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Quando l’esigenza di innovare e la volontà di stupire non tengono conto del consumatore

Il design senza tenere conto dell’ergonomia è inutile. A dire questa frase è stato Karim Rashid, uno dei designer più influenti a livello mondiale, in una intervista raccolta da chi vi scrive una decina di anni fa. Era in occasione del Fuorisalone di Milano e ho avuto l’immensa fortuna di incontrare il creativo per parlare di come, già allora, la grammatica del design suggellava un rapporto di fiducia con il consumatore.

Rashid era ben conscio del fatto che il design dovesse concretizzare la cifra tecnologica di un prodotto, sublimando la semplicità e l’intuitività d’utilizzo. Togliendo quindi complessità alle mani dei consumatori. Ultimamente, però, sembra che la voglia di innovare, ma davvero, si stia annacquando nella volontà di stupire a tutti i costi. Ebbene, non serve.

I casi sono tanti: dagli smartphone pretenziosamente differenti a dispositivi che richiedono troppo impegno per raggiungere lo scopo. Perché Apple ha sempre avuto successo? Perché l’impronta dell’interfaccia grafica è di permettere all’utente di concentrarsi sul risultato da raggiungere più che sul come si ottiene. Altri sistemi operativi mostrano invece un approccio più ingegneristico, con conseguente introduzione di macchinosità. Android ha imparato solo da un paio di anni a essere efficace e intuitivo. Lo stesso Windows, per quanto sia diventato molto più user friendly con la 10, mantiene una seconda faccia (sempre più nascosta) con un taglio ingegneristico. Semplicità vuole anche dire fare trovare le funzioni, le opzioni e le icone laddove ci si aspetta che siano. Non per forza più “vicino” ma quantomeno in linea con l’approccio mentale degli utenti.

Oggi invece vince la voglia di stupire. Di cercare l’effetto wow a costo di mettere nelle mani dei consumatori prodotti tecnologici tutt’altro che semplici. Anzi. Questo non aiuta a distinguersi o a farsi amare. L’utente è alla ricerca della soluzione più rapida e indolore, meglio se anche bella e appagante. Questa gara su chi ottiene più esclamazione di stupore alle conferenze stampa in streaming non fa sempre rima con un reale vantaggio per il consumatore. Nella vita pratica molte soluzioni belle da vedere non riscuotono il successo pratico che si erano prefissate. Ci si è dimenticati di quanto detto da Karim Rashid, che peraltro è una delle basi nelle scuole di design.

Questo per dire che nella ricerca di soluzioni tecnologiche sempre più avanzate, bisogna tenere conto dell’effettivo utilizzo del prodotto e delle reali necessità del consumatore. La competizione tra brand fine a se stessa per ottenere solo un qualcosa di più appariscente sta lentamente togliendo spazio all’ergonomia e alla semplicità. Il consumatore, quanto acquista, vuole investire in qualcosa di utile, davvero innovativo e con vantaggi concreti riscontrabili nella vita di tutti i giorni. Se poi c’è anche un aspetto social, un impatto sullo show-off del prodotto, anche meglio. Ma non si crea fidelizzazione al brand se non con la semplicità, la qualità (adeguata al posizionamento di prezzo, mai inferiore) e l’ergonomia. Senza questi requisiti, si rischia di deludere l’utente. E poi è faticoso riconquistarlo.

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