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Vi abbiamo presentato in modo esaustivo il P50 Pro in occasione dell’annuncio di Huawei. Il nostro approfondimento al lancio, avvenuto in data 26 gennaio, non solo verteva sull’approfondimento della tecnologia fotografica, ma comprendeva anche il video con le prime impressioni e la descrizione fisica tanto del contenuto della scatola (unboxing), quanto delle doti peculiari del nuovo smartphone di punta del brand cinese. Che è rientrato a tutti gli effetti nel segmento dei flagship dopo circa due anni di assenza, dato che il suo predecessore Huawei P40 è datato 2020.

In questa nostra recensione ci concentreremo sull’esperienza di utilizzo di circa due settimane, nelle quali abbiamo scaricato due update del sistema operativo, per rimandarvi a questo approfondimento riguardante le scelte costruttive della sezione fotografica. Huawei per il P50 Pro ha puntato praticamente tutto sulla qualità di scatto: l’obiettivo dichiarato è di restituire un’immagine realistica. È stato il principale piano di ragionamento su cui l’azienda si è concentrata nel presentare le doti del nuovo flagship (P50 Pro 8+256 GB è proposto al prezzo di 1.199,90 euro). E su questo ci dilungheremo qui di seguito, con anche gli scatti fatti in varie situazioni.

Huawei P50 Pro: non ci sono i servizi Google ma noi abbiamo trovato un metodo per…

Per prima cosa, però, affrontiamo subito l’elefante nella stanza: P50 Pro non è basato su Harmony OS (qualsiasi altra notizia in merito è sbagliata relativamente ai modelli distribuiti ufficialmente dal brand in Italia), perché solo i modelli destinati alla Cina sono affidati al sistema operativo di Huawei. In Italia arriva con la Emui 12, la più recente release dell’interfaccia, che propone estetica, animazioni, comportamenti e soluzioni identiche a quelle di Harmony OS. È stato sufficiente confrontare l’ambiente del P50 Pro con quello del tablet MatePad 11 (basato su Harmony OS) per rendersi conto del fatto che le Emui sono pressoché identiche. Ma sul P50 Pro l’Emui 12 è un layer di Android 11 open source con piattaforma Hms (Huawei mobile services), quindi non dispone dei servizi nativi di Google (Gms) come i precedenti modelli del brand.

Questo è testimoniato dalla presenza di AppGallery, da cui si possono scaricare le app. Qualora le applicazioni più diffuse non siano ancora presenti in questo store, la funzione di ricerca nativa Petal Search indirizza verso lo store parallelo ApkPure oppure al sito ufficiale dello sviluppare da cui scaricare l’apk (come nel caso di WhatsApp).

Eppure con un po’ di ingegno, una spesa limitata e un paio di app è possibile sincronizzare mail, rubrica e calendario legati a Google. Il piccolo kit che abbiamo costruito noi con il classico approccio “fai da te” è costituito dalle seguenti applicazioni scaricabili da AppGallery: Spark per la gestione dell’e-mail e Calendario Business (5,99 euro, non vi consigliamo di usare quello gratuito perché limitato a un solo account).

Dunque, i passaggi per compensare la mancanza dei servizi Google consistono in:
1) usare Huawei Phone Clone per trasferire i dati dal vecchio smartphone (Android o iOS) al P50 Pro;
2) installare Spark per configurare la mail. L’app supporta tutte le principali piattaforme, compresa Gmail anche nella sincronizzazione della rubrica personale;
3) installare Calendario Business, perfezionare l’acquisto, quindi impostare tutti gli account (compresi i calendari di Gmail) perché siano correttamente sincronizzati.

Poi per accedere alle foto e a Drive è sufficiente usare il browser accendendo con il proprio account Gmail.

Questo è il kit che ci siamo costruiti noi, attraverso la sperimentazione empirica, e funziona piuttosto bene per tenersi allineati con i dati di Gmail (fondamentale per chi arriva da una lunga militanza con Android). Lo abbiamo testato e, per quanto macchinoso nella parte iniziale di configurazione, questo combinato disposto di applicazioni non fa rimpiangere la mancanza dei servizi Gms, assicurando le sincronizzazioni necessarie e, soprattutto, senza eseguire modifiche pericolose e imprudenti dell’Os. Rimpiangerete ancora meno la mancanza di Google se non avete calendario, rubrica e dati personali sincronizzati attraverso i servizi di Big G, perché per qualsiasi altra piattaforma la Emui 12 supporta il sync via cloud.

Risolto Google ma non il 5G: non c’è sul P50 Pro

Se, come abbiamo visto, di Google si riesce a emularne la presenza, del 5G dovete subirne l’assenza. Sì, perché Huawei P50 Pro supporta solo il 4G in virtù del fatto che il processore Qualcomm Snapdragon 888 (assistito da 8 GB di Ram e 256 GB di storage nella configurazione in prova) è stato abbinato a un modem “castrato”. Il motivo è da ricondurre alle diatribe legali tra Huawei e gli Stati Uniti, che ancora oggi impediscono con il contagocce al brand di abbeverarsi della tecnologia subordinata all’entity list (la lista “nera” che obbliga le aziende statunitensi a ottenere accordi speciali e specifici per fornire Huawei).

La configurazione hardware siffatta permette di navigare con piena soddisfazione sulle reti cellulari, peraltro e per assurdo con una stabilità migliore rispetto al 5G che ancora risente di una copertura a macchia di leopardo. Ottimo invece il supporto Wi-Fi6: in abbinamento a un router Wi-Fi6 l’efficienza di navigazione è eccezionale. D’altra parte, ancora una volta, Huawei dimostra con il P50 Pro di avere un know-how profondo e sapiente nel posizionare le antenne. E questo è un fatto tangibile in tre aspetti: sempre elevata resa del segnale, ottima ricezione ed eccellente qualità telefonica. Il P50 Pro è un vero telefono, che assicura conversazioni chiare e cristalline. Un aspetto non così da sottovalutare nell’epoca degli smartphone nati per navigare e non per “parlare”.

Rimanendo sulla sezione hardware, spicca il display Oled da 6,6″ con profondità di colore a 10 bit, refresh rate (dinamico) a 120 Hz e risoluzione di 1.228×2.700 pixel (450 ppi). Il display è uno dei punti di forza del P50 Pro perché capace di una resa grafica all’altezza delle aspettative. Aver portato la frequenza di refresh da 90 Hz del P40 a 120 Hz del P50 Pro ha determinato una migliore riproduzione delle scene più complesse e una migliore gestione del gaming, con in più l’aggiunta di un pannello di nuova generazione che vanta un buon contrasto e accuratezza delle tonalità. Vi consigliamo di impostare la temperatura di colore (nelle Impostazioni) su Normale, che magari tende a riprodurre il bianco con una dominante ocra, però ha il vantaggio di adattarsi al gamut della sorgente (sRGB o P3) e quindi visualizza le immagini scattate e i video girati con un superiore livello di realismo cromatico rispetto alla modalità Intensa.

Abbiamo utilizzato il P50 Pro con una sim di Wind (4G) e con il display nella configurazione “fissa” a 120 Hz (elevata) e risoluzione massima. In sostanza, abbiamo disattivato la gestione intelligente del refresh e della risoluzione per capire l’impatto sulla batteria da 4.360 mAh. Ebbene, considerando la dimensione un po’ sotto la media dell’accumulatore rispetto ai flagship, alla resa dei conti anche lasciando il display operativo con i parametri massimi di qualità si ha un impatto che non supera il 15% sull’autonomia. Dunque la giornata lavorativa si completa senza eccessivi sforzi.

L’alimentatore in dotazione da 66 watt elimina qualsiasi problema, perché ricarica il P50 Pro al 100% nel giro di una mezz’ora (se si parte da circa il 20% di autonomia residua) e in meno di un’ora se lo smartphone è a zero. L’importante è non utilizzare caricatori ad alta potenza diversi da quello fornito in dotazione, in abbinata con il cavo che si trova nella scatola, per ricaricare il Huawei.

Huawei P50 Pro è sottile e IP68

Le scelte hardware compiute da Huawei per il P50 Pro sono spiegabili anche dal punto di vista dell’estetica. Lo smartphone pesa 195 grammi e ha uno spessore di 8,5 mm: è chiaro che ogni elemento ha trovato una ragione d’essere per assicurare il migliore rapporto tra prestazioni e ingombri. In mano lo smartphone risulta confortevole, ben bilanciato e fisicamente soddisfacente da usare. La cover in silicone trasparente fornita in dotazione è obbligatoria perché il dorso in vetro è abbastanza scivoloso.

In compenso, la scocca è certificata IP68 quindi è protetta dall’intrusione di polvere, detriti e acqua. In teoria supporta l’immersione in acqua dolce fino a 1,5 metri per 30 minuti; nella realtà dei fatti, come tutti gli smartphone recanti questa dicitura IP, è protetto dagli “incidenti” di uso comune, come la pioggia, l’acqua spruzzata o versata sopra al telefono e così via. L’IP non è una dicitura di resistenza alla pressione, quindi non mettete il P50 Pro sotto al getto del rubinetto bensì, nel caso, immergetelo delicatamente in acqua dolce per risciacquarlo (ma senza premere tasti).

La configurazione portata in Italia da Huawei del P50 Pro appena descritta permette allo smartphone di ottenere oltre 682mila punti nel benchmark Antutu, significativo di una reattività ideale in qualsiasi contesto.

D’altra parte c’è lo Snapdragon 888 ma in abbinata con l’Emui 12 che è ottimizzata però per il Kirin 9000, il SoC utilizzato per il modello cinese e animato da Harmony OS. Nonostante il SoC di Qualcomm non vanti la perfetta sinergia funzionale tra Emui e Kirin, riesce a supportare egregiamente l’interfaccia di Huawei.

La quale è reattiva e veloce nell’utilizzo. Inoltre, a livello estetico la Emui 12 ha fatto passi in avanti notevoli rispetto al passato: si è affinata, è più curata, leggera ed elegante. Ed è più coinvolgente, meno schematica. Ci è piaciuta, soprattutto perché in abbinamento con il MatePad 11, con lo smartwatch GT Runner e gli auricolari Freebuds 4 crea un ecosistema davvero interattivo e coeso. Sulla semplicità di configurazione e sull’automazione dell’abbinamento al dispositivo in uso, si veda il caso delle Freebuds, Huawei ha operato ottimamente per fare in modo che le relazioni tra i prodotti siano stabili e diano vita a un insieme aggregato in modo preciso. Per esempio, si può gestire lo smartphone dal display del tablet, persino spostando i file e le foto dall’uno all’altro. O ancora le Freebuds 4 si sganciano dalla riproduzione audio del tablet per collegarsi al P50 Pro quando squilla il telefono. Certi dinamismi sono così ben riusciti che in alcuni aspetti superano persino Apple.

P50 Pro: la prova fotografica è in chiaro/scuro

Alla Emui 12 compete anche il compito di gestire il sofisticato reparto fotografico denominato Dual-Matrix, per via del design con i due “occhi” che incorporano i sensori fotografici così organizzati:

  • primario da 50 Mpixel denominato “True-Chroma Camera” f/1.8, stabilizzatore ottico (Ois), 23 mm, quad binning (scatti a 12,5 Mpixel effettivi), messa a fuoco a rilevamento di fase (Pdaf) e autofocus laser;
  • fotocamera ultra grandangolare da 13 Mpixel, f/2.2, 13 mm;
  • fotocamera monocromatica “True-Chroma Camera” da 40 Mpixel, f/1.6, 26 mm;
  • teleobiettivo con periscopio da 64 Mpixel, f/3.5, 90 mm (3,9x rispetto all’obiettivo primario), zoom ottico 3,5x, zoom digitale 100x, Ois e Pdaf.

Le foto sono scattate con profondità di colore a 10 bit, sfruttano le ottiche di nuova generazione XD Optics (eXtra Definition) e sono gestite dall’infrastruttura software XD Fusion Pro Image Engine. Vi suggeriamo di leggere l’approfondimento completo sull’impostazione fotografica del P50 Pro in questo nostro articolo (https://igizmo.it/huawei-torna-nella-fascia-alta-con-p50-pro-e-il-foldable-p50-pocket/). In estrema sintesi, il brand cinese ha perseguito lo scopo di eliminare le principali aberrazioni fotografiche e di ottenere uno scatto che fosse il più possibile vicino all’immagine reale, sia per accuratezza dei colori, sia per precisione dei dettagli.

Nella prova pratica si percepisce questo sforzo e si ottengono effettivamente i risultati promessi da Huawei in condizione di luce ottimale. Quando la situazione si fa più difficile, per esempio al buio, il sensore principale mantiene una buona resa seppure proponendo colori e dettagli “sfumati” in alcuni casi poco nitidi, mentre si perde totalmente la coerenza cromatica attivando il teleobiettivo e il wide angle. In entrambi i casi, sempre in situazioni più impegnative rispetto a quelle con buona luce, si ottengono rispettivamente foto con colori carichi e scatti scuri. Il wide angle, in particolare, nello scatto notturno chiude parecchio la foto che risulta buia, nonostante qualsiasi sforzo anche in modalità pro.

La carenza di coerenza cromatica passando da un sensore all’altro, attivando gli zoom o l’effetto wide o la macro, e alcune incoerenze dello scatto rispetto alla scena (per esempio nella valutazione del bilanciamento del bianco o dell’autofocus) sono probabilmente frutto dell’accordo ancora da affinare tra Emui 12, XD Fusion Pro Image Engine e Snapdragon 888 (ricordiamo che la sezione software è nata per il Kirin 9000). Abbiamo però notato che i due aggiornamenti scaricati durante i test hanno contribuito (non poco) a migliorare la qualità fotografica complessiva. Segno che in Huawei stanno probabilmente operando per normalizzare il tutto.

Ci sono alcuni fatti che però possiamo affermare con un certo grado di sicurezza. A iniziare dalla fotocamera principale che, in ogni condizione, esprime una resa fotografica eccellente. Tra le migliori finora viste sugli smartphone. È ancora siglata da Leica e nei profili colore si trovano gli effetti di Leica impostati come default. In condizioni ottimali si ottengono fotografie davvero realistiche, con colori precisi e accurati. Operando sul profilo colore dello scatto si trova anche l’equalizzazione Classica ma non Leica che rende i colori meno caldi. Di seguito vi mostreremo il confronto tra le modalità e i risultati.

Se il sensore primario è uno dei migliori finora visti, parimenti lo zoom ha un potenziale eccellente. A 3,5x, sfruttando quindi l’ottica periscopica, la qualità è ottima; a 10x non si rileva perdita di dettagli; a 40x è ancora un livello di ingrandimento ideale per qualità e capacità dell’ottica; arrivando a 100x si perde in precisione ma il risultato è superiore a qualsiasi altro smartphone. Per fotografare la luna, come abbiamo fatto noi, è sufficiente il livello 10x; se ci si vuole azzardare e si ha la mano ferma si può arrivare al massimo a 40x, non oltre. Quando il P50 Pro rileva la Luna ed è attivata la IA, si configura per questa modalità e i risultati sono eclatanti.

L’intelligenza artificiale conviene tenerla sempre attiva, quantomeno perché gestisce in modo più che soddisfacente l’HDR e la fedeltà cromatica. Molto precisa la sfocatura, che si attiva in modalità Ritratto (per fotografare le persone) e in quella Apertura (per gli oggetti). Il perimetro in entrambi i casi è ben gestito. Come del resto ci si aspetta dal produttore che, tra i primi, ha puntato sul bokeh. Stesso discorso vale per il bianco/nero, sia perché c’è l’obiettivo dedicato, sia perché è storicamente uno dei punti di forza della serie P. Non fa eccezione il P50 Pro, con foto monocromatiche di alto profilo.

Passando ai video, la resa non è paragonabile a quella fotografica. Si ottengono clip di buona qualità in 4K ma nulla di più. Huawei ha progettato il P50 Pro per lo scatto fotografico e i video, per quanto egregi, risultano del tutto nella norma. Così come nella norma è la fotocamera anteriore da 13 Mpixel, f/2.4 per i selfie.

Galleria fotografica Huawei P50 Pro

Con le foto in controluce si dimostra l’eccellente capacità dell’ottica e del software di gestire un’elevata gamma dinamica, preservando i colori e conservando una scena precisa e molto realistica.

Foto scattate dopo il tramonto del sole, con le luci accese. Si noti come l’obiettivo principale e lo zoom ottico facciano la differenza. Solo discreto il wide angle.

Foto in modalità Standard Leica, Classico e senza IA

Foto al tramonto, condizioni di luce media

Foto al buio: modalità standard e modalità notturna. L’obiettivo principale e il teleobiettivo si comportano in modo adeguato, ultra wide angle anche impostando la modalità notturna restituisce foto troppo scure. Inoltre, in alcuni casi, la modalità notturna obbliga (anche con l’obiettivo principale) ad attendere qualche secondo in più della norma.

Modalità notturna e luna

Valutazione
Huawei P50 Pro - 1.199,90 euro
recensione-huawei-p50-pro-spirito-fotografico-ma-senza-anima-googleHuawei P50 Pro è affidato al processore Snapdragon 888 4G assistito da 8+256 GB di memoria e proposto a 1.199,90 euro. Il ritorno del brand nella categoria flagship è tutto improntato alla sezione fotografica che spicca per l'eccellente sensore primario e lo zoom ottico 3x, per le doti potenziali enormi ma che forse risentono di una non completa ottimizzazione della Emui 12 per il SoC di Qualcomm. Mancano poi il 5G e i servizi Google (anche se come descritto si può usare l'ingegno per sopperire). La base hardware è come sempre ottima, la parte software risente di un'ormai annoiante querelle tra Huawei e gli Stati Uniti che penalizza solo gli utenti europei. Per dovere di cronaca, diciamo che fino al 28 febbraio, con l’acquisto di P50 Pro sarà possibile ricevere in omaggio gli auricolari True Wireless con cancellazione attiva del rumore (ANC) Huawei FreeBuds Pro. Inoltre, nel primo anno successivo all’acquisto, Huawei offre una sostituzione gratuita dello schermo e della back cover.