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Recensione OnePlus 12: gli manca solo l’IA (per ora)

Gli smartphone devono essere usati per lungo tempo, calati nel quotidiano, per essere davvero capiti. Questo vale soprattutto per i cosiddetti modelli flagship: la punta di diamante di ogni brand nell’offerta dell’anno. Così facciamo e così stiamo facendo anche con il OnePlus 12, nuovo top di gamma del brand che ormai afferisce totalmente a Oppo (tant’è che vanta la ricarica SuperVooc, l’interfaccia OxygenOS che è praticamente un ColorOS 14 ed è proposto anche attraverso lo Store a 1.099 euro). Dunque, avendolo in uso solo da qualche giorno condivideremo con voi le nostre prime impressioni rimandando a una prova più approfondita quando tireremo le somme dopo un uso più prolungato. Anche per capire come e quando arriverà un update della versione sostanzialmente factory di OxygenOS 14 (basato su Android 14) che, crediamo, apporterà significativi cambiamenti.  

Sì, perché è inutile nascondersi dietro a un dito. OnePlus 12 offre numerosi miglioramenti incrementali rispetto alla precedente generazione OnePlus 11 di cui eredita il design, seppure personalizzato con colorazioni differenti, e l’impostazione generale. OnePlus, brand sotto il controllo di Oppo, è intervenuta per migliorare alcuni aspetti del modello 2023 intervenendo dove serviva: maggiore potenza risolutiva delle fotocamere, processore raffreddato in modo più efficiente (anche perché stiamo parlando di un Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3) così da non scaldare troppo nemmeno dopo lunghe e intense sessioni di gaming e ha migliorato la resa grafica del display. OnePlus 12 sulla carta è in grado di affrontare senza temere gli smartphone big del momento, con un “ma”: sarebbe stato tutto perfetto nel 2023, quest’anno si parla di IA sugli smartphone e il brand ha preferito un approccio più tradizionale. Così non esistono, ve lo diciamo subito, le funzioni IA nemmeno tipiche di Android 14, come per esempio gli sfondi generati descrizioni testuali. Abituati a usare un Samsung Galaxy S24 Ultra e un Google Pixel 8 Pro si sente la mancanza di alcuni strumenti generativi e di assistenza utili offerti dall’intelligenza artificiale (soprattutto dell’S24 Ultra). Ma non per questo OnePlus 12 è inferiore in termini prestazionali (nemmeno gli iPhone 15 hanno una IA dedicata, almeno per ora), semplicemente ha un approccio esperienziale più tradizionale e collaudato. Allora il ragionamento può essere così declinato: lo smartphone è la scelta migliore per chi vuole il OnePlus più potente e bilanciato finora proposto. 

Proprio l’essenzialità delle sue funzioni rende interessante OnePlus 12 che propone un ambiente di utilizzo confortevole perché conosciuto e ben affinato nel corso del tempo. La OxygenOS 14 (4 anni di major update e 5 anni di patch di sicurezza) è pressoché identica, salvo per alcuni aspetti marginali, alla ColorOS 14. Entrambe sono basate su Android 14, assicurano un’interfaccia minimale e in linea con quella standard del sistema operativo di Google ma corredata e ampliata da numerosi elementi estetici che permettono una personalizzazione piuttosto significativa e puntuale dei colori e dei temi. Belli anche gli Always on display (per quanto chi vi scrive predilige tenerli spenti perché consumano eccessivamente la batteria). OxygenOS 14 scorre veloce sotto le dita grazie al touchscreen reattivo e un hardware al vertice della categoria. Il processore Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3 è assistito da 16 GB di Ram (espandibile a ulteriori 4, 8 e 12 GB riservati dallo storage; noi l’abbiamo impostato su 12 GB per un totale di 28 GB per spingere al massimo il dispositivo) e 512 GB di storage. In altre parole: OnePlus 12 non teme alcun utilizzo tant’è che in Antutu v10 supera il punteggio di 2,1 milioni: altro che gaming phone dedicati, questi sono gli smartphone che combinano perfettamente sia lato gaming, sia multimediale e lavorativo. La batteria da 5.400 mAh permette un’elevata autonomia: superiore a 12 ore senza rinunciare a nulla. E la ricarica SuperVooc da 100 Watt permette di ricaricare il 50% in circa un quarto d’ora e dallo 0% al 100% in meno di mezz’ora. Un vero portento, preservando la batteria grazie ai sensori che monitorano temperatura e tensione così da allungarne la vita. Attenzione: i 100 Watt sono garantiti solo ed esclusivamente utilizzando l’alimentatore fornito in dotazione insieme al cavo, che ha la sezione corretta per supportare la potenza in ingresso allo smartphone. Qualunque variazione su questa catena di elementi (smartphone, cavo e alimentatore) non dovrebbe essere sottoposta al passaggio dei 100 Watt onde evitare danni al device o all’alimentatore stesso.  

A mantenere alle giuste temperature il SoC (soprattutto) e la batteria è il Dual Cryo-velocity Cooling System. Si tratta di un’evoluzione efficiente della camera di vapore: la struttura aerodinamica interna permette un più rapido passaggio di stato del liquido (da liquido a gas e viceversa) così da smaltire in modo migliore il calore prodotto perché il vapore incontra meno resistenza nel disperdersi e ripristinarsi in liquido. La superficie di scambiamento è di 9.140 mm quadri a doppia camera di vapore: la più grande a contatto con superfici di dispersione date dalla scocca e la più piccola applicata proprio sopra il SoC per smaltire rapidamente il calore, assorbito dalla camera di vapore più grande. Un sistema complesso e articolato che sfrutta il frame come elemento di scambiamento con l’esterno per la dissipazione. Il risultato è uno smartphone che non ci si è mai scaldato in mano. Tanto che questo sistema, secondo i dati dichiarati da OnePlus, riesce a ridurre di circa 7° C la temperatura di esercizio del chipset. 

Risolta la questione di mantenere elevate le performance, evitando che l’hardware si surriscaldi e vada in throttling e anche a beneficio dei consumi della batteria, OnePlus ha potuto sfruttare appieno il Trinity Engine sviluppato da Oppo per il suo ColorOS 14 e renderlo un elemento portante dell’OxygenOS 14. OnePlus 14 può contare su sei tecnologie volte a mantenere elevate le prestazioni e la reattività in ogni situazione:  

  • Cpu Vitalization per adeguare la frequenza e l’impatto della Cpu in base alle necessità dell’app: un SoC impostato alla massima potenza per il gaming e al massimo risparmio nell’uso di Android, anche grazie alla sinergia tra Snapdragon 8 Gen 3 e OxygenOS 14. Questo produce un incremento dell’autonomia e della stabilità complessiva. 
  • Rom Vitalization per deframmentare lo spazio occupato dello storage al fine di togliere il cosiddetto “garbage” e assicurare sia l’uso ottimale della memoria, sia operazioni di input/output sempre al massimo delle prestazioni offerte dal protocollo Ufs 4.0. 
  • Ram Vitalization che è simile alla precedente solo sulla Ram al fine di migliorare la resa in multitasking e nell’apertura e gestione delle app. 
  • HyperBoost permette di aumentare le prestazioni in gaming usando un modello IA che apprende le necessità del gioco e adegua il comportamento dell’hardware. 
  • HyperRendering riduce la latenza e i consumi energetici e aumenta la qualità visiva interpolando i frame di un filmato o di un gioco per avere una migliore risoluzione e un flusso visivo più coerente e costante nel tempo. In accordo con il refresh rate fino a 120 Hz ci ha restituito una stabilità di riproduzione eccellente, che valorizza in modo sapiente il display Amoled. 
  • HyperTouch aumenta la precisione di tocco del touchscreen così da ridurre le azioni indesiderate o involontarie, utilissimo nel gameplay.  

Queste le tecnologie che sommate tra loro hanno l’intento di mantenere fluida e reattiva l’esperienza di utilizzo del OnePlus 12 nel tempo. E ci riescono egregiamente perché, al di là della IA, lo smartphone è un eccellente device che non teme alcun utilizzo ed, per di più, è a prova di futuro perché la dotazione hardware e l’ottimizzazione del motore Trinity permettono di adeguare le prestazioni anche sulle app più esigenti.  

Molte di queste funzioni del Trinity Engine, come è facile dedurre, fanno affidamento sul display. Dunque il pannello denominato Super Fluid Amoled da 6,82” (oltre 93% del rapporto corpo-display) è di tipo Ltpo (refresh tra 1 e 120 Hz dinamico) con risoluzione di 3.168×1.440 pixel e tecnologia Pro XDR per enfatizzare al massimo colori, contrasto e gamma dinamica (Hdr). Per gestire la qualità di visualizzazione affinché sia sempre ottimale, soprattutto con i video e in condizioni di elevata luminosità ambientale (per esempio al sole), OnePlus 12 dichiara di raggiungere i 4.500 nit e di utilizzare il dimming PWM a 2.160 Hz, così da regolare l’illuminazione dell’Oled in modo continuo (fino a 2.160 volte al secondo). Abbiamo tenuto il display fisso sulla risoluzione massima e sulla frequenza massima a 120 Hz per capire l’impatto sulla batteria: tutto sommato contenuto, circa il 10% rispetto a una gestione dinamica in cui il sistema operativo sceglie i due parametri in base all’applicazione e al contesto. Discorso a parte riguarda la luminosità di picco. I 4.500 nit sono raggiunti con le tecnologie attivando i sistemi di ottimizzazione della visualizzazione e con contenuti Hdr molto spinti per illuminare al massimo le zone. Nelle nostre prove, non abbiamo mai superato i 1.600 nit, nemmeno quando abbiamo esposto lo schermo al sole. Siamo convinti che questo valore rappresenti il picco massimo quando tutti i sistemi di gestione dei contenuti sono operativi. Inoltre, la calibrazione dello schermo per fare in modo che siano riprodotti colori realistici e coerenti con i contenuti è la Pro, che però vanta un punto di bianco meno ottico e più cinematografico. Per rendere più accesi e contrastati i colori bisogna rimanere su Naturale (quello predefinito) mentre l’opzione Vivido è consigliata per chi vuole colori saturi e carichi.  

Il display è un punto di forza dell’OnePlus 12 perché assicura un’ottima qualità grafica, perfetta per il multimedia e l’utilizzo delle app di produttività, per il social e per la messaggistica. Ci ha lasciati un po’ perplessi la curvatura per via della sensibilità accentuata delle zone laterali piegate verso la scocca: basta sfiorarle per avere una reazione del touchscreen. Questo penalizza, per esempio, la modalità di scatto perché tenendo un polpastrello leggermente appoggiato al display laddove curva, spesso l’OnePlus 12 non riceve prontamente il comando di cambio della focale o dell’effetto zoom perché sviato dal tocco superiore o inferiore. Anche per questo gli smartphone vanno provati dopo un aggiornamento software significativo e non con la versione factory che arriva per i test. Perché per correggere questo comportamento basta un update. 

Riepilogando, OnePlus 12 ha un hardware potente e configurato al top, un sistema operativo che ottimizza la potenza di elaborazione sottostante e la forza bruta dello Snapdragon 8 Gen 3 e un’interfaccia semplice ma personalizzabile. Il tutto confezionato in una scocca con colorazioni ancora più sofisticate ed eleganti, peccato che la certificazione sia “solo” IP65 che significa avere la protezione completa dall’intrusione della polvere ma per l’acqua supporta solo spruzzi e poco più. Però è pregevole che OnePlus abbia previsto sul 12 una gestione intelligente del touchscreen quando si usa sotto la pioggia: nonostante le gocce sul display, questo non “impazzisce” per le gocce ma reagisce molto meglio ai tocchi volontari dell’utente. In questo primo bilancio prima di addentrarci nella sezione imaging, è importante sottolineare che OnePlus va inserita tra le aziende che hanno la più elevata frequenza di update: pressoché costante, se non mensili, che permettono di tenere lo smartphone sempre al passo con i tempi. E questa è una ulteriore garanzia di longevità. Alla resa dei conti, OnePlus 12 completa il progetto impostato un paio di anni fa dall’azienda di proporre device belli, potenti e con un prezzo equilibrato. Il 12 è il massimo compimento di questa filosofia, per l’evoluzione o l’innovazione ci sarà tempo nel corso dell’anno (si spera con un aggiornamento che porti più strumenti IA). 

Siamo però giunti al punto cruciale: come fotografa il OnePlus 12 che ha reparto fotografico co-ingegnerizzato con Hasselblad? Ve lo diciamo subito, il passo in avanti rispetto all’11 c’è anche qui e soprattutto per la fotocamera principale, che ha una sensibilità e un potere risolutivo tale da garantire una elevata accuratezza di colori, una gamma dinamica eccellente e dettagli allo stato dell’arte. La computational photography sostenuta dal know-how di Hasselblad permette un color processing di prim’ordine e in condizioni di ottima luminosità ambientale si raggiunge anche lo zero shutter lag. La fotocamera principale è così evoluta da evidenziare una grande differenza di colori e di apertura rispetto alle altre, in particolare quella super grandangolare. Mentre sul teleobiettivo a periscopio OnePlus è riuscita a dominare i colori garantendo coerenza con il prestante sensore principale, quando si passa all’ultra wide angle la scena è più contrastata e “chiusa”. Lo si vede molto bene nelle foto con scarsa luce: l’inquadratura è più buia, ma poi l’IA e gli algoritmi provvedono a ricostruire la scena, lavorando su esposizione e apertura e riportando a un livello adeguato la qualità fotografica, ma con una coerenza inferiore di colore rispetto alla medesima foto scattata con il sensore principale nelle medesime condizioni. A ciò si aggiunge un bokeh nella maggior parte dei casi perfetto, salvo quando le scene hanno un forte contrasto e sono corrette in post produzione dagli algoritmi, e le prestigiose modalità XPan e Tilt-Shif tipiche di Hasselblad. La prima, in particolare per chi vi scrive, è davvero eccezionale e permette di conferire alle foto una grana e un taglio così particolare che viene voglia di scattare solo e sempre in questa modalità, che peraltro supporta l’inqudratura a 17 e 25 mm equivalenti (più larga, più stretta). Bellissime le foto in XPan. Uniche. 

Ritorniamo un passo indietro e riassumiamo la configurazione ottica del OnePlus 12: 

  • ottica principale con sensore Sony LYT-808 a 50 Mpixel (1/1,4”), lenti 7P, Ois, f/1.6, Pdaf, Fov di 85° e lunghezza focale equivalente di 23 mm (praticamente un grandangolare); 
  • ottica ultra grandangolare con sensore Sony Imx581 a 48 Mpixel, lenti 6P, Pdaf, stabilizzazione elettronica, 14 mm equivalenti, Fov 114°, f/2.2; 
  • teleobiettivo periscopico con sensore Omnivision OV64B a 64 Mpixel, f/2.6, Ois, lenti 4P, 70 mm equivalenti, zoom ottico 3x; 
  • fotocamera frontale per i selfie: Sony Imx615 a 32 Mpixel, f/2.4, 21 mm equivalenti, autofocus automatico preciso e reattivo, lenti 5p, stabilizzazione elettronica. 

Dunque, l’ottica a periscopio vanta un rivestimento delle lenti antiriflesso che evita eventuali flare o artefatti e permette di scattare anche in condizioni di luce bassa e forte contrasto. La coerenza cromatica tra i due Sony è ben gestita dalla parte software. A livello di app di scatto, la scelta di ingrandimento in modalità foto è di 2x, 3x e 6x: poi si arriva a 120x in modalità digitale. A 2x si esegue un crop sul sensore principale. A 3x subentra il teleobiettivo periscopico che continua a operare da 6x in poi supportato dalla IA. Il nostro consiglio, come risultato dei test, è di non superare l’ingrandimento di 6x suggerito dall’app. Se si “sforare” meglio non eccedere i 10x: oltre la qualità di scatto si abbassa progressivamente.  

La dotazione imaging è una sorta di “parco giochi” per chi vuole dilettarsi nella modalità Pro, che permette di scattare in Raw, in quanto si possono spremere al massimo le doti dei singoli sensori, soprattutto quelle del Sony LYT-808, per giocare con la luce e ottenere contrasti e risultati da fotocamera digitale. Certo, la Pro è una modalità flessibile e molto soddisfacente, però è bene addestrarsi bene a come variare i parametri perché il concetto di scatto si ribalta rispetto alla modalità Foto (tutta automatica): dovrete pensare come ottenere il risultato voluto e non limitarvi a inquadrare, scattare e poi, eventualmente, modificare la foto. Anche gli strumenti di editing meritano una menzione perché sono completi e permettono di aggiungere suggestioni visive non banali in post-editing.  

La modalità ritratto, o bokeh, rasenta la perfezione e opera con zoom 1x, 2x e 3x  e con la possibilità di variare il valore f tra 1.4 (sfondo fortemente sfocato) a 16 (sfondo debolmente sfocato). Se a ciò si aggiungono le doti risolutive del sensore principale, si capisce come la somma delle componenti si traduce in risultati da incorniciare. I video, invece, sono nella media dei flagship con in più il supporto per l’Hdr per registrare video in Dolby Vision e con audio preciso. Peraltro gli speaker potente riproducono audio con supporto spaziale e l’acustica delle chiamate, già che siamo in tema di sonorità, è ottimale. 

OnePlus 12: galleria fotografica 

bokeh

XPan

0,6x/1x/2x/3x/6x con condizioni di luce ottimale e in modalità notte

Valutazione
OnePlus 12 - 1.099 euro (16+512 GB)
Uno smartphone completo, allo stato dell'arte per tecnologia, qualità costruttiva e reparto fotografico che vanta una resa fotografia eccellente grazie alla computational photography assicurata dalla co-ingegnerizzazione con Hasselblad. Android 14 scorre liscio sotto le dita e gli ingombri sono limitati (per quanto possibile dal generoso display). Gli manca solo la IA ma siamo certi arriverà con i prossimi update della OxygenOS.
4
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