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Recensione Google Pixel 7a: Big G fa centro

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Che Google avesse perfettamente calibrato i Pixel 7 ci era chiaro fin dall’inizio. Il modello standard e il Pro (che abbiamo recensito in questo articolo approfondito) si possono fregiare di essere tra i migliori smartphone in commercio. Presa coscienza di cosa non ha funzionato sulla precedente serie 6, Google ha ripensato i Pixel 7 correggendo, perfezionando, riprogettando e attuando miglioramenti correttivi chirurgici ma mantenendo un design distintivo ed elegante. Il Pixel 7a suggella quanto visto con i due fratelli maggiori. Le differenze rispetto al 6a sono tante e vertono principalmente nell’elevare il livello hardware per portarlo a un’esperienza premium.

Il prezzo cresce di poco rispetto al 2022: 509 euro per il Pixel 7a nella configurazione da 8+128 GB e auricolari Tws Pixel Buds A in regalo, con un dettaglio non da poco rappresentato dai colori molto belli (la descrizione delle caratteristiche tecniche è ospitata in questo articolo dettagliato), equivalente a 50 euro in più rispetto al prezzo di lancio del 6a nel 2022. Ora, attualmente il Pixel 6a (che abbiamo recensito in questo articolo) è proposto a prezzi stracciati e va bene è un candidato perfetto per chi non vuole spendere oltre 400 euro. Però le novità proposte dal 7a cambiano completamente il prodotto come reattività e persino come qualità fotografica.

Partiamo dal principale elemento migliorativo, sul quale verte tutta la rinnovata esperienza di utilizzo del Pixel 7a: il SoC Tensor G2. È il medesimo che anima la fascia alta e i fratelli maggiori del 7a, dal 7/7 Pro fino al Fold, e le performance del processore e della Gpu sono di fascia alta. Questa scelta coraggiosa e dirompente di Google permette al 7a di avere un Android 13 che gira su una piattaforma più potente. Complice anche il fatto che la Ram passa dai 6 GB del 6a agli 8 GB del 7a, i risultati di Antutu sfiorano gli 800 mila punti. Vale a dire un 20% in più in queste misurazioni sintetiche rispetto alla generazione precedente e una reattività empirica nettamente superiore, davvero da flagship. Tant’è vero che la configurazione hardware di SoC e memorie non si discosta dal Pixel 7, quindi medesime prestazioni ma a un prezzo inferiore. Android 13 nella sua tradizionale declinazione pura e senza personalizzazioni e fronzoli scorre velocemente e, alla resa dei conti, il Pixel 7a permette una duttilità d’utilizzo da smartphone di fascia superiore per le prestazioni elevate nei giochi (anche quelli più impegnativi), nel multimedia, nelle app di produttività e in quelle di messaggistica. Gli 8 GB di Ram aggiungono lo sprint che mancava al 6a.

A conti fatti, il Pixel 7a è il primo passo per chi vuole sperimentare la serie di smartphone di Google partendo da un modello dotato delle più recenti soluzioni di Big G, dal sistema operativo all’hardware, senza timore di abdicare a un device con prestazioni di categoria superiore. Con in più una durata della batteria adeguata. 4.385 mAh assicurano una giornata lavorativa senza colpo ferire, merito di un sistema bilanciato che ha nel SoC il suo principale aspetto energivoro ma che compensa con un display Oled (prodotto da Samsung) da 6,1″ di tipo FHD+ (2.400×1.080 pixel) a 90 Hz. Disattivando l’Always on display l’autonomia della batteria ne ricava un ulteriore 30%, coprendo tranquillamente l’intera giornata. La ricarica completa con un alimentatore certificato da 30 Watt (il massimo consigliato da Google) impiega circa un’ora e mezza; nella confezione è previsto solo il cavo Usb-C ma non l’alimentatore.

A livello costruttivo, il Pixel 7a è migliorato rispetto al 6a ma ha una qualità inferiore rispetto al 7, motivo per il quale quest’ultimo è più “premium” complessivamente. Il display del 7a è protetto da una lastra Corning Gorilla Glass 3 e la scocca vanta un frame in lega di alluminio resistente, che incornicia anche la sezione fotografica orizzontale. Anche grazie alla parte posteriore in polimero che permette, finalmente, di gestire la ricarica wireless Qi. Il tutto senza rinunciare alla certificazione IP67, che protegge l’interno dall’intrusione di polvere e di acqua dolce.

Se il Tensor G2 è il punto di forza prestazionale, le dimensioni compatte sono l’asset che più sarà apprezzato per la maneggevolezza e il comfort di utilizzo e di trasporto. Anche facendo indossare la cover in silicone, il Pixel 7a mantiene un ingombro limitato seppure sia leggermente più grande del 6a e superi il peso di 190 grammi.

Tornando alla parte software, per chiudere il discorso in modo più organico, Android 13 si presenta bene sull’eccellente display che vanta la certificazione Hdr10+. La risoluzione è tradizionale, tuttavia in virtù della diagonale di 6,1″ permette di godere appieno dei contenuti multimediali (il refresh di 90 Hz è perfetto per riprodurre film e per il gaming senza appesantire la batteria) e con una resa cromatica più che soddisfacente per la categoria. La visuale complessiva è buona, gode anche grazie alle cornici laterali ridotte e di un machine learning che adatta il punto di bianco alla luminosità di ciò che appare sull’Oled. Questo per dire che usando il 7a non si rimpiangono smartphone più dotati in termini di caratteristiche tecniche. In più, Google ha ottimizzato Android 13 per sfruttare appieno le doti dei Pixel e il 7a vanta anche tutte le funzioni di intelligenza artificiale tipiche del sistema operativo.

Come quelle per migliorare l’acustica delle chiamate: telefonare con il 7a è un’esperienza eccellente anche in virtù dell’ottima presa di segnale telefonico (4G e 5G) con una evidente organizzazione ottimale delle antenne. Quest’ultimo aspetto del design industriale si riflette anche nella connettività Wi-Fi6, sempre all’altezza della situazione come stabilità di collegamento. Ma l’IA di Android 13 sul Pixel 7a è diffusa anche nella gestione dinamica della batteria, per massimizzarne la durata, nell’app Foto con l’editor integrato di classe superiore e nella gestione della sicurezza, in virtù del chip Titan M2 che opera in abbinata con il Tensor e garantisce una privacy e una gestione locale dei dati personali.

Così il Titan M2 si occupa anche di gestire le informazioni di accesso, dal pin fino al riconoscimento biometrico del viso e dell’impronta digitale. Su quest’ultimo punto la reattività e la precisione sono migliorabili. Il sensore d’impronta posto sotto al display, con il classico meccanismo a illuminazione per contrasto, è un po’ basso ma tutto sommato comodo. Non brilla per velocità di riconoscimento e per precisione: spesso ci siamo trovati a provare più volte finché ci è stato chiesto il pin per sbloccare il 7a. Secondo noi si tratta di un aspetto migliorabile con un update software, perché allo stato attuale è l’unico attributo del 7a a lasciare perplessi.

Già che c’è, Google potrebbe anche aggiornare il Pixel 7a con una migliore gestione dello zoom digitale. Tradizionalmente un punto di forza dei Pixel, perché sfrutta gli algoritmi di IA perfezionati con Google Earth, in questo caso non ha brillato in tutte le occasioni: è stato alterno ma può essere risolto con un update software.

Questo introduce alla parte finale della nostra recensione, quella clou: la sezione fotografica. Qui di seguito mettiamo a confronto le caratteristiche dei sensori del Pixel 7a con quelle del 6a.

Google Pixel 7aGoogle Pixel 6a
fotocamera principaleSony Imx787 a 64 Mpixel, f/1.9, 26 mm, Dual Pixel Pdaf, stabilizzatore ottico (Ois)Sony Imx363 Exmor RS a 12,2 Mpixel, f/1.7, 27 mm, Dual Pixel Pdaf, stabilizzatore ottico (Ois)
fotocamera ultragrandangolareSony Imx712 a 13 Mpixel, f/2.2, Fov 120°Sony Imx386 Exmor RS a 12 Mpixel, f/2.2, Fov 114°
fotocamera selfie13 Mpixel, f/2.2, 20 mm (ultrawide)8 Mpixel, f/2.0, 24 mm (wide)
registrazione video (max)4K/60 fps4K/60 fps

Lo schema ottico è pressoché invariato: una fotocamera principale assistita da quella ultra grandangolare. I sensori sono più moderni e prestanti, anche se il valore di luminosità di quello principale è leggermente inferiore sul 7a rispetto al 6a. Ma la resa è migliore in ogni contesto.

Come dimostriamo negli scatti che seguono, Google primeggia nella fotografia computazionale perché riesce a estrarre scatti notevoli con il Pixel 7a anche in condizioni di scarsa luminosità. Chiaramente, i risultati da incorniciare si ottengono con il sensore principale in modalità 1x. Con lo zoom digitale 2x, attuato facendo un crop sull’obiettivo principale, il dettaglio è decente ma, come detto, da 2x fino all’8x (ingrandimento massimo) è necessario un update degli algoritmi. Se si scatta a 1x con il Sony Imx787 le foto sono di livello premium.

Sono qui di seguito nella galleria e dimostrano che, oltre ai 64 Mpixel, il sensore di Sony opera perfettamente con la tradizionale app Camera di Google che sfrutta il Tensor G2 per la parte computazionale. È incredibile prendere coscienza di quanto lo scatto venga post-elaborato. Il Pixel 7a in condizioni di ottima luminosità opera con zero shutter lag, ossia nessuna latenza, mentre al buio è necessario più tempo per acquisire la foto. Quando poi la foto è scattata, inizia l’elaborazione e visualizzando il risultato sul display, dello smartphone o di un pc, si nota quanto la IA abbia reso più fedeli i colori, abbia migliorato i dettagli, abbia enfatizzato la dinamica cromatica (Hdr) e abbia aggiustato al meglio l’immagine. Questo è tanto più evidente con la modalità ritratto, perché l’elaborazione successiva che sfoca lo sfondo si può percepire aprendo subito l’immagine: nell’arco di alcuni istanti la parte posteriore alla persona o all’oggetto è sfumata. È la forza dell’approccio fotografico di Google e che completa efficacemente le doti del Pixel 7a.

Certo, il sensore principale spicca. Quello ultragrandangolare ha un angolo di campo maggiore rispetto al 6a, e si apprezza fin da subito, ma una resa più tradizionale, meno entusiasmante. Non c’è la macro, mentre nella modalità notturna si può sperimentare tanto l’astrofografia quanto fotografie di notte più ricche di dettaglio. L’ultra wideangle al buio evidenzia rumore fotografico, la principale è più precisa. Merito anche del fatto che il Sony Imx787 combina i pixel in quad binning (2×2) quindi le foto effettive sono a circa 16 Mpixel ma guadagnano in qualità. Alla resa dei conti, per quanto si spende si contano sulle dita di una mano, senza esaurirle tutte, gli smartphone che offrono un simile pacchetto come prestazioni, qualità e imaging.

Google Pixel 7a: review della galleria fotografica

foto in notturna

foto con luce ambientale bassa, tardo pomeriggio

Foto di giorno

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