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Pietro Labriola (TIM): “Cessione rete a KKR sblocca acquisizioni future”

TIM sarà pronta per nuovi accordi di acquisizione o fusione dopo aver completato la storica vendita della rete da 22 miliardi di euro al consorzio capitanato da KKR, una mossa volta a liberare l’operatore da miliardi di euro di debiti stando alle spiegazioni di Pietro Labriola. Il taglio del debito consentirà all’azienda di “svolgere un ruolo attivo nel processo di consolidamento del mercato italiano che avrà sicuramente luogo nei prossimi anni”, ha detto l’amministratore delegato Pietro Labriola in un’intervista per il podcast in lingua italiana di Bloomberg “Quello Che i Soldi. Non Dicono”.

A seguito del perfezionamento dell’operazione, che vedrà il vettore vendere la propria rete al fondo di private equity americano KKR, il debito di Telecom Italia dovrebbe scendere a circa 7,5 miliardi di euro a fine 2024 dai livelli di fine marzo di 7,5 miliardi di euro. 21,4 miliardi. Ciò dovrebbe dare all’azienda spazio di manovra in un mercato altamente competitivo che sta affrontando una nuova ondata di consolidamento, ossia di operazioni di acquisizioni o fusioni.

Questo anche in risposta alla recente acquisizione da parte di Swisscom di Vodafone Italia per 8 miliardi di euro e di unire l’operatore con l’emanazione italiana Fastweb. Ma per Telecom Italia rimangono aperte nuove opzioni di fusione e acquisizione. L’Italia vanta ancora uno dei settori delle telecomunicazioni più competitivi in ​​Europa, in parte a causa di una guerra dei prezzi innescata da Iliad. Nell’accordo di marzo, Vodafone ha favorito Swisscom rispetto alle precedenti offerte alternative di Iliad, che ha ripetutamente affermato di essere aperta a fusioni e acquisizioni in Italia.

Anche se la posizione di first mover conquistata da TIM in virtù della cessione dell’infrastruttura di rete (Netco) a KKR, Pietro Labriola ha affermato che la sua visione per l’azienda rende necessario l’operazione che rende il gestore indipendente dalla rete fissa. La vendita, inoltre, sottolinea un cambiamento drammatico nel panorama delle telecomunicazioni. Per decenni, gli operatori telefonici non hanno dovuto affrontare una vera concorrenza, ma oggi devono fronteggiare competitor, compresi gli operatori digitali globali, che operano secondo norme e regolamenti completamente diversi, ha affermato Labriola.

Tutti i principali operatori di telefonia mobile in Italia dispongono di proprie infrastrutture, il che rende la concorrenza ancora più agguerrita, spiega Labriola, aggiungendo che l’ultima fattura per lo spettro 5G del settore ammontava a 6,5 ​​miliardi di euro, una delle più costose d’Europa. Inoltre, la normativa italiana sui limiti elettromagnetici è tra le più restrittive d’Europa, cosa che secondo l’amministratore delegato è una questione che riguarda l’intero settore.

TIM il 30 maggio ha ottenuto l’approvazione anticipata dell’Unione Europea per l’accordo di rete, con l’organo esecutivo del blocco che ha autorizzato la mossa senza condizioni o senza la necessità di un’indagine approfondita dopo che una revisione iniziale non ha rivelato problemi di concorrenza. Una volta completata l’operazione, TIM prevede di concentrarsi su servizi aziendali più redditizi come il cloud computing e i data center, nonché sulla sua divisione di business in Brasile.

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