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Privacy: 28 organizzazioni chiedono agli organi di vigilanza Ue di opporsi al servizio senza pubblicità di Meta

Gli organi di vigilanza della privacy dell’Ue sono stati esortati a opporsi al servizio a pagamento senza pubblicità proposto da Meta per i suoi social. E che richiede agli utenti di pagare una tariffa per garantire la loro privacy. A sollevare la questione è una lettera congiunta del gruppo di difesa della privacy NOYB dell’attivista per la privacy Max Schrems, del Consiglio irlandese per le libertà civili, di Wikimedia Europe, dell’Electronic Privacy Information Center e di altri che è stata inviata al Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB). Quest’ultimo, vale la pena ricordarlo, si prepara a pubblicare linee guida nei prossimi settimane sul consenso o sul modello retributivo.

Privacy: Meta il servizio a pagamento e le “contestazioni”

La lettera per l’opposizione all’iniziativa di Meta fa seguito a una richiesta di parere da parte dei garanti della privacy olandesi, norvegesi e di Amburgo al regolatore della privacy dell’Ue. Il colosso dei social guidato da Mark Zuckerberg ha ribadito che il servizio che si applica a Facebook e Instagram mira a rispettare le norme dell’Ue per dare agli utenti la possibilità di scegliere se i loro dati possono essere raccolti e utilizzati per annunci mirati mentre gli utenti che acconsentono a essere tracciati ottengono un servizio gratuito finanziato dai ricavi pubblicitari. Un portavoce del gruppo di Menlo Park ha dichiarato: “Subscription for no ads affronta gli ultimi sviluppi normativi, le linee guida e le sentenze condivise dai principali regolatori europei e dai tribunali negli ultimi anni. Nello specifico, è conforme alle indicazioni fornite dalla più alta corte europea: a luglio, la Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha approvato il modello di abbonamento come un modo per consentire alle persone di acconsentire al trattamento dei dati per la pubblicità personalizzata”. Le 28 organizzazioni hanno avvertito che altre società potrebbero seguire l’esempio di Meta. “Se il concetto paga o va bene è consentito, non sarà limitato alle pagine di notizie o ai social network ma sarà impiegato da qualsiasi settore industriale con la capacità di monetizzare i dati personali tramite consenso”, hanno affermato nella lettera. “In pratica, ciò minerebbe con successo il GDPR, l’elevato standard europeo di protezione dei dati e eliminerebbe tutte le protezioni realistiche contro il capitalismo di sorveglianza”, hanno ribadito, riferendosi alle fondamentali norme sulla privacy dell’UE adottate nel 2016. “Crediamo che Meta, e altre società che probabilmente seguiranno l’esempio, siano consapevoli del fatto che la maggioranza degli utenti non sarà né in grado né disposta a pagare una tariffa”.

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