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Netflix frena, per la prima volta dopo ben dieci anni. Il colosso di Los Gatos nel primo trimestre 2022 paga dazio con una contrazione di 200mila sottoscrittori, a cui si è aggiunta il crollo dei 700mila abbonati in Russia a causa della guerra contro l’Ucraina per conseguente sospensione del servizio. Non solo: il gruppo della “Enne Rossa” stima anche per i prossimi tre mesi (periodo aprile – giugno) un’ulteriore flessione. Non a caso il titolo in borsa ieri è arrivato a perdere ben oltre il 20% del proprio valore nominale.

Il calo degli abbonati

Netflix – che aveva registrato l’ultima flessione di clienti nell’ormai lontano ottobre 2011 – nonostante le apprezzabili performance collezionate nel Far East (Giappone, Filippine, Thailandia, Taiwan) oltre che in India ha traballato anche in America Latina. Attualmente continua a ricoprire un ruolo di leadership su scala internazionale con 221,6 milioni di abbonati. Tuttavia, la pressione competitiva si fa più intensa. Al punto da prevedere un ulteriore calo di 2 milioni di abbonati nei prossimi novanta giorni. E questo nonostante il palinsesto approntato preveda il ritorno di titoli di grande appeal, contraddistinti da serie quali Stranger Things e Ozark, e il debutto del film The Grey Man, con Chris Evans e Ryan Gosling.

Netflix e gli account condivisi

Numeri alla mano, i ricavi dei primi tre mesi del 2022 per la piattaforma di streaming evidenzino una crescita del 10% toccando la soglia di 7,87 miliardi di dollari, tuttavia al di sotto delle previsioni degli analisti finanziari e anche l’utile scende a 1,6 miliardi di dollari. Ma quali le ragioni? Dall’headquarter di Los Gatos nella lettera agli azionisti si precisa che una delle ragioni è questa: “Il grande numero di famiglie che condividono account sta creando venti contrari alla crescita dei ricavi”. Stando alle stime effettuate le persone che vedono i contenuti video senza pagarli, grazie alla condivisione, nei calcoli di Netflix sarebbero almeno 100 milioni, di cui trenta milioni fra Stati Uniti e Canada. E siccome Netflix promette che sta lavorando a una migliore monetizzazione per chi condivide le credenziali per la visione, non appare così peregrina l’ipotesi di un aumento delle tariffe in caso gli utenti vogliano sfruttare questa opzione.

I competitor alla carica

Ma un elemento che sta incidendo, (al di là della fine dell’effetto pandemico che aveva fatto volare lo streaming in tuto il mondo) come accennato, è quello legato alla concorrenza. Da una parte ci sono Disney+, Amazon Prime Video e il nuovo gruppo nato dalla fusione di WarnerMedia con Discovery. Dall’altro – cosa da non trascurare – altre e più piccole piattaforme alle quali si aggiungono i servizi streaming predisposti anche dalle reti televisivi tradizionali, come nel caso di Rai e Mediaset in Italia.