meteo
OTL

Il 96% degli italiani si informa sulle condizioni atmosferiche almeno una volta al giorno, mentre per un buon 20% è quasi un tic. Senza contare i “malati di meteo”, quelle persone che non si muovono senza prima verificare che tempo farà nelle ore successive: la metà degli italiani dice di conoscerne almeno uno. I dati della ricerca realizzata da Bva-Doxa non lasciano dubbi: guardare il meteo è un pensiero ricorrente per tutti gli italiani. Ma se davanti allo schermo ci sono gli utenti, chi c’è dall’altra parte? Noi abbiamo incontrato uno di loro,  Lorenzo Tedici, tra i massimi esperti delle previsioni meteo e meteorologo de iLMeteo.it, che ci ha spiegato un po’ di cose sulla meteorologia e sul lavoro di meteorologo.

  • Le previsioni meteo sono tra le abitudini di tutti gli italiani. Ma come si diventa meteorologo? 

Innanzitutto per passione. Ho iniziato ad amare la pioggia, il sole e il vento da piccolo: mi piaceva costruire delle dighe sui ruscelli delle Dolomiti, dopo i temporali. 

Crescendo, mi sono laureato in Scienze Geologiche, un indirizzo che mi ha permesso di apprendere le conoscenze base sul nostro pianeta. Mi sono specializzato in Idrogeologia e Climatologia con una tesi di Laurea pubblicata dal GNDCI-CNR (Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche): durante questo lavoro di ricerca, durato 18 mesi, con l’Università di Firenze abbiamo cercato le Risorse Idriche Sostitutive e d’Emergenza delle Alpi Apuane, uno studio complesso sulle precipitazioni e sul bilancio idrologico di questa zona per risolvere la carenza idrica associata al massiccio aumento estivo della popolazione in Versilia.

I primi lavori mi hanno temporaneamente allontanato dalla meteorologia, ma sappiamo che all’inizio è importante fare esperienza, anche internazionale: pochi giorni dopo la laurea sono volato in Indonesia a gestire un progetto di escavazione marmi sull’isola di Sulawesi per la società Terracon Stone Consulting, un’esperienza tra pitoni e zanzare che mi è rimasta nel cuore. In seguito il richiamo dal mondo dei petrodollari mi ha spinto fino in Texas, dove ho lavorato per alcuni mesi sulle piattaforme petrolifere Total-Elf sparse nel Golfo del Messico. Fortemente deciso a tornare in Italia e al meteo, ho collaborato per un breve periodo con l’Università in uno studio idrogeologico di fattibilità per l’attraversamento sotterraneo di Firenze dei treni ad alta velocità. Finalmente, dopo marmi, petrolio e treni, appena si è aperta una posizione lavorativa meteo a Pisa, non ci ho pensato un attimo e sono entrato nel mio mondo preferito, la meteorologia.

  • Ci sono anche corsi specifici dedicati alla meteorologia? 

Certo. Per diventare meteorologo ho frequentato corsi tenuti da colonnelli e generali, meteorologi esperti dell’Aeronautica militare di Pisa, ho effettuato successivi periodi di studio a Reading (vicino ad Oxford in Inghilterra) presso l’ECMWF (Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine) e vari workshop su previsione, modellistica, monitoraggio e disaster management, ricevendo la certificazione DEKRA come Tecnico Meteorologo e l’iscrizione ad AMPRO (Associazione Meteo Professionisti) e AISAM (Associazione Italiana di Scienze dell’Atmosfera e Meteorologia). Grazie a questi studi, nel 1998 è avvenuto il battesimo come previsore meteorologico all’ARSIA – Servizio Idrografico di Pisa; in seguito, dal 2001, ho svolto la medesima attività al Dipartimento di Fisica di Genova (CMIRL e poi ARPAL) e poi a Torino in ARPA-Piemonte come meteorologo dei giochi olimpici Torino 2006. In particolare, negli anni sulle montagne olimpiche ho seguito in prima persona i test events per la preparazione delle piste e del monitoraggio meteorologico, occupandomi del vento nel freestyle. Una cosa molto seria, perché sbagliare una raffica avrebbe messo a rischio la schiena dei saltatori sulla neve ghiacciata. 

  • E poi c’è stato il salto nel piccolo schermo…

Dalle Olimpiadi alla TV: con in mente il sogno americano del noto Weather Channel, ho deciso di intraprendere l’avventura di SkyMeteo24, l’apertura di un canale tematico relativo al meteo sulla piattaforma Sky. Un’avventura che mi ha regalato tante esperienze incredibili, dal meteo a Lampedusa per un’eclissi solare, al meteo durante le Olimpiadi, al meteo durante i Mondiali di Calcio vinti dall’Italia a Berlino, fino alle dirette nelle tormente di neve o durante le alluvioni. La televisione a un meteorologo insegna subito che non è importante solo cosa si dice, ma come si dice: un argomento spiegato male risulta noioso per il grande pubblico. Dopo molte esperienze, eccomi a iLMeteo: dal 2022 ho deciso di unirmi al più grande sito di previsioni meteorologiche italiano, incuriosito dal modo brillante e simpatico ma sempre professionale di presentare informazioni serie e di elevata importanza. 

  • Che consiglio si sente di dare a un giovane che vuole intraprendere il suo lavoro? 

Studiare materie scientifiche, fare corsi anche all’estero, provare ogni tipo di esperienza, anche stage e periodi di prova. Metterci sempre serietà, impegno per costruire giorno dopo giorno un bagaglio di conoscenze utile per intraprendere la carriera di meteorologo: d’altronde, un previsore meteo si basa sull’esperienza, una previsione sbagliata spesso si trasforma in una previsione corretta alcuni mesi dopo, perché dall’esperienza negativa si è imparato un nuovo indizio meteorologico prezioso per le future elaborazioni. Ogni errore è un’opportunità. 

  • Come è cambiato il mestiere da quando ha iniziato a oggi? 

Tantissimo, e come per molti altri settori è stata la tecnologia a sconvolgere molte cose. Dal fax allo smartphone, dalla carta all’ipad. Non è rimasto nulla di quello che facevamo nel XX secolo: le previsioni nascevano con matita rossa e blu su fogli A3, disegnavamo i fronti caldi e freddi, analizzavamo le isobare come un geografo studia le mappe topografiche. Le prime relazioni con i mass media erano lunghe e monocamera, con una mappa su una lavagna potevamo parlare anche per 5 minuti, mentre adesso una previsione meteo è corredata da video, tabelle, mappe, webcam etc. e l’inquadratura in TV è gestita da minimo 3 telecamere su schermi (Vidiwall) composti da 60 o più monitor giganteschi.

  • Lei parla in tv dai tempi di Sky e ora, come meteorologo responsabile media per iLMeteo.it, fa le previsioni meteo anche su molte radio come Radio24, RDS, Capital, Radio Italia ecc. Qual è secondo lei il mezzo di comunicazione migliore per le previsioni meteo?

La televisione resta un mezzo molto forte per comunicare previsioni e approfondimenti. Non posso però negare che la radio funziona da tanti anni e ancora oggi va molto bene, ma nel XXI secolo le App meteo, il web e i social sono pronti a farla da padroni: per questo iLMeteo investe moltissimo in progetti che coinvolgono questo tipo di strumento, con una particolare attenzione al mondo delle previsioni probabilistiche e multimodel, un settore che permette all’utente di ricevere tutte le informazioni di cui ha bisogno.