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Recensione Poco X6: spicca per display e Snapdragon

Il Poco X6 ci ha stupiti non appena tolto dalla scatola. Difficile pensare che sia un prodotto di fascia media per via della cura costruttiva che già si percepisce impugnandolo. Il display è totalmente flat, con bordi ben definiti e questo magari pregiudica un po’ l’originalità del design ma assicura un’elevata ergonomia di utilizzo. Peraltro, il display è uno dei punti di forza dell’X6 in virtù della scelta di integrare un Amoled di tipo CrystalRes con risoluzione di 1,5K (2.712×1.220 pixel). Ora i pannelli denominati in questo modo fanno parte dell’offerta di fascia medio/alta di Xiaomi, a indicare che Poco (che afferisce alla parent company più celebre) non è scesa a compromessi. Parla chiaro la carta d’identità del pannello: 6,67″, protezione Corning Gorilla Glass Victus, 120 Hz di refresh verticale, luminosità di 1.800 nit (picco in modalità riproduzione, 1.200 tipica), gestione discreta della luminosità con tecnologia PWM Dimming a 1.920 Hz (1.920 potenziali variazioni di luce al secondo per riprodurre al meglio i contenuti e adeguarsi alla situazione ambientale), certificazione Dolby Vision, 446 ppi e copertura al 100% dello spazio colore DCI-P3. Si evince un touchscreen perfetto per la riproduzione multimediale, il gaming ma anche per il browsing, la chat e la produttività. In particolare si apprezza il punto di bianco e la profondità di colore, ancora una volta per ribadire come con un investimento di 369,90 euro (nella variante 12+512 GB in prova ma scontato di 40 euro fino al 17 gennaio) si acquista uno smartphone con caratteristiche tecniche convincenti.

Sul display di certo, così come sulla dotazione hardware. Poco ama molto citare i numeri per descrivere i propri prodotti, chi vi scrive ne è stato testimone durante la presentazione a porte chiuse per la stampa, tuttavia più che le cifre distintive dell’X6 conta l’esperienza d’utilizzo. E su questa, in questi giorni, possiamo dire che ci ha sorpresi. Il Poco X6 è solido in ogni contesto. Merito, secondo noi, della scelta del processore: il Qualcomm Snapdragon 7s Gen 2 (circa ) assistito da 12 GB di Ram è perfetto e reattivo con tutte le app più diffuse. Non avrete problemi a utilizzare alcun tipo di app tra le prime 100 più scaricate dal Play Store. E supporta egregiamente anche la riproduzione multimediale, nella quale si apprezza la presenza del jack da 3,5 mm (602mila punti in Antutu 10) nella zona superiore dello smartphone) perché ci ha permesso di collegare cuffie Technics di fascia alta via cavo e ascoltare la musica lossless in streaming da Apple Music per Android. Lo stesso sistema operativo, nella release 13, scorre fluido e veloce sotto le dita. L’interfaccia di Poco è la Miui 14: questa è la grande differenza con il Pro che, invece, porta a battesimo la nuova HyperOS di Xiaomi. Però a livello hardware, in tutta sincerità, abbiamo preferito questa versione.

I motivi sono presto detti: il SoC Qualcomm da 4 nm assicura la massima compatibilità con le app e il gaming (meglio non eccedere con i giochi molto intensi a livello grafico), è una piattaforma collaudata ed è “gentile” sulla batteria da 5.100 mAh. Un esempio? Mantenendo il refresh fisso a 120 Hz, abbiamo visto l’intera serie “Fool me Once” (8 puntate con una media di circa 50 minuti) in una sola giornata passando dal 53% di batteria residua al 18%. Il SoC non ha scaldato e ha riprodotto oltre 6,5 ore di streaming video consumando poco più del 30% di batteria.

Nell’uso normale quotidiano, diremmo da “ufficio” con mail, social, chat e foto, riproduzione musicale e così via, staccandolo dall’alimentatore alle 7.30 si arriva a sera con almeno un terzo della batteria residua. Anche impegnandosi e inserendo app più intense, si arriva comunque con una scorta del 20%. Incluso nella dotazione c’è il caricatore a 67 Watt, che provvede a ricaricare il 50% della batteria in meno di mezz’ora e a completare una ricarica dallo o% al 100% in meno di un’ora. Ribadiamo, mantenendo tutti i servizi legati al display (refresh rate, colori vividi, massima risoluzione e così via) sempre attivi.

Se il combinato disposto dato dallo Snapdragon 7s Gen 2 e della batteria lo rendono quasi un battery phone, quantomeno per longevità, la Miui 14 assicura la classica esperienza d’utilizzo di Xiaomi. Che è agrodolce. L’interfaccia è stata ripulita e semplificata nel tempo e l’ambiente, pur rimanendo un po’ “fumettoso”, è comunque minimal e non si discosta così tanto dall’impostazione classica di Android. Aggiungendo un tocco di colore e personalizzazione in più. Attraverso l’app Temi si possono scaricare nuove “vesti” per la Miui 14 al fine di personalizzarla. Ma proprio Temi è indicativa del fatto che nelle app c’è ancora la pubblicità. Non è così raro navigare tra i temi e trovarsi di fronte a una schermata di adv. Non mancano queste inserzioni nemmeno quando si scaricano le app dallo store. La speranza è che questo comportamento della Miui, non così simpatico, sparisca con la HyperOS. O che, comunque, Poco o Xiaomi decidano di eliminarlo quantomeno per l’Italia o l’Europa.

Anche perché, una volta presa confidenza con l’impostazione della Miui 14, si apprezza la sua semplicità e anche l’aspetto più rilassato e meno impostato che Poco ha voluto conferire ai menu e che contraddistinguono X6, rendendolo perfetto per gli utenti più giovani. Chi vi scrive, per onestà intellettuale, predilige una impostazione più minimal anche nella dotazione. Sì, perché l’altro aspetto migliorabile riguarda la quantità di app accessorie che già si trovano pre-installate tra giochi, scorciatoie per la community e multimedia ma non solo. Sono una ventina le app di terze parti già presenti, che si aggiornano al primo avvio dello smartphone. Per fortuna che nel sample in dotazione ci sono 512 GB di storage e che la Ram è di 12 GB: nonostante questo ricco corredo, lo smartphone è sempre reattivo. Ma chi vi scrive predilige, anche in questo caso, un approccio più minimal.

La Miui 14 conferma le sue doti di semplicità e completezza, anche sul fronte fotografico. L’area rettangolare con l’impostazione a tripla fotocamera che si trova sul dorso comprende questi sensori:

principale da 64 Mpixel, f/1.8, 25 mm equivalente, stabilizzatore ottico (Ois), messa a fuoco a rilevamento di fase (Pdaf);

obiettivo ultra grandangolare con sensore Sony Imx355 da 8 Mpixel, f/2.2, Fov 118°;

obiettivo macro da 2 Mpixel Omnivision OV02B10, f/2.4 e che supporta il sensore principale nella modalità ritratto per eseguire l’effetto bokeh.

La fotocamera per i selfie frontale nella zona superiore centrale del display è da 16 Mpixel (Omnivision OV16A1Q), f/2.5, che assicura scatti di buona qualità anche grazie a un efficiente autofocus.

Diciamo subito che il Poco X6 non è uno smartphone “fotografico” tuttavia il sensore principale in buone condizioni di luminosità e con la IA attivata, che aiuta a gestire in modo ottimale l’Hdr e la qualità di scatto, riesce a scattare foto più che buone. Sono foto perfettamente in linea con la gamma media in cui si innesta X6 e sono valorizzate meglio sul display e pubblicate sui social che viste sul pc. Finché si scattano foto da tenere sullo smartphone e condividere, nulla da dire: Poco X6 svolge egregiamente il suo lavoro. Non gli si chieda di andare oltre.

Anche perché di notte o in condizioni di scarsa luminosità il rumore fotografico aumenta, mentre l’ultra wide angle tende a perdere di qualità spostandosi dal centro della foto ai lati. La macro con il terzo sensore dedicato opera a circa 6 cm ma la risoluzione limitata 2 Mpixel produce immagini sufficienti. Ottimo invece il bokeh, considerando la fascia di appartenenza del Poco X6, perché il doppio sensore permette una precisa “lettura” del perimetro del soggetto o dell’oggetto fotografato. Dal menu di scatto si può anche impostare l’intensità dell’effetto sfocato variando il fattore “f”. Nella galleria fotografica mostriamo scatti fatti in una bella giornata di sole, dove X6 si esalta maggiormente. Con una luce meno ottimale, la qualità decresce in modo proporzionale.

Chiudiamo con la connettività, perché il Poco X6 supporta il 5G (dual Sim dual stand-by 5G+5G) e ha una buona ricezione ovunque; il nostro test lo abbiamo eseguito con una sim Vodafone. La qualità di chiamata è del tutto adeguata alla fascia mid-range, per quanto la gestione dello spegnimento del display in automatico in prossimità del volto sia migliorabile. Molto buona la navigazione via Wi-Fi e Bluetooth 5.2, laddove il segnale è tenuto in modo stabile.

Poco X6: galleria fotografica

Effetto bokeh

Macro

Comparazione foto giorno / notte

Foto 0,6x/1x/2x/4x

Valutazione
Poco X6 - 369.90 euro
Uno smartphone che stupisce per qualità del display, dimensioni e reattività. Si chiama Poco ma al prezzo a cui è proposto assicura "tanto". E anche il sensore fotografico principale è capace di foto degne di nota. Ma solo quello principale...
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