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Ostacoli di Macquarie sull’adesione CDP all’offerta di KKR per la rete di TIM

Il fondo australiano Macquarie sta ergendo ostacoli legali su un piano sostenuto dal Ministero del Tesoro italiano che metterebbero in difficoltà l’istituto di credito statale CDP nel progetto di unire le forze con il fondo statunitense KKR al fine di acquistare la rete fissa di Telecom Italia (TIM).

Gli amministratori di TIM hanno fissato per il 9 giugno il termine ultimo per eventuali migliori offerte da parte del private equity americano e di un consorzio rivale formato da CDP e Macquarie, rispettivamente per 21 miliardi di euro e 19,3 miliardi di euro. TIM ha ritenuto le offerte di entrambi i consorzi non ancora adeguati. Le azioni TIM sono scese fino al 5,4%.

Persone che hanno familiarità con la questione hanno detto a Reuters che il Ministero del Tesoro accoglierebbe con favore CDP unendo le forze con KKR per la preziosa rete di TIM, con una fonte che sostiene come i funzionari del governo stiano spingendo affinché CDP ritiri la sua proposta separata.

Ma Macquarie sta sollevando problemi legali su una possibile alleanza tra CDP e KKR, hanno detto a Reuters tre fonti vicine alla questione lunedì. CDP e Macquarie sono co-investitori in Open Fiber, un rivale minore di TIM. Secondo le fonti, alcune clausole contenute nel patto parasociale di Open Fiber potrebbero dare al fondo australiano qualche margine di manovra per complicare l’eventuale decisione di CDP di abbandonare l’alleanza con Macquarie e aderire alla proposta di KKR.

Una delle fonti avrebbe detto che Macquarie mira a migliorare la propria offerta con CDP prima della scadenza del mese prossimo. Una fonte vicina a CDP ha ribadito che l’istituto di credito statale sta ancora lavorando con Macquarie per fornire alcuni chiarimenti che TIM aveva richiesto sulla loro ultima offerta, aggiungendo che non è stata ancora presa alcuna decisione.

La vendita del bene più prezioso di TIM, ossia le infrastrutture di connettività in fibra, è l’opzione principale per il gruppo telefonico per tagliare i suoi 26 miliardi di euro di debiti. L’approccio di KKR è visto attualmente come l’alternativa più forte dall’amministratore delegato di TIM Pietro Labriola e da alcuni importanti funzionari governativi, hanno riferito fonti a Reuters.

Il Governo Meloni vuole garantire la supervisione strategica della rete, la principale infrastruttura di telecomunicazioni italiana. KKR ha lasciato la porta aperta al governo per avere una quota di minoranza direttamente o tramite entità sostenute dallo Stato, ma il fondo è cauto nel collaborare con CDP a causa di problemi di antitrust, hanno detto in precedenza fonti vicine alla questione. A Roma hanno ancora disponibile il “golden power” per porre condizioni o bloccare tentativi di appropriazione di asset strategici come la rete di TIM.

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