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Recensione Nothing Ear (stick): una questione di design

Iniziamo a posizionare sul tavolo di questa recensione alcuni presupposti che, interagendo con Nothing, ci sono stati confermati essere pilastri nella proposizione delle nuove Ear (stick) (prezzo: 119 euro). Per prima cosa non sono l’evoluzione delle ear (1) ma un ampliamento della gamma: la prossima generazione di Ear (1), che probabilmente sarà Ear (2), arriverà nelle prossime settimane. Secondo punto, il design a “rossetto” non è stato pensato per rendere il prodotto accattivante agli occhi soltanto femminili ma vuole essere un elemento estetico differenziante in linea con l’approccio di discontinuità impostato da Nothing rispetto al mondo della consumer electronics.

Terzo punto, la zona rossa in alto non richiama alcun imbellettamento ma serve a indicare laddove si trova il connettore Usb-C per la ricarica. E, parallelamente, indica dove inserire l’auricolare con il punto rosso (destra); l’altro ha il punto bianco sul padiglione (sinistra). Infine, quarto punto: non c’è Anc per una scelta costruttiva di semplificazione della struttura dell’auricolare (leggerissimo, solo 4,4 grammi).

Dunque i buds sono stati progettati con un design non in-ear, che non “entra” nel canale uditivo ma si appoggia alla parte bassa del padiglione auricolare (si posiziona tra antitrago e trago) e sfrutta la conca per lambire il condotto. Questo approccio lascia una certa mobilità all’interno dell’orecchio per assicurare il massimo comfort per trovare la giusta posizione delle Ear (stick) senza “invadere” l’interno dell’orecchio. E questa soluzione è anche ideale per chi non riesce a vestire le Tws in-ear. L’Anc, dunque, nella pratica può emergere come una mancanza ma nell’uso effettivo, anche su mezzi pubblici, aerei e per la strada, non se ne sente l’assenza perché posizionando in modo corretto l’auricolare e regolando il volume si ottengono egregi risultati acustici.

In sintesi, Nothing con le Ear (stick) propone una soluzione a tutti quelli che non cercano cuffie Tws in-ear ma pretendono il massimo dalla qualità audio e dalla compatibilità. L’essenza per capire questo prodotto sta nel desing, tanto della confezione, molto particolare ma che è anche foriera di grande autonomia, e delle buds stesse che puntano dritti alla comodità totale.

In effetti, abituati come siamo ai modelli in-ear, questi auricolari non stancano il condotto uditivo nemmeno per lunghe sessioni di ascolto, siano esse di podcast, di serie tv, di musica o per lavoro. L’autonomia dichiarata da Nothing per le Ear (stick) è di 7 ore a cui si aggiungono le 22 ore di “serbatoio” offerte in aggiunta dalla cover di ricarica. La lunga autonomia è frutto della mancanza dell’Anc, che è piuttosto energivoro, e dell’ottimizzazione attuata dall’azienda. Inoltre, la ricarica è piuttosto veloce: in un paio di ore si ottiene una ricarica completa con alimentatore standard da 30 Watt di case e buds. Le buds si ricaricano con la batteria del case in una qundicina di minuti circa. Sette sono le ore di riproduzione, e non sono poche; scendono a circa tre durante le telefonate (nel nostro caso dopo circa un’ora e mezza di chiamata le buds avevano un’autonomia residua inferiore al 50%).

Le Ear (stick) hanno bisogno dell’app Nothing X

Quindi, comfort, autonomia generosa e anche qualità audio. Sì, perché le Ear (stick) sono dotate di driver da 12,6 mm di diametro, più grande mediamente del 40% rispetto ad auricolari di medesima dimensione e qualità. Questa scelta costruttiva di Nothing, che si evince dai voluminosi padiglioni ovali, permette agli auricolari di riprodurre un’estesa gamma sonora con precisone. Il fatto che non siano troppo pre-equalizzate sui bassi e che restituiscano un’esperienza acustica “piatta” su tutte le frequenze, è un aspetto in linea con le preferenze sonore di chi vi scrive. Se ritenete il suono troppo “secco”, nessun problema: dall’app Nothing X potete equalizzare le tre macro frequenze (alti, medi e bassi) trovando l’equilibrio che più vi si addice. Originale questo equalizzatore, che mostra graficamente il risultato che si ottiene intervenendo sui parametri. Questo non significa che i bassi siano penalizzati, perché sono sempre tenuti sott’occhio dalla tencologia Bass Lock che li mantiene a un livello giusto, mai eccessivo, per conferire profondità alle sonorità riprodotte ma senza sconfinare nell’eccesso del “bass boost” stile anni ’80.

L’ascolto con le Ear (stick) è un’esperienza di alta qualità, anche per via del fatto che, come si diceva, si può cambiare e trovare posizioni diverse nell’orecchio sia per raggiungere una superiore comodità, sia per massimizzare l’esperienza d’ascolto. Nothing ha lavorato non solo sulla riproduzione ma anche sulla gestione telefonica. Così la tecnologia Clear Voice, che opera in simbiosi con hardware e software (l’app), sfrutta i tre microfoni e algoritmi proprietari per amplificare la voce di chi parla e assicurare conversazioni ben incise. Nelle prove, le Ear (stick) dal punto di vista strettamente telefonico sono tra le migliori finora provate, inclusi i modelli super lusso con Anc.

I dettagli che fanno la differenza in Ear (Stick)

Ci sono altri dettagli che completano questa configurazione tanto originale quanto completa (a eccezione dell’Anc). Ossia, dall’app Nothing X è possibile attivare la modalità wireless a bassa latenza che è consigliabile usare in abbinamento con i giochi. Per la verità, siamo riusciti a giocare egregiamente anche senza attivarla ma, in effetti, soprattutto con gli Rpg e i giochi che prevedono uno stretto legame tra visuali e sensazioni uditive, la modalità gaming a bassa latenza è doverosa.

Le Ear (stick) sono adatte anche per l’attività di fitness, in virtù della scocca certificata IP52 per la protezione dall’intrusione di polvere, detriti e da spruzzi d’acqua. Mentre la connettività Bluetooth 5.2 supporta tutti i principali protocolli, ma non quelli in alta definizione. In compenso, le buds non deficitano del sistema di rilevamento “in ear”: basta toglierne una per mettere in pausa la riproduzione. E, infine, hanno la funzione fast pair con Android così che è sufficiente fare ruotare il case perché lo smartphone ne rilevi la presenza. Con iOS, è necessario prima installare l’app Nothing X e poi procedere con l’abbinamento.

Lasciamo le ultime considerazioni ai comandi. Non sono touch ma prevedono la pressione di micro-tasti posti sulle barrette laterali degli auricolari. A seconda del numero di volte che si preme questa superficie in metallo, si ottengono azioni: dalla messa in pausa, alla presa della chiamata fino all’avanzamento al brano successivo e così via. Tutte le azioni sono personalizzabili dall’app. Dobbiamo ammettere che per quanto ci abbiamo soddisfatto in termini di audio e vestibilità, l’impostazione di Nothing per i comandi sulle Ear (stick) non è stata così intuitiva e ci ha obbligati a un periodo di apprendimento. Alla fine, ci è risultato utile configurare giusto la messa in pausa e riproduzione e le funzioni legate alla telefonia.

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