che si visualizza. Inoltre, si può inserire il Registratore che provvede a generare un sommario automatico delle note vocali. Non solo, quando si apre il browser Chrome si attivano le altre funzioni della IA che permettono di farsi leggere gli articoli con la sintesi vocale oppure di sintetizzarli; mentre è in arrivo l’assistente di scrittura. Questa barra laterale è un trampolino di lancio per future integrazioni della IA generativa in salsa Oppo.

A parte questo pannello e le funzioni IA che sono disponibili e andranno a fiorire, ColorOS 14.1 propone un ambiente elegante e collaudato che non si discosta da quanto visto finora sugli Oppo. Né in termini di personalizzazione, né di ottimizzazione per trarre il massimo giovamento dall’hardware disponibili. Il Trinity Engine permette di tenere sotto controllo tutte le app e i processi attivi nel sistema operativo al fine di ottimizzare impatto energetico e prestazioni. A conti fatti, Reno 12 Pro restituisce un’esperienza d’uso fluida e reattiva, che invita a superare eventuali dubbi sull’efficacia del MediaTek Dimensity 7300 Energy (octa core, 4 nm). Il SoC è assistito da 12+512 GB (la Ram può essere estesa con ulteriori 4, 8 o 12 GB riservandoli dallo storage) e offre prestazioni adeguate per qualsiasi esigenza. Con Antutu ha sfiorato circa 750mila punti: in termini pratici, non abbiamo riscontrato alcun tipo di limitazione nell’uso delle app tranne i giochi 3D più esigenti, per i quali conviene ridurre l’impatto della grafica.

Il Dimensity 7300 Energy è stato personalizzato da Oppo, così ha detto l’azienda, per il Reno 12 Pro al fine di assicurare le performance necessarie (questo lo confermiamo) senza gravare sulla batteria. In effetti, l’accumulatore da 5.000 mAh garantisce un’autonomia elevata e ci si dimentica quando si è caricato. Per esempio, in una lunga sessione mattutina di foto in giro per Milano abbiamo scattato oltre 200 immagini, usato i social, navigato, chattato e ricorso alle funzioni Gps: in oltre tre ore abbiamo “perso” solo il 22% di carica. A fine giornata, dopo anche una puntata di The Boys su Prime Video, eravamo ancora al 50%. Nell’uso rilassato durante il weekend si ricarica una volta sola. Nelle giornate lavorative si arriva a sera con una soddisfacente riserva che non impone di trovare un carica batteria. Che non è in dotazione, quindi ne abbiamo usato uno certificato da 30 Watt: la ricarica completa è avvenuta in circa 90 minuti. Acquistando l’alimentatore SuperVooc da 80 W si riduce a meno di cinquanta minuti.

Inoltre, abbiamo provato a fare scaldare il SoC tenendo aperta a oltranza l’app fotografica e continuando a mettere a fuoco: il sistema di dispersione del calore ha funzionato egregiamente e, nonostante l’elevata temperatura esterna, il dorso si è appena scaldato (poca cosa). Inoltre, la scocca non è solo certificata IP65 ma vanta anche una costruzione con sistemi di assorbimento degli urti al fine di preservare lo smartphone nel tempo. Peraltro il disegno delle antenne e il ricorso alla IA per la connettività (AI LinkBoost) permettono al Reno 12 Pro di avere un segnale potente e stabile in ogni situazione.

Il tutto senza rinunciare ingombri limitati per quanto possibile con l’ottimo display da 6,7″ (uno dei punti di forza di Reno 12 Pro) con risoluzione di 2.412×1.080 pixel, refresh a 120 Hz, profondità di colore a 10 bit e 1.200 nit di picco di luminosità. La visualizzazione dei contenuti multimediali è egregia, così come l’acustica stereo degli speaker piuttosto potenti. Questi due aspetti confermano l’expertise multimediale acquisita dall’azienda nel tempo, che si traduce in esperienze audio/video di qualità anche sui prodotti di fasce più basse. Inoltre il display del Reno 12 Pro è protetto da una lastra Corning Gorilla Glass Victus 2 per confermare l’attenzione di Oppo verso la resistenza dello smartphone. E c’è di più: lo schermo è piatto e confortevole da utilizzare. Anche sotto la pioggia perché il brand ha ottimizzato il touchscreen affinché non risenta delle gocce, che di solito sono interpretati dal sistema come tocchi involontari.

Valutazione
Oppo Reno 12 Pro - 599,99 euro
Uno smartphone solido e concreto, che si basa su un equilibrio complessivo tra perfomance, autonomia e predisposizione fotografica. Oppo Reno 12 Pro incarna la vocazione ritrattistica della gamma Reno e la migliora grazie alla IA (tant'è che è il primo Oppo AI Phone) declinata in funzioni native e app dedicate.
4
PUNTEGGIO TOTALE
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