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Recensione Google Pixel 8a: l’IA entra nella fascia media

Per inquadrare bene il Pixel 8a bisogna comprendere il lavoro fatto da Google, che non è stato di stravolgere le ottime basi del 7a (2023) bensì di eseguire un upgrade ragionato e, verrebbe da dire, chirurgico per elevare il modello entry level dei suoi smartphone nell’era dell’intelligenza artificiale generativa. Upgrade che porta, senza limitazioni o adattamenti, la Gen AI nella fascia medio alta del mercato: è il primo smartphone con tutte le funzioni di IA generativa dei modelli flagship a essere proposto a un prezzo inferiore a 600 euro (il modello da 8+128 GB in prova è proposto a 549 euro). Questo è il messaggio più importante e che, come già successo anche nel segmento di più alto valore, produrrà un effetto a cascata anche sugli altri brand.

Se, supponiamo, questo è stato l’obiettivo di Google, il Pixel 8a ha dovuto necessariamente adottare le caratteristiche hardware necessarie dai modelli di fascia più alta Pixel 8 e Pixel 8 Pro. Già che c’era, Big G ha anche aggiornato alcune specifiche per rendere lo smartphone più attuale, il tutto senza stravolgere le buone basi del Pixel 7a. Dal quale eredita in toto il reparto fotografico: come vedremo, stessi sensori con un identico schema ottico però questa volta assistiti da Android 14 e tutta la portata dell’intelligenza artificiale.

La base da cui è partita Google è stata il SoC Google Tensor G3 (4 nm) preso pari pari dalla serie flagship (compreso di chip di sicurezza per i dati e le informazioni biometriche Titan M2) e che conferisce il supporto necessario per le funzioni IA, compresa la Npu dedicata a supportare il reparto fotografico, sia in fase di scatto, sia in fase di editing e di uso delle funzioni che si affidano ai sensori ottici (come la ben nota “Cerchia e cerca”). Così come il Pixel 7a aveva il Tensor G2 (che anima il Pixel Tablet disponibile in Italia e recensito in questo articolo), l’8a eredita dai fratelli maggiori il chipset che non sfigura affatto nella fascia alta e si confronta con i SoC più blasonati. E che, quindi, ben si comporta nel segmento di prezzo più aggressivo in cui si innesta il Pixel 8a. È importante capire che il Tensor G3 con la configurazione 8+128 GB restituisce sull’8a una reattività e prestazioni quantomeno da modello premium. In abbinata con Android 14 “puro”, come da tradizione sui Pixel senza ulteriori interventi grafici rispetto all’interfaccia stock, appare a suo agio con qualsiasi tipo di applicazione, persino i giochi più esigenti.

Utilizzare una configurazione pensata per la fascia alta in un device pensato per inserirsi in una fascia di prezzo inferiore, eleva il valore del Pixel serie A. Questo è sempre stato un punto di snodo nel posizionamento di Google, ciò che rende così precisa la mossa del 2024 è che con il G3 si attiva tutta l’infrastruttura di IA generativa integrata (nella modalità sviluppatore è possibile tenere attivo Gemini Nano) che spazia dagli sfondi generati ad hoc con parole chiave, fino all funzione Scatto Migliore (attivata in modo predefinito) che consente di creare la foto che “non esiste”, perché ideale, scegliendo l’espressione migliore per ogni soggetto fotografato.

Il combinato disposto dato dal Tensor G3, da Gemini nano e dal cloud di Google supporta anche le funzioni di ritocco di Google Foto, come l’editor che consente di spostare gli elementi nelle immagini, cancellare oggetti e soggetti non desiderati e di ripulire l’audio dei video dai rumori in sottofondo, mantenendo il focus sul parlato o sull’audio del soggetto principale. Non sono operazioni che avvengono in locale, come già accadeva per i Pixel 8 e 8 Pro, ma il Pixel 8a si affida alla IA ibrida data dalla Npu del G3 e dalle risorse on-line di Gemini. Tuttavia si può operare in locale quando il Pixel 8a è in modalità aereo oppure, per qualsiasi motivo, non può accedere alla connettività. In questo caso i risultati pagano dazio in termini di reattività e qualità effettiva, tuttavia sono largamente accettabili considerando che avviene tutto sul device.

L’IA è uno degli ambiti in cui il G3 è messo sotto stress, soprattutto quando si girano video in 4K e si eseguono lunghe sessioni fotografiche (ne abbiamo fatta una di oltre un’ora), oltre che nel gaming impegnativo. Ebbene, nonostante la scocca abbia una superficie posteriore leggermente inferiore rispetto al Pixel 8, e molto inferiore a quella dell’8 Pro, Google deve essere riuscita a integrare il medesimo sistema di raffreddamento perché il Tensor non arriva mai a dare fastidio al tocco. Nemmeno in giornate calde e assolate come quelle che sono state sperimentate a Milano in questa metà di maggio.

Non abbiamo identificato alcun throttling e il SoC del Pixel 8a ha continuato a dare il meglio di sé. Questo consente di ottimizzare l’impatto energetico sulla batteria da 4.492 mAh (leggermente superiore a quella del 7a), la più piccola della generazione Pixel 8 ma non per questo meno efficace. La giornata lavorativa è completata senza troppi problemi e si arriva a sera con carica sufficiente per non correre a collegare lo smartphone all’alimentatore. Quest’ultimo non è incluso nella confezione, dunque ne abbiamo usato uno da 20 Watt di marca e certificato: la ricarica completa da 0% a 100% impiega poco più di un’ora e mezza; dal 30% al 100% si impiega circa 40 minuti.

Nell’uso abbiamo apprezzato che Android 14 (accompagnato da 7 anni di patch di sicurezza e di major update) riesce a gestire sempre meglio l’impatto delle app sulla batteria così da massimizzarne l’efficienza. Questo significa non avere timore di rimanere a secco sul più bello. Inoltre, il Pixel 8a supporta anche la ricarica wireless. E il sistema operativo supporta, come da tradizione, ampie possibilità di personalizzare l’ambiente in termini di colori, sfondi, schermata di blocco e always on display (per precisione, le prestazioni di autonomia descritte sono state ottenute con l’Aod disattivato – come sempre sugli smartphone che testiamo). La configurazione del Pixel 8a garantisce ad Android 14 una coerenza di funzionamento e di performance paragonabile a quella dei fratelli maggiori, seppure in un formato più compatto.

Sì, perché l’8a non si limita a portare tutto il corredo di intelligenza artificiale degli 8, da cui nasce il suddetto upgrade rispetto al Pixel 7a, ma rispetto a quest’ultimo vanta anche interventi chirurgici ma essenziali. Come per esempio quelli attuati sul display che rimane un Oled da 6,1″ con risoluzione di 2.400×1.080 pixel. Andando oltre le specifiche di dimensioni, si scopre che il refresh è passato da 90 Hz (7a) ai più “moderni” 120 Hz con una fluidità di navigazione nei menu e di fruizione dei contenuti multimediali superiore. Enfatizzata anche dalla luminosità di picco cresciuta fino a 2.000 mAh (era di circa 1.500 nit sul 7a): mettendoli l’uno di fianco all’altro, i due modelli mostrano come Google abbia calibrato ancora meglio l’Oled dell’8a a tutto vantaggio della qualità di riproduzione di contenuti video. Certo il picco di luminosità maggiorato permette un Hdr più efficace e una visuale migliorata soprattutto a livello di fruizione video e quando si opera con il touchscreen in pieno sole. Sembrano interventi laterali ma sommati permetto al display del Pixel 8a di garantire una visualizzazione sempre appagante.

Il pannello denominato Actua da Google è efficace e ci ha convinti fin dal principio per le sue doti, pur mantenendo la scocca compatta che eredita le forme curvilinee dei fratelli maggiori. Il Pixel 8a non scende a compromessi nemmeno in termini di solidità: lo schermo è protetto da una lastra Corning Gorilla Glass 3, il retro è in policarbonato opaco per una presa sicura anche senza cover mentre il frame è in metallo. La scocca è certificata IP67 per resistere all’intrusione di polvere e acqua (dolce). Inoltre, dulcis in fundo, il pannello è piatto, con cornici tali da consentire una digitazione comoda anche per lunghi periodi di tempo, nonostante le dimensioni ridotte.

Finora abbiamo descritto un progetto di smartphone che si caratterizza per portare nella fascia medio alta del mercato (sotto i 600 euro) tutte le funzioni più innovative dei flagship di Google. Il Pixel 8a è stato migliorato laddove serve per supportare l’impatto più potente di queste innovazioni: l’intelligenza artificiale. Senza abdicare alla semplicità, alla qualità costruttiva e all’omologazione di utilizzo garantita da Android senza fronzoli e app accessorie installate forzosamente. Tutto ciò riduce i tempi di apprendimento: ci si trova subito a proprio agio nell’ambiente di utilizzo e si sfruttano in modo pressoché trasparente le novità della IA. Tra cui l’intervento nella parte telefonica che consente di amplificare in modo “smart” il microfono e l’auricolare così da garantire conversazioni sempre all’altezza delle aspettativa (utile il sistema automatico di identificazione delle chiamate che ha una buona precisione relativamente a quelle di spam o indesiderate). Il Pixel 8a ci ha restituito un’elevata esperienza di presa e stabilità del segnale. E, in fatto di auto, gli speaker stereo sono precisi. La IA entra in gioco ancora nell’audio, perché si possono trascrivere le telefonate, attivare i sottotitoli e le traduzioni in tempo reale e trascrivere automaticamente le registrazioni vocali (anche off-line). La precisione è molto buona, avendo usato i testi per eseguire un’intervista ottenendo una trascrizione al livello delle migliori IA specializzate in tal senso. Il modello Gemini, anche nell’audio, dimostra potenzialità notevoli.

Alla resa dei conti il Pixel 8a rappresenta ancora di più rispetto al passato la filosofia di Google: un punto d’ingresso non troppo impegnativo a livello economico per sfruttare al massimo i servizi di Big G, ora potenziati dalla intelligenza artificiale. L’8a centra perfettamente l’obiettivo, con in più la compattezza che molti apprezzano.

Dove, in tutta sincerità, ci aspettavamo il medesimo step qualitativo era nella sezione imaging, i cui miglioramenti sono solo marginali rispetto al 7a e tutti afferibili ai migliori algoritmi gestiti dalla IA. Di fatto, il Pixel 8a propone un reparto fotografico identico a livello hardware rispetto al 7a, siffatto:

  • sensore principale grandangolare (80°) Sony IMX787 a 64 Mpixel, f/1.89, Ois, messa a fuoco dual pixel Pdaf;
  • sensore ultra grandangolare (120°) Sony IMX712 da 13 Mpixel, che esegue anche la macro in automatico quando ci si avvicina all’oggetto;
  • sensore selfie Sony IMX712 da 13 Mpixel, f/2.2 da 20 mm che opera a due ingrandimenti 1x e 1,4x.

Lo zoom è esclusivamente digitale e nell’app di scatto è proposto negli step 1x e 2x, tuttavia può arrivare fino a 8x. L’effetto di ingrandimento opera affidandosi solo sul sensore principale e sugli algoritmi di interpolazione “smart” dei pixel ampiamente collaudati da Google sui Pixel (derivati da Google Earth) che permettono, in condizioni di ottima luminosità, di scattare foto a 8x con una qualità adeguata.

Il Pixel 8a scatta bene con il sensore principale, che ha guadagnato in una migliore velocità di scatto (in condizioni di buona luminosità si ottiene anche lo zero shutter lag) e in una computational photography che interviene per migliorare la foto. Il Tensor G3 sostiene il reparto imaging del Pixel 8a in vari modi: è possibile attivare la modalità Raw, attiva in automatico il time lapse per quando si esegue l’astrofotografia (che si avvia nella modalità notturna ampliando il tempo di scatto) e consente di impostare il profilo P3 più ricco cromaticamente di quello standard sRGB. Di più, in modalità predefinita elabora le foto con l’Ultra HDR, la tecnologia di Google per migliorare ed estendere la gamma dinamica degli scatti. A conti fatti, tutto ciò opera sotto pelle ma poi si reifica in immagini migliori con meno sforzo.

Ecco, questa è la chiave di lettura per comprendere l’impostazione fotografica di Google sul Pixel 8a: semplificare al massimo la vita all’utente, facendolo concentrare sulla foto da ottenere piuttosto che su come eseguire lo scatto. Esempio emblematico di questa filosofia è la “Foto Notturna” che si attiva in automatico nella modalità Foto tradizionale non appena lo smartphone rileva una luce non sufficiente per operare in modo tradizionale. L’opzione “Foto Notturna” esiste ed è separata, tuttavia vi consigliamo di attivarla solo se ne sentite l’esigenza oppure, meglio, quando volete attivare le funzioni di astrofotografia (tempo di attesa, circa 4 minuti e vi servirà il cavalletto).

Già che siamo in tema, gli scatti in condizioni di scarsa luminosità mettono in evidenza due aspetti. Il primo è che lo stabilizzatore ottico del sensore principale permette di avere scatti più precisi rispetto a quanto si opera con l’ottica ultra grandangolare. Di notte si attiva l’esposizione più lunga (circa 3 secondi, a seconda di casi) per permettere al Pixel 8a di recuperare le informazioni necessarie per ottimizzare lo scatto. Bisogna stare fermi e per questo i risultati migliori si ottengono con il sensore principale. Il secondo aspetto riguarda l’eccellente calibrazione attuata da Google per omologare i colori catturati dai due elementi ottici e in qualsiasi condizione di luminosità.

Detto questo, il sensore principale è quello con cui si hanno le soddisfazioni fotografiche e video migliori. Le foto sono belle, ben definite e coerenti con ciò che si vede a occhio nudo. Questa naturalezza piace a chi scrive. I ritratti sono sempre precisi: sull’effetto bokeh Google ha realizzato algoritmi prossimi alla perfezione e si vede, in ogni contesto. Nell’uso del Pixel 8a ci è piaciuta anche la funzione “Esposizione lunga” che permette di ottenere il classico effetto scia quando si scattano oggetti o soggetti in movimento. Il tutto è reso intuitivo e privo di complicazioni, salvo non ci si voglia addentrare in funzioni specifiche di scatto (tastino a destra di quello di scatto) o nelle impostazioni (ingranaggio a sinistra).

Gli scatti con il sensore ultra grandangolare ampliano notevolmente lo scenario, perdono leggermente in dettaglio ma consentono di avere una scena molto grande, tanto grande che bisogna stare attenti a impugnare lo smartphone per evitare che il dito entri nella foto. Sempre buoni i selfie, così come i video in 4K a 60 fps ben stabilizzati; lo slow-mo a 240 fps in Full HD è preciso. Molto utile la scelta di Google di ridisegnare l’app di scatto con un selettore tra foto e video, così da non mischiare le opzioni e, ancora una volta, semplificare al massimo.

Galleria – Foto di giorno: 0,5 - 1x - 2x - esposizione lunga
Galleria – Bokeh e foto in notturna
Valutazione
Google Pixel 8a - 549 euro
La configurazione da 8+128 GB permette al Pixel 8a di mantenere un posizionamento interessante e di mettere nelle mani dei consumatori la potenza dell'intelligenza artificiale generativa integrata in Android 14. I sapienti e chirurgici upgrade varati da Google rendono il Pixel 8a uno step successivo in molti aspetti rispetto al 7a, basati sostanzialmente sulle potenzialità della IA sfruttando al massimo anche quella parte di hardware rimasta coerente con il 7a (come il reparto imaging). Allo stato attuale, Google Pixel 8a è il primo smartphone di gamma media a presentare una IA da flagship.
4.5
PUNTEGGIO TOTALE
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GAMEPEOPLE
DIFUZED
FIZZ
PALADONE
OTL
CROCKPOT
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SUBSONIC