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In varie occasioni di incontro con la stampa, Xiaomi non ha mai fatto mistero del fatto che l’esteso portafoglio di prodotto e l’accesso alla componentistica più varia in senso verticale e orizzontale erano due fattori per tentare esercizi di stile e sperimentare nuovi posizionamenti in rapporto alla dotazione hardware e software del device. In effetti, per diverso tempo questa è stata la forza del brand: sparigliare le carte, rimescolare i mazzi, proporre dispositivi iper-equipaggiati con un prezzo aggressivo. Xiaomi ha offerto smartphone e device laddove il “vorrei ma non posso” ha sempre vinto: l’apparenza di avere in mano un dispositivo super-dotato pagato al “giusto” prezzo. Però con il Redmi Note 11, volendo fare una citazione cinematografica (settore tanto caro al brand cinese), il sipario sembra strappato.

Redmi Note 11 porta all’estremo questo ragionamento entrando in un campo pericoloso: quello della commodity. L’equilibrio tra hardware e software si perde in una dotazione collaudata e conosciuta, mentre il posizionamento è tarato più a giocare al “taglia fuori” ottico della concorrenza. Note 11 è un’evoluzione incrementale del 10, senza nulla aggiungere ma togliendo qualcosa. Per esempio sul fronte fotografico: dalla nuova generazione ci si attende sempre un passo in avanti nella qualità, non l’utilizzo di sensori già visti e, peraltro, privi di stabilizzatore ottico. Un altro esempio riguarda l’interfaccia. La Miui 13, che era tanto moderna qualche anno fa, ormai paga di un aspetto fumettoso che non semplifica ma per certi versi banalizza Android, peraltro presente in edizione 11.

Il modello che abbiamo testato il Redmi Note 11 nella configurazione 4+64 GB proposto al prezzo di 229,90 euro. Per renderlo più goloso, Xiaomi regala agli acquirenti gli auricolari Redmi Buds 3 e riparazione dello schermo gratuita entro sei mesi dall’acquisto. In compenso si hanno due anni di aggiornamenti garantiti e due major update: una, quella ad Android 12, sarà già consumata nei prossimi mesi.

Quindi se si mettono sulla bilancia da una parte l’insieme delle caratteristiche e dall’altra il prezzo, tutto sommato l’aggressività del rapporto dotazione/posizionamento celebre di Xiaomi ha dovuto abdicare alla situazione del mercato. E ciò penalizza il Redmi Note 11: per l’esperienza che offre, dovrebbe avere un costo inferiore.

Non è tutto oro quello che luccica, vero. Ma nel Note 11 ci sono alcune caratteristiche che meritano di essere lodate. A iniziare dal display da 6,43″ (1.080×2.400 pixel) di tipo Amoled con frequenza di refresh di 90 Hz e luminosità di picco di 1.000 nits (700 nits tipica). Il display restituisce una visualizzazione ben contrastata, con un buon punto di bianco e colori precisi. È innegabilmente una delle belle sorprese del Note 11, perché in modalità Vivido si adatta alle caratteristiche del contenuto e assicura una fruizione multimediale di buon livello (sia con i giochi, sia con i video e soprattutto nella lettura dei testi).

Bello il display e altrettanta centrata è l’autonomia, grazie alla batteria da 5.000 mAh capace di durare senza sforzi per due giorni senza un uso intensivo ma mantenendo fissa a 90 Hz la frequenza di refresh. La giornata intera di utilizzo senza ricaricare è garantita in qualsiasi caso, anche sfruttando al massimo le doti di connettività del Redmi Note 11.

Che può contare sulla piattaforma Qualcomm Snapdragon 680 per la verità solo discreta. Il Note 11 supporta le reti 4G: non è compatibile con il 5G, nonostante nella medesima fascia di prezzo esistano già diverse proposte che si appoggiano alle reti di nuova generazione. Questo potrebbe non essere un problema per chi si limita a un uso social e multimediale dello smartphone. Diverso il discorso se cercate un telefono “a prova di futuro”, perché il 5G garantisce il boost non solo velocistico, ma anche di compatibilità con le evoluzioni delle infrastrutture mobile. È altresì vero che allo stato attuale il 4G può reggere senza sforzi la maggior parte degli utilizzi.

Il combinato disposto dato dal SoC, dalla batteria e dalla connettività collaudata sono alla base delle buone performance nella durata della batteria. Che può essere ricaricata con tecnologia Fast Charging a 33 Watt. Secondo Xiaomi bastano 60 minuti per ottenere il 100% di autonomia: è vero, lo abbiamo provato. In poco più di un’ora, partendo praticamente dallo 0% lo smartphone arriva al suo massimo potenziale.

Potenziale energetico. Perché purtroppo quello di elaborazione è limitato dallo Snapdragon 680, una piattaforma di fascia media che non trova conforto nei 4 GB di Ram e nei 64 GB di storage, espandibili via microSD dal vano che supporta in contemporanea anche la doppia Sim. Le prestazioni del Remi Note 11 sono sufficienti, adeguate a rispondere alle necessità social, di chat e ludiche di utenti non particolarmente esigenti. Le app più diffuse “girano” senza troppi sforzi ma nel multitasking, ossia quando si tengono aperte tante app in background, il SoC con la Ram al minimo sindacale mostra qualche limite.

Persino le app di streaming video più diffuse non permettono di andare oltre il Full HD. In più, nell’uso quotidiano il Note 11 non è esente da lag e da qualche blocco improvviso delle app. Qui subentra la complessità dell’interfaccia Miui 13 che non semplifica il lavoro all’hardware sottostante.

La gestione delle notifiche e del funzionamento di Android non è impeccabile. L’aspetto un po’ giocoso delle app e degli ambienti non aiuta e, alla fine, ci si trova a imparare a utilizzare il sistema di Google con nuovi gesti: facendo uno swipe sul lato superiore destro del display si apre il menu contestuale; dal lato opposto quello delle notifiche tutte affastellate.

In uno scenario in cui l’interazione con la piattaforma di Google sta prendendo una chiara direzione minimalista, essenziale e semplificata (che non vuol dire banale, anzi tutt’altro) per assicurare un’esperienza d’utilizzo in cui l’utente è al centro, Xiaomi con la Miui 13 è ancora legata al come raggiungere la funzione invece di quale beneficio ottenere da questa funzione.

La Miui non cela le doti essenziali del Note 11 ma le mette in mostra. Con una reattività non sempre all’altezza delle aspettative e con una gestione del reparto fotografico migliorabile.

La fotocamera principale è soddisfacente. Le foto in condizioni di buona luminosità ambientale sono buone, con una riproduzione abbastanza fedele dei colori e dettagli ben catturati. Il merito è del sensore da 50 Mpixel, tuttavia sprovvisto di stabilizzatore ottico ma con un grandangolo che si apprezza. La mancanza della stabilizzazione si percepisce man mano che la luce ambientale scende e in condizioni di scatto notturno. Il software compensa, ma una mano salda o un solido appoggio è consigliabile. La resa in notturna non è irresistibile.

Da dimenticare le foto con gli obiettivi ultra grandangolare e macro. Il primo ha una risoluzione di 8 Mpixel f/2.2 e Fov di 118°. Il secondo è da 2 Mpixel f/2.4. In entrambi i casi la risoluzione bassa produce foto con poco dettaglio. Soprattutto in wide angle i cui 8 megapixel si traducono in bordi ben poco definiti. Inoltre il passaggio dal centrato sensore principale al super wide angle non è omologato a livello di colori, così si ottengono due foto diverse per contrasto e tonalità. In ogni caso, vi consigliamo di tenere sempre attiva l’intelligenza artificiale che riconosce la scena e la modalità HDR in automatica: sono fondamentali per compensare i comportamenti delle ottiche. Ma sul rumore di fondo generato in condizioni di scarsa luminosità, non c’è purtroppo rimedio.

Ciò che invece convince fino in fondo del Redmi Note 11 sono le dimensioni. Lo smartphone è compatto, nonostante l’ampio display, e il design gradevole. La scocca è persino certificata IP53, che equivale a dire essere resistente a polvere, detriti e spruzzi d’acqua. Non manca nemmeno il jack da 3,5 mm.

Galleria fotografica Xiaomi Redmi Note 11

Valutazione
Xiaomi Redmi Note 11 - 229,90 euro
recensione-redmi-note-11-effetto-commodityDell'undicesima iterazione del Remi Note si salvano il buon display con refresh rate da 90 Hz, la batteria di lunga durata e le dimensioni compatte. Xiaomi dovrebbe ringiovanire e ammodernare la Miui, che nell'edizione 13 (basata su Android 11) presente su questo smartphone appesantisce l'hardware già al minimo sindacale. Il brand cinese ha varato la serie Note 11 con lo slogan "Supera ogni sfida". Superando l'orizzonte marketing, forse la sfida più grande a cui era chiamata Xiaomi consisteva nel proporre un vero balzo in avanti rispetto all'equilibrata generazione Note 10. Invece è solo un miglioramento incrementale e, per certi verso, il Note 11 appare quasi un passo di gambero.