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Perché andare a vedere Solo: A Star Wars Story

Meglio fare subito ammenda. Chi vi scrive si è posto in modo ben poco ottimista nei confronti di Solo: A Star Wars Story. Un po’ anche per le cose lette qua e là sul Web, il classico passaparola che svia le attese e crea falsi miti. In questo stato d’animo ci siamo seduti di fronte allo schermo che avrebbe proiettato di lì a qualche minuto la storia di uno dei personaggi più carismatici e amati di Guerre Stellari. E non potevamo essere più in torto.

Il film è godibilissimo. Laterale per contesto e svolgimento alla classica saga di Star Wars ma comunque interessante per lo spirito con cui è stato descritto un personaggio che valica quattro episodi sulla base di un passato ignoto e di un futuro oscuro. Sì, perché Han Solo era certo solo nel primo episodio della prima serie; già nel secondo Harrison Ford aveva espresso qualche dubbio sull’opportunità di mantenere vivo questo personaggio. Tant’è che il secondo episodio/prima serie si conclude con il congelamento di Han Solo. Congelato dentro e fuori lo schermo cinematografico, ritorna nel terzo episodio/prima serie solo a furor di popolo. Infine, muore nel primo episodio/nuova serie (quella di Ray per intenderci) dopo che Ford ha incassato una fattura milionaria per rivestire i panni di Solo.

E ora nell’episodio a lui dedicato scordatevi di trovare risposte a domande. Il passato di Han Solo rimane una sorta di buco nero. E così il suo futuro, che lo porterà a incrociare il destino con Luke Skywalker. Ciò che si narra in questa Star Wars Story è un evento, un pretesto per fornire una spiegazione sommaria del perché si chiama Solo, di cosa l’abbia portato a cercare vie semplici per diventare ricco e di come si sia conquistato il Millennium Falcon.

Eppure in questa rappresentazione fresca e semplice, c’è una storia divertente e divertita, molto più attinente all’universo esteso di Star Wars rispetto all’eccesso degli ultimi episodi. Ci sono citazioni, ci sono spiegazioni su micro-fatti tutto sommato secondari della saga ma comunque divertenti da scoprire. Il tutto nella difficoltà oggettiva di rappresentare coerentemente un personaggio interpretato da Harrison Ford.

Alden Ehrenreich interpreta in modo pulito e senza eccedere Han Solo (in italiano è stato amaramente tradotto Ian Solo, così come Vader diventa Fener o i “cloni” diventano “quoti”) ma potrebbe esserci chiunque altro. Alla fine ciò che conta è che ci sia, diciamolo molto freddamente, un manichino che ricorda Ford impareggiabile nella sua mimica e nei tempi comici. Così il nuovo Solo tenta di riprodurre una gestualità e un timbro che però almeno un paio di volte sfiora la macchietta (come quando è inquadrato in modo inutilmente sorridente). Furbescamente Ron Howard, un regista non di primo pelo e capacissimo di tratteggiare personaggi, ha fatto sorreggere il film da personaggi famosi relegati solo nei ruoli comprimari.

Alla resa dei conti l’accoppiata Solo-Chewbecca dà nuovo lustro a una dualità forse poco esplorata da George Lucas e che, però, ha avuto un ruolo centrale nel successo della saga. Ancora una volta l’assenza di Dark Vader si fa sentire, perché (è bene ricordarlo) tutta la storia di Star Wars ruota intorno ad Anakin Skywalker con tasselli più o meno importanti e determinanti. Ecco Solo e Chewbecca sono un tassello fondamentale, ci spingiamo a dire forse più del solitario Luke Skywalker, ed è appassionante vedere come la loro relazione vada a stringersi nel corso del fluire del film. Ed è una delle chicche.

Dunque, cosa si vede in questa Star Wars Story? Sostanzialmente una sorta di Robin Hood nell’universo di Star Wars. Un cowboy divertente e divertito, capace di intrattenere per il tempo del film. In una trama che non grida al miracolo, ma capace di conquistare il sorriso e tenere attaccati gli occhi allo schermo. Certo, se poi l’industria a Hollywood iniziasse a evitare di fare girare come trottole gli attori più in voga infilandoli in tutti i ruoli possibili, sarebbe un notevole passo in avanti. Per esempio, Emilia Clarke ormai avrà una crisi d’identità. E comunque, checché se ne dica, Darth Maul non c’entra nulla…

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