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Pirateria audiovisiva, leggero calo nel 2023. Ma un italiano su quattro fruisce di contenuti in modo illegale

Pirateria audiovisiva sempre e ancora sulla cresta dell’onda in Italia, anche se gli indicatori evidenziano un leggerissimo calo sull’anno precedente.

Il paper della nuova ricerca condotta da Ipsos per Fapav

Lo confermano i dati dell’indagine condotta dall’istituto Ipsos – per conto di Fapav (Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) – che ha scattato una fotografia sullo stato dell’arte del fenomeno, o se preferite della piaga che affligge il settore dei contenuti e del diritto d’autore, sia per il mondo entertainment, sia per quello degli eventi live, sport in primis.

Un italiano su quattro fruisce di contenuti in modo illegale

In Italia, ancorché in lieve calo sul 2022, la pirateria audiovisiva incide e parecchio: sotto ogni profilo, da quello economico (mancati ricavi) a quello sociale (a rischio ci sono posti di lavoro). Nel 2023 il 39% degli adulti italiani ha commesso almeno un atto di pirateria fruendo illecitamente di film, serie/fiction, programmi o sport live: si tratta del 3% in meno rispetto al 2022. Al contempo si stimano circa 319 milioni di atti di pirateria, il 7% in meno rispetto al 2022, il 52% in meno rispetto al 2016.

L’impatto della nuova legge antipirateria

La riduzione rispetto allo scorso anno è spinta soprattutto dalle serie Tv/fiction, con circa 90 milioni di atti di pirateria, in contrazione rispetto al 2022 del -14%. Seguono lo sport live (-11%), i film (-5%), che però si confermano il contenuto più piratato, e i programmi Tv (-1%). Tra le diverse tipologie, la pirateria digitale è ancora una volta la principale modalità di fruizione dei contenuti piratati (37%), ma rispetto al 2022 è l’unica in lieve riduzione (era 40% nel 2021 e 39% nel 2022). Pirateria indiretta e pirateria fisica restano stabili rispettivamente al 12% e al 9%.

Pirateria audiovisiva: le modalità di accesso

Tra le modalità di accesso ai contenuti pirata, emerge soprattutto l’utilizzo delle IPTV illecite, che resta stabile al 23%, seguono streaming (18%) e download (15%). L’incidenza di queste fa riferimento anche ad un utilizzo sporadico (ad esempio si considerano anche coloro che le hanno utilizzate solo per prova), ma gli abbonati a queste forme di fruizione sono una quota più contenuta, ovvero il 7% della popolazione. Chi utilizza le IPTV è consapevole del fatto che questa condotta illecita può generare un danno a economia e società (il 70% contro il 78% del 2022), ma fatica a realizzare che tale pratica costituisca un reato (solo 1 su 2 lo riconosce, in linea con il 2022). I pirati digitali, per raccogliere informazioni sulla possibilità di piratare tramite download, streaming e IPTV illecite, si avvalgono principalmente del passaparola e dei motori di ricerca. Anche app e social network, però, hanno un ruolo in questo contesto: vengono infatti utilizzati sia per raccogliere informazioni sia per accedere a contenuti audiovisivi piratati. Coerentemente con quanto rilevato in passato, i pirati di contenuti audiovisivi sono più concentrati tra gli under 35 (39%), gli abitanti del Sud e delle Isole (40%), gli occupati (63%) e hanno un livello di istruzione più elevato rispetto alla popolazione italiana (22% di laureati). Si riscontra inoltre una leggera prevalenza degli uomini sulle donne.

Il danno economico

Rispetto al 2021, ultimo anno in cui è stata effettuata la stima del danno economico al settore e all’Italia, resta stabile la quota di pirati di film e serie/fiction, mentre diminuisce lievemente (-5%) il numero totale di atti di pirateria per questa tipologia di contenuti audiovisivi. Nonostante questo lieve decremento, infatti, a fronte di circa 70,2 milioni di fruizioni perse cresce il danno economico all’intero comparto: si stimano circa 550 milioni di euro persi (+18% rispetto al 2021), per la maggior parte imputabili all’acquisto di Dvd e Blu-ray. Se si allarga lo sguardo considerando anche le offerte legali sottoscritte e mantenute per l’intero anno, il danno economico potenziale ammonta a 767 milioni di euro

Pirateria audiovisiva: l’incidenza sui contenuti sportivi

Per quanto riguarda invece lo sport live, a fronte di un’incidenza della pirateria stabile, gli atti crescono rispetto al 2021, superando i 36 milioni (+12% rispetto al 2021). In questo contesto per il 2023 si stimano 11,4 milioni di fruizione perse (+0,4 mln rispetto al 2021) e 285 milioni di euro di danno economico.

L’impatto del danno economico sui contenuti sportivi della pirateria

Considerando tutti e tre i contenuti, sono state stimate ripercussioni per l’economia italiana pari a circa 2 miliardi di euro di perdita in termini di fatturato delle aziende4 (non soltanto per l’industria audiovisiva), che implicano una perdita di Pil di circa 821 milioni di euro e di circa 11.200 posti di lavoro. Dopo il deciso incremento nel periodo pandemico, l’incidenza della pirateria mostra un trend in diminuzione: nel 2021 coinvolgeva il 51% della popolazione in età 10-14 anni, nel 2022 il 47% e nel 2023 si è arrivati al 45%. Come già osservato per gli adulti, il rallentamento è stato guidato dalla modalità digitale, passata dal 50% del 2021 al 44% del 2022 al 41% del 2023. Diminuiscono anche gli atti complessivi di pirateria (20,7 milioni) segnando un -14% rispetto al 2022, raggiungendo il livello più basso dall’inizio della serie storica. La riduzione della quota di pirati adolescenti riguarda soprattutto lo sport, che da un paio d’anni sta facendo registrare un trend negativo, seppur si mantenga sempre su livelli superiori rispetto al pre-Covid (16% oggi vs 11% nel 2019). A livello di numero totale di atti di pirateria, però, tutte le tipologie di contenuti audiovisivi mostrano una riduzione rispetto al 2022 (-29% per lo sport, -13% per i film, -10% per i programmi Tv e -9% per le serie).

Poca consapevolezza e la nuova legge antipirateria

Di certo, serve un deciso cambio culturale per vincere contro la pirateria. Infatti, nonostante sia chiaro che questa pratica è un reato (per il 79% dei pirati), tra chi è coinvolto non è completamente chiara la gravità del fenomeno (solo per il 47% è grave). In particolare, non vi è consapevolezza che a causa della pirateria parecchie persone possano perdere il proprio posto di lavoro e che, sempre per colpa di questo fenomeno, c’è il rischio che in futuro non vengano realizzati nuovi film, programmi T o stagioni di fiction e serie. Di certo le nuove campagne di sensibilizzazione, che hanno raggiunto il 58% dei pirati, sono un buon punto di partenza ma è necessario continuare in questa direzione, facendo comprendere la gravità del problema. È quindi consapevolezza diffusa che la pirateria costituisca un reato, ma permane qualche dubbio sulla probabilità di essere scoperti (poco più di 1 su 2 pensa che sia probabile). Di conseguenza, essendo i benefici percepiti maggiori dei rischi, i pirati continuano nella loro pratica illegale. È necessario quindi trovare delle soluzioni che scoraggino questo tipo di attività. Tra le possibili forme di deterrenza quelle che si pensa possano essere più efficaci sono una multa consistente, l’oscuramento del sito e una denuncia penale. Il blocco dei siti pirati effettivamente è una buona soluzione che sta avendo i suoi effetti: in diversi casi obbliga i pirati ad abbandonare la fruizione illegale a favore di alternative legali a pagamento (45%). Proprio per scoraggiare queste pratiche illegali, l’8 agosto 2023 è entrata in vigore la nuova legge antipirateria. A fine dello scorso anno, però, era conosciuta in maniera superficiale e, probabilmente anche a causa di questo livello di conoscenza, meno di 1 italiano su 5 la ritiene una forma di deterrenza estremamente o molto efficace. Al crescere del livello di conoscenza, però, l’efficacia percepita aumenta. Inoltre, i pirati non sembrano completamente indifferenti a questa nuova legge: il 37% dichiara che in futuro starà più attento a non scaricare/vedere contenuti audiovisivi in maniera illegale.

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